Armenia: il panorama elettorale delle elezioni parlamentari

Pubblicato il 23 maggio 2021 alle 6:35 in Armenia Europa

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L’Armenia si sta preparando alle elezioni parlamentari, calendarizzate per il 20 giugno, al fine di risolvere la crisi interna nel Paese. Il campo elettorale, finora, è stato dominato dalla retorica sulla sicurezza nazionale. A seguire, un riepilogo dei partiti che intendono candidarsi e la loro posizione in merito alla disputa territoriale azero-armena. 

L’ultima volta che il popolo armeno è stato chiamato alle urne è stato il 10 dicembre 2018, quando i cittadini hanno votato per Nikol Pashinyan, speranzosi di sovvertire la tendenza del vecchio regime. Tra le promesse del funzionario, a svolgere un ruolo cruciale sono state quelle legate alla lotta alla corruzione, alla riduzione della dipendenza dall’influenza russa e al rafforzamento allo stato di diritto. Secondo gli analisti di Eurasianet, mentre nel 2018 gli elettori erano “ottimisti” sul futuro del Paese, nel 2021 sembra prevalere sconforto e pessimismo.

 Gli armeni si recheranno alle urne perchè il governo precedentemente al potere ha perso la fiducia a seguito della sconfitta dell’Armenia durante il conflitto contro l’Azerbaigian. Tale disputa è scoppiata, il 27 settembre 2020, per stabilire la sovranità del territorio conteso del Nagorno-Karabakh e si è conclusa, il 10 novembre 2020, con il trattato di pace. Secondo le disposizioni di quest’ultimo, Erevan ha ceduto numerosi territori a Baku, capitale azera. Come è stato anticipato, il punto cruciale della campagna elettorale sul quale l’opposizione si sta focalizzando è proprio quello della sicurezza nazionale. Numerosi partiti politici promettono di difendere al meglio gli interessi del Paese, a fronte di una Baku ancora “aggressiva” e desiderosa di espandere la sua sovranità verso altri territori armeni che rivendica. Dall’altra parte, Pashinyan e il suo partito hanno adottato un atteggiamento sulla “difensiva”, come lo hanno definito gli analisti del quotidiano euroasiatico.

Il direttore del Centro per gli studi strategici di politica ed economia di Erevan, Benyamin Poghosyan, ha affermato che l’esito “disastroso” della guerra nel Karabakh rappresenta il “tallone di Achille” del premier in carica, Nikol Pashinyan, e le forze di opposizione, consapevoli di ciò, lo “sfrutteranno” quanto possono.

Il partito repubblicano armeno, che ha governato la sfera politica ininterrottamente dal 1999, è stato estromesso con la vittoria di Pashinyan nel 2018. Tuttavia, è tornato alla rivalsa, alleandosi con l’ex capo del Servizio di Sicurezza Nazionale dell’Armenia, Artur Vanetsyan. Quest’ultimo, che inizialmente era un fedele alleato dell’attuale primo ministro, gli ha poi voltato le spalle a seguito delle concessioni territoriali che Pashinyan ha accettato con l’accordo di pace del 10 novembre 2020. L’obiettivo della nuova coalizione è quello di “liberare il Paese dal potere capitolante” che non fa altro che “servire gli interessi di Turchia e Azerbaigian”, dove la prima ha offerto sostegno militare ed economico alla seconda durante il conflitto nel Nagorno-Karabakh.

La sfera elettorale partitica vede anche la presenza dell’ex presidente dell’Armenia, Robert Kocharyan, che ha dato vita ad un’alleanza con la Federazione Rivoluzionaria Nazionalista, la Dashnaktsutyun. Nel corso di una manifestazione, organizzata a Erevan, il 9 maggio, Kocharyan ha dichiarato che un governo che rappresenta la “sconfitta” non sarà mai in grado di “concludere positivamente i negoziati”, in riferimento a Pashinyan e alle trattative azero-armen dello scorso dicembre. 

