Crisi politica in Nepal: sciolto il Parlamento, elezioni a novembre

Pubblicato il 22 maggio 2021 alle 11:46 in Asia Nepal

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La presidente del Nepal, Bidya Devi Bhandari, sabato 22 maggio, ha sciolto il Parlamento per la seconda volta in cinque mesi, e ha indetto elezioni generali per il mese di novembre prossimo.

La mossa rischia di acuire instabilità a livello politico, oltre ad aggravare il quadro di un Paese, il Nepal, che si trova tuttora ad affrontare una grave crisi scaturita dalla pandemia di Covid-19. L’annuncio del 22 maggio, definito inaspettato, è giunto dalla presidenza nepalese, la quale ha riferito di aver preso tale decisione, su raccomandazione del gabinetto, dopo che né il primo ministro del governo custode, K.P. Sharma Oli, né il leader dell’opposizione, Sher Bahadur Deuba, sono stati in grado di ottenere la maggioranza necessaria a formare un nuovo esecutivo entro la scadenza prestabilita dalla presidente nepalese per il 21 maggio. Alla luce di ciò, sono state indette elezioni generali, la cui prima fase si terrà il 12 novembre, mentre la seconda il 19 dello stesso mese.

Al momento, i partiti politici nepalesi non hanno ancora rilasciato commenti sull’ultima mossa di Bhandari. Ad ogni modo, una medesima decisione era stata presa il 20 dicembre 2020, data in cui la presidente ha sciolto il Parlamento per la prima volta, scatenando settimane di proteste e dando il via a una crisi politica tuttora irrisolta. In tal caso, il 23 febbraio, la Corte Suprema ha ripristinato il Parlamento nazionale, dopo che più parti avevano definito incostituzionale la decisione del capo di Stato. Ai sensi della Costituzione del Nepal del 2015, sciogliere il Parlamento prima della scadenza del suo mandato è consentito solo nel caso in cui nessun partito o coalizione goda di una maggioranza assoluta dei legislatori. Al momento della prima dissoluzione del Parlamento, avvenuta su suggerimento di Oli, il Partito comunista del Nepal (NCP), deteneva due terzi della maggioranza parlamentare e, pertanto, la mossa era da ritenersi incostituzionale. Alcuni prevedono che anche lo scioglimento del 22 maggio potrà essere discusso dalla Corte Suprema, impiegando settimane prima di giungere a una decisione.

Il premier Oli ha assunto il mandato alla guida dell’esecutivo il 15 febbraio 2018, dopo che il proprio partito, il NCP, aveva vinto i due terzi dei seggi nelle elezioni parlamentari del 2017. Uno sviluppo simile aveva fatto sperare in un governo stabile e duraturo, ma tensioni interne al partito e critiche contro l’operato del governo nella gestione della pandemia hanno provocato dissidi nel corso dell’ultimo anno. Tra gli episodi degli ultimi mesi, il 10 maggio, il primo ministro Oli, ha perso un voto di fiducia in Parlamento, a seguito del mancato supporto da parte dei gruppi interni alla propria coalizione. Pertanto, il premier è stato posto a capo di un governo di minoranza, ma necessitava della fiducia della metà dei deputati per continuare il proprio mandato. Data l’improbabilità dello scenario, si è giunti allo scioglimento del 22 maggio.

A dicembre, Oli aveva richiesto lo scioglimento del Parlamento, formato da 275 seggi e con mandato quinquennale, così da non doversi dimettere in favore di una seconda persona interna alla coalizione di governo, secondo quanto previsto da un’intesa interna alla sua fazione politica, risalente al 2017. In tale anno, in Nepal, i due diversi partiti comunisti si erano uniti, stringendo un accordo che prevedeva un cambio nella figura del premier dopo due anni e mezzo in carica, ma Oli sarebbe stato restio a rispettare tale impegno, creando tensioni interne al partito che hanno portato allo scioglimento della coalizione al governo.

Secondo quanto affermato in precedenza da Oli, all’interno del Partito NCP, i suoi rivali non avrebbero cooperato con il governo nell’elaborare diverse politiche né tantomeno nella nomina di alcuni funzionari in commissioni come quella per i diritti umani nazionali e per la lotta alla corruzione. Dall’altro lato, in seguito al voto del 10 maggio, Prachanda ha accusato il primo ministro di aver messo in disparte i leader del partito, di aver ignorato il processo decisionale collettivo e di aver messo in pericolo il ruolo del Parlamento. Alla luce di ciò, Prachanda ha accusato Oli di essere egli stesso il fautore della crisi in corso.

Oltre alla crisi politica, il Nepal deve far fronte a una seconda ondata di Coronavirus, che provoca, in media, 8.207 nuovi casi positivi ogni giorno. Tuttavia, il sistema sanitario del Paese, ritenuto essere uno tra i più poveri al mondo, è fragile, con meno dottori in rapporto alla popolazione rispetto all’India e anche un  tasso inferiore di cittadini vaccinati.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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