USA e Corea del Sud: preoccupati del programma nucleare di Pyongyang

Pubblicato il 22 maggio 2021 alle 9:04 in Corea del Sud USA e Canada

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Nel corso di un meeting alla Casa Bianca tra il presidente statunitense, Joe Biden, e il suo omologo della Corea del Sud, Moon Jae-in, i due hanno espresso “profonda preoccupazione” per l’arsenale nucleare sviluppato dalla Corea del Nord. Il capo di Stato degli USA ha poi annunciato la nomina di un inviato speciale, incaricato di aprire canali di dialogo con Pyongyang.

La notizia è giunta il 21 maggio, a margine dell’incontro tra i due leader, che, a detta del presidente sudcoreano, ha avuto come obiettivo quello di ristabilire un dialogo con la Corea del Nord, il cui programma nucleare desta preoccupazione sia per Washington sia per Seul. Motivo per cui, Biden ha evidenziato la volontà dei due Paesi di impegnarsi “diplomaticamente” con Pyongyang e di intraprendere mosse concrete che portino a una riduzione delle tensioni. Il fine ultimo di Washington, ha affermato il presidente statunitense, è la completa denuclearizzazione della Penisola coreana, ma, al contempo, il capo della Casa Bianca si è detto consapevole delle difficoltà nel convincere la Corea del Nord ad abbandonare il proprio arsenale nucleare, come verificatosi con le precedenti amministrazioni.

Ad ogni modo, per provare a realizzare tale obiettivo, Biden ha nominato un funzionario del Dipartimento di Stato, definito “veterano”, come inviato speciale degli USA in Corea del Nord, Sung Kim. Si tratta di un diplomatico coreano-statunitense che ha già svolto il ruolo di inviato speciale in Corea del Nord con l’amministrazione di Barack Obama, oltre ad aver contribuito ad organizzare vertici tra l’ex presidente degli USA, Donald Trump, e il leader nordcoreano, Kim Jong Un. Parallelamente, Sung Kim ha ricoperto il ruolo di ambasciatore in Corea del Sud, nelle Filippine e in Indonesia, oltre ad essere stato uno dei principali diplomatici statunitensi per l’Estremo oriente.

Tale nomina è stata vista positivamente da Moon, il quale si è detto in attesa di una risposta positiva. Per il presidente sudcoreano, che mira a ottenere l’impegno alla denuclearizzazione da Pyongyang prima della fine del suo mandato, ha accolto con favore il “ritorno degli USA” sul palcoscenico internazionale e ha confermato che entrambi i leader si sono impegnati, nel corso del loro incontro del 21 maggio, a lavorare a stretto contatto per la denuclearizzazione della penisola coreana. Stando a quanto riferito dal presidente sudcoreano, Washington e Seoul hanno altresì discusso di altri ambiti di cooperazione, dalla creazione di una task force per la produzione hi-tech, nel quadro degli sforzi per affrontare la carenza mondiale di chip per computer, alla fornitura di semiconduttori per l’industria automobilistica. Non da ultimo, l’amministrazione Biden si è impegnata a vaccinare 550.000 militari sudcoreani che presteranno servizio insieme alle forze statunitensi nella penisola. Tale mossa è stata vista come una delle prime azioni dell’amministrazione Biden nel campo della lotta al Coronavirus, dopo che Washington si è detta intenzionata a distribuire 80 milioni di dosi di vaccino a livello globale nelle prossime sei settimane. Parallelamente, i due Paesi hanno mostrato l’intenzione di collaborare nella produzione di vaccini, unendo l’esperienza degli Stati Uniti e la capacità di produzione coreana.

Oltre ai cambiamenti climatici, tra le altre tematiche discusse dai presidenti di USA e Corea del Sud vi è stata anche la questione tra Cina e Taiwan, dopo che quest’ultima si è lamentata delle ripetute pressioni militari esercitate da Pechino, con le forze aeree cinesi che compiono incursioni nella zona di identificazione della difesa aerea di Taiwan. Stando a quanto riportato da Moon, Washington e Seoul si sono dette concordi sulla necessità di riportare pace e stabilità nello Stretto di Taiwan e hanno stabilito di collaborare anche su tale questione.

Moon è stato il secondo leader straniero a recarsi alla Casa Bianca dall’insediamento di Biden, avvenuto il 20 gennaio. Prima di lui, vi è stato il primo ministro giapponese, Yoshihide Suga. Ad ogni modo, l’incontro tra Moon e Biden è stato descritto come uno tra “vecchi amici”. Circa i rapporti con la Corea del Nord, il presidente statunitense si è detto intenzionato ad evitare gli errori commessi dalle amministrazioni precedenti, ma, ad oggi, sono pochi i dettagli forniti sulle mosse future da attuare in collaborazione con gli alleati della regione, volte a  convincere Pyongyang ad abbandonare il proprio programma nucleare. “Non gli darei tutto quello che sta cercando”, ha affermato Biden di Kim, facendo riferimento al “riconoscimento internazionale” presumibilmente ricercato dal leader nordcoreano.

L’ex presidente, Trump, ha incontrato tre volte Kim Jong Un Kim nel corso del suo mandato, scambiandosi quelle che ha definito “lettere d’amore”. Nel 2018, gli Stati Uniti avevano avviato una serie di iniziative per la denuclearizzazione della Corea del Nord, alla presenza dell’allora presidente degli USA e del leader nordcoreano. Tuttavia, dopo varie interruzioni e riprese, i tentativi di dialogo bilaterale si erano fermati a partire dal 21 gennaio 2020, quando il consigliere della missione nordcoreana presso le Nazioni Unite, Ju Yong Chol, aveva dichiarato che nei due anni precedenti il proprio Paese aveva interrotto test nucleari e lanci di missili per andare incontro alle richieste degli USA, i quali, in risposta, avevano tenuto esercitazioni militari con la Corea del Sud e avevano insistito con il mantenimento delle sanzioni su Pyongyang. Di conseguenza, da allora, la Corea del Nord non si è più ritenuta vincolata a nessun accordo con gli USA e ha condotto più lanci missilistici nei mesi di marzo e aprile 2020.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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