Nonostante il focus sia sulla sicurezza nazionale, gli analisti di Eurasianet hanno messo in evidenza il fatto che nessuno dei partiti dell’opposizione, finora, ha esplicato come intende garantire maggiore sicurezza al Paese ma che si è solo “limitato a criticare l’operato di Pashinyan” nel corso del suo mandato. Ad esprimersi sulla questione è stato un analista del Regional Studies Center dell’Armenia, Richard Giragosian, il quale ha ribadito che definire Pashinyan un “traditore” per essere giunto a compromessi con l’Azerbaigian durante i negoziati di pace è “privo di senso” per due ragioni. La prima fa riferimento al fatto che il Paese dovrebbe comprendere che Pashinyan ha agito in tal modo perché non aveva altra alternativa. La seconda motivazione, definita da Giragosian la più rilevante, è legata all’inazione dei partiti di opposizione. Questi ultimi, a detta dell’analista, oltre che criticare l’operato del premier, non hanno mai avanzato proposte rispetto a come sarebbe stato più opportuno gestire la questione.

Tutti i partiti che si sono registrati per le elezioni di giugno, tra cui anche il partito Contratto Civile, guidato da Pashinyan, hanno promesso che avrebbero ripreso il controllo dei territori ceduti del Nagorno-Karabakh. Anche in questo caso, non è stato spiegato come intendono farlo. I partiti meno moderati, che inizialmente si appellavano all’uso della forza per la riconquista dei territori persi, hanno poi placato i toni, affermando che sarebbero ricorsi all’uso di mezzi diplomatici. In una dichiarazione, rilasciata il 9 maggio, l’ex capo Servizio di Sicurezza Nazionale dell’Armenia ha dichiarato di aver modo di ritenere che il Paese possa riprendere il controllo di Shushi e Hadrut, le due principali città che Erevan ha ceduto a Baku con il trattato di pace. Tuttavia, ha continuato Vanetsyan, le autorità che attualmente si occupano della questione “non sono in grado di condurre i negoziati”. Lo stesso 9 maggio, il leader di Prosperous Armenia, Gagik Tsaurukyan, nonché maggiore oppositore di Pashinyan, ha criticato duramente la perdita della città di Shushi, affermando che il suo partito intende ripristinare la sovranità armena. L’esperto Giragosian ha altresì aggiunto che la narrativa incentrata sul lanciare una nuova offensiva contro Baku, di cui si servono numerosi partiti, è infondata. A maggior ragione se la si pone in relazione alla questione del mancato rimpatrio dei prigionieri di guerra armeni.

Un tema comune a tutti i partiti in lizza è la necessità di rafforzare le relazioni con la Russia, alleata dell’Armenia e co-firmataria del cessate il fuoco del 10 novembre. L’Armenia ha bisogno del sostegno di Mosca, ha affermato un membro di spicco del Partito Repubblicano, Armen Ashotyan. A detta di quest’ultimo, solo un nuovo governo potrà muovere ad una Russia mediatrice nuove richieste. Anche Pashinyan, che, nel 2018, aveva focalizzato la campagna elettorale sull’indipendenza armena dalla Russia, ha ribadito l’importanza di rafforzare l’alleanza strategica con Mosca. È altresì rilevante ricordare che, secondo le disposizioni del trattato di pace, la Russia ha dispiegato nel territorio del Nagorno-Karabakh circa 2.000 militari, che stazioneranno nell’area fino al 2025. In tale quadro, tutti i partiti di opposizione concordano rispetto alla presenza dei “peacekeepers” russi nell’area poiché impediscono lo scoppio di nuovi conflitti.

I gruppi politici che, dall’altra parte, si oppongono alla presenza russa, sostengono tesi diverse. Nello specifico, dopo che il 12 maggio l’Armenia ha denunciato l’avanzata delle truppe azere nel territorio de jure armeno, Pashinyan si è rivolto al Trattato di Sicurezza Collettiva, ovvero il blocco politico-militare, guidato da Mosca, che impone agli Stati firmatari di intervenire in difesa di ingerenza esterna. In questo caso, Pashinyan è stato criticato per aver mostrato, ancora una volta, la sua incapacità a rivolvere le questioni armene senza l’aiuto della Russia. A sostenere tale tesi è stato Vazgen Saghatelyan, un membro del partito di alleanza dell’ex presidente Kocharyan. Ad unirsi al coro contro l’operato del premier è stato anche il primo presidente dell’Armenia post-sovietica, Levon Ter-Petrossian. La posizione presa da quest’ultimo, però, sembra contraddire la tendenza moderata che ha caratterizzato il suo mandato, dal 1991 al 1998. Ter-Petrossian, in più occasioni, aveva preferito adottare misure concessorie nei confronti di Baku, rispetto a Kocharyan, noto per la sua intransigenza nelle questioni azere.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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