Yemen: sanzioni degli USA contro due comandanti Houthi

Pubblicato il 21 maggio 2021 alle 17:15 in USA e Canada Yemen

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Il 20 maggio, gli Stati Uniti hanno annunciato nuove sanzioni contro due dei comandanti dei ribelli Houthi dello Yemen, che stanno conducendo un’offensiva a Ma’rib, un governatorato ad Est della capitale controllato dalle forze governative.

L’inviato speciale degli Stati Uniti per lo Yemen, Tim Lenderking, ha riferito che sono state imposte sanzioni a Mohammed Abdul Kareem al-Ghamari, capo di Stato Maggiore degli Houthi, e a Youssef al-Madani, un altro comandante che guida le forze armate del gruppo nella regione yemenita ricca di petrolio. “Se non ci fosse un’offensiva, se ci fosse un impegno per la pace, se tutte le parti si presentassero per trattare in modo costruttivo dall’inviato delle Nazioni Unite, non ci sarebbe bisogno di sanzioni”, ha specificato Lenderking ai giornalisti in una conferenza stampa online, il 20 maggio. L’inviato speciale statunitense in Yemen ha aggiunto di essere rammaricato per la mancata partecipazione degli Houthi ai recenti colloqui per il cessate il fuoco. “Gli Houthi non stanno vincendo a Marib e, tuttavia, stanno aumentando molto la tensione in una situazione umanitaria già molto fragile”, ha aggiunto.

Ma’rib, considerata l’ultima roccaforte più rilevante per le forze governative nel Nord dello Yemen, continua a essere al centro di una violenta offensiva, intrapresa dai combattenti Houthi nella prima settimana di febbraio. I combattimenti via terra e i bombardamenti aerei interessano perlopiù i fronti di Sirwah, al-Mashajeh e Kassara. Fonti locali hanno riferito che i ribelli hanno subito “migliaia” di perdite tra le proprie truppe nel corso degli ultimi mesi, ma ciò non ha impedito loro di continuare a mobilitarsi per espugnare un governatorato, Ma’rib, ricco di risorse petrolifere. Tale area si trova circa 120 km ad Est della capitale yemenita, Sana’a, controllata dai ribelli. Sebbene i raid della coalizione a guida saudita in questa regione siano diminuiti negli ultimi mesi, la situazione umanitaria rimane preoccupante. 

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha incaricato Lenderking di rilanciare gli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra nello Yemen, dopo aver annunciato la fine del sostegno militare statunitense alla campagna guidata dai sauditi in Yemen. In Arabia Saudita, il 30 aprile, Lenderking ha tenuto riunioni con alti funzionari del Regno, tra cui il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, che ha esortato ad allentare il blocco saudita del porto marittimo di Hodeidah e dell’aeroporto di Sana’a. Dopo gli incontri in Oman e Giordania, Lenderking è tornato a Riad per nuovi colloqui e ha esortato i sauditi a raggiungere un accordo di cessate il fuoco e a sostenere un dialogo politico con gli Houthi, secondo la dichiarazione degli Stati Uniti.

La crisi yemenita è scoppiata a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014. Da gennaio 2020, le tensioni si sono particolarmente acuite presso i fronti settentrionali e Nord-occidentali, tra cui Ma’rib. Qui, dalla prima settimana di febbraio 2021, gli Houthi hanno lanciato una violenta offensiva, volta a conquistare una regione ricca di risorse petrolifere e che gli avrebbe consentito di completare i propri piani espansionistici nel Nord dello Yemen. Tuttavia, anni dopo, non sono stati registrati risultati significativi. Gli Houthi, in particolare, hanno provato ad avanzare verso l’Ovest del governatorato, a circa 10 km dal centro della città, ma hanno incontrato la resistenza dell’esercito yemenita, coadiuvato dalla coalizione a guida saudita. Quest’ultima è intervenuta nel conflitto il 26 marzo 2015, e vede la partecipazione di Emirati Arabi Uniti, Sudan, Bahrain, Kuwait, Egitto e Giordania. La guerra continua a causare la “peggiore crisi umanitaria del mondo”, secondo le Nazioni Unite.

Il 6 maggio, il portavoce delle Nazioni Unite, Stéphane Dujarric, ha affermato che la situazione umanitaria in Yemen continua a peggiorare. In particolare, sono circa 20 milioni gli yemeniti che necessitano di assistenza, mentre si prevede che altri 16 milioni soffriranno di fame nel corso del 2021, aggiungendosi alle decine di migliaia che vivono attualmente in condizioni di carestia. Non da ultimo, nei fondi internazionali volti a finanziare aiuti in Yemen mancano 2.5 miliardi di dollari. A tal proposito, le organizzazioni e le squadre di assistenza necessiterebbero di 3.85 miliardi di dollari per far fronte a carestia, pandemia di Covid-19 e altre crisi in Yemen, ma i donatori internazionali hanno fornito solo un terzo di tale somma.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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