Yemen: gli Houthi minacciano attacchi “inaspettati”

Pubblicato il 23 maggio 2021 alle 9:11 in USA e Canada Yemen

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Dopo che, il 20 maggio, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro due comandanti militari delle milizie Houthi, un leader del gruppo sciita, Mohammed Ali al-Houthi, ha minacciato di colpire obiettivi “inaspettati” all’interno dei Paesi “aggressori”.

Le dichiarazioni di al-Houthi sono giunte domenica 23 maggio, attraverso un tweet, a tre giorni di distanza dall’annuncio del Dipartimento di Stato degli USA, con cui è stata resa nota l’imposizione di sanzioni contro due leader senior del gruppo sciita, Muhammad Abd Al-Karim al-Ghamari, capo di Stato Maggiore degli Houthi, e Youssef al-Madani, un altro comandante definito rilevante, entrambi inclusi nella lista Specially Designated Global Terrorist (SDGT). Dal canto suo, al-Houthi, capo del Comitato rivoluzionario supremo, ha respinto le sanzioni di Washington, affermando che queste non spaventano i “mujahedeen”, i combattenti del jihad, e che se continuerà ad asservi assedio e aggressione contro il proprio gruppo, potranno essere perpetrati attacchi contro Paesi “aggressori”, con particolare riferimento all’Arabia Saudita, la quale è alla guida di una coalizione internazionale impegnata a fianco dell’esercito yemenita.

In concomitanza con il tweet di al-Houthi, il portavoce dei ribelli, Yahya Sarea, sempre il 23 maggio, ha riferito che le proprie forze aeree hanno abbattuto un velivolo CH4, definito un “aereo spia”, impiegato per operazioni di ricognizione, mentre questo sorvolava i cieli di al-Marazeeq, nel governatorato settentrionale di al-Jawf. Il CH4, ha specificato il portavoce, è stato abbattuto da un missile-terra aria, mentre è stato ribadito come lo spazio aereo yemenita non possa essere utilizzato per semplici “passeggiate”. Una notizia simile era giunta anche il 20 gennaio, data in cui le forze della coalizione a guida saudita avrebbero condotto azioni “ostili” per mezzo di un aereo di ricognizione.

La crisi yemenita è scoppiata a seguito del colpo di stato Houthi del 21 settembre 2014. Da gennaio 2020, le tensioni si sono particolarmente acuite presso i fronti settentrionali e Nord-occidentali, tra cui Ma’rib. Qui, dalla prima settimana di febbraio 2021, gli Houthi hanno lanciato una violenta offensiva, tuttora in corso, volta a conquistare una regione ricca di risorse petrolifere e che consentirebbe loro di completare i propri piani espansionistici nel Nord dello Yemen. Al momento, però, non sono stati registrati risultati significativi, mentre il peggioramento della situazione umanitaria desta preoccupazione a livello internazionale. Gli Houthi hanno provato ad avanzare verso l’Ovest del governatorato, a circa 10 km dal centro della città, ma hanno incontrato la resistenza dell’esercito yemenita, coadiuvato dalla coalizione a guida saudita. Quest’ultima è intervenuta nel conflitto il 26 marzo 2015, e vede la partecipazione di Emirati Arabi Uniti, Sudan, Bahrain, Kuwait, Egitto e Giordania. 

Circa il ruolo di Washington, a seguito dell’insediamento del nuovo presidente, Joe Biden, alla Casa Bianca, questa si è detta determinata a svolgere un ruolo più attivo nel porre fine al conflitto yemenita. A tal proposito, il 22 maggio, il segretario di Stato, Antony Blinken, ha affermato che risolvere il conflitto yemenita è in cima alle priorità del proprio Paese, e che Washington continua a cooperare con partner e alleati per portare pace in Yemen. Tra le prime mosse della nuova amministrazione, il 16 febbraio, le milizie Houthi erano state rimosse dalla lista delle organizzazioni terroristiche straniere e da quella degli Specially Designated Global Terrorist (SDGT), sovvertendo la decisione dell’ex presidente, Donald Trump. Come affermato dal segretario di Stato, i responsabili degli attacchi missilistici contro l’Arabia Saudita sarebbero stati designati come terroristi individualmente.

Ciò è quanto avvenuto il 20 maggio. Da un lato, Al-Ghamari è stato classificato come terrorista per il suo ruolo nell’orchestrare gli attacchi delle forze Houthi che hanno avuto conseguenze per la popolazione civile yemenite. In particolare, il leader sanzionato ha svolto un ruolo nella violenta offensiva contro Ma’rib, oltre che negli attacchi contro obiettivi del Regno saudita. Come sottolineato dal Dipartimento di Stato degli USA, l’operazione degli Houthi a Ma’rib sta mettendo in pericolo la vita di circa un milione di sfollati interni, rischiando di esacerbare una situazione umanitaria già fragile e di alimentare un’escalation più ampia.

Dall’altro lato, al-Madani è stato sanzionato per il suo ruolo in atti terroristici che minacciano la sicurezza dei cittadini statunitensi o la sicurezza nazionale, la politica estera o l’economia degli Stati Uniti. In particolare, il leader è il comandante delle forze Houthi ad Hodeidah, Hajjah, al-Mahwit e Raymah, mentre, a partire dal 2021, è stato assegnato all’offensiva contro Ma’rib. Per gli USA, violare il cessate il fuoco a Hodeidah, misura stabilita con l’Accordo di Stoccolma del 13 dicembre 2018, ha destabilizzato una città che funge da arteria fondamentale per l’invio di beni commerciali umanitari ed essenziali, diretti alla popolazione yemenita. Inoltre, sono stati registrati attacchi Houthi che hanno avuto un impatto su oggetti e soggetti civili dentro e intorno a Hodeidah, aggravando ulteriormente la situazione umanitaria degli yemeniti.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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