Sri Lanka: approvata legge che fa proseguire i progetti cinesi

Pubblicato il 21 maggio 2021 alle 12:08 in Cina Sri Lanka

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Il Parlamento dello Sri Lanka ha approvato con 149 voti a favore e 58 contrari la Legge per la Commissione economica della città portuale di Colombo, il 20 maggio, con la quale è stata creata la commissione che amministrerà un’area sviluppata tramite investimenti cinesi, nei pressi del porto di Colombo.

La legge prevede che la città portuale di Colombo fornirà politiche di alleggerimento fiscale, faciliterà le procedure di approvazione amministrativa e aumenterà la convenienza degli investimenti per determinate aziende e soggetti privati. Durante il dibattito parlamentare del 20 maggio, il primo ministro dello Sri Lanka, Mahinda Rajapaksa ha affermato che la città portuale di Colombo porterà enormi opportunità di impiego e di investimenti esteri. Il premier ha quindi sottolineato che il governo dovrà migliorare ancora le misure per la facilitazione degli investimenti e mantenere continuità legislativa

Il progetto per la realizzazione della città portuale di Colombo è stato lanciato nel mese di settembre 2014 e fa parte della cooperazione tra Cina e Sri Lanka nell’ambito del progetto delle Nuove Vie della Seta, promosso da Pechino a partire dal 2013. Il progetto prevede la costruzione di un complesso urbano nei pressi del porto di Colombo tramite la sottrazione di terra al mare. Quest’ultima fase è stata completata e, dopo l’approvazione della legge, partirà la fase di costruzione.  Nell’area è previsto che verranno realizzati resort, casinò, centri conferenza, un porto turistico, insediamenti residenziali, una zona finanziaria e spazi verdi. L’azienda CHEC Port City Colombo, che è una sussidiaria della China Communications Construction Company, ha investito 1,5 miliardi di dollari nel progetto. In cambio, ha ottenuto dal governo dello Sri Lanka il diritto di utilizzo su 62 ettari di terreno utilizzabile a scopo commerciale per 99 anni.

Secondo Xinhua, la legge del 20 maggio consentirà alla città portuale di Colombo di entrare in una nuova fase di sviluppo e avrà un “ruolo chiave” nell’attrarre investimenti diretti esteri. Tuttavia, come riferito da Associated Press, secondo i critici del progetto, questo potrebbe diventare un “avamposto o una colonia” cinese. Per il governo dello Sri Lanka, poi, rappresenterebbe un “salvagente” in un momento in cui l’economia del Paese sta affrontando gravi difficoltà determinate dalla pandemia di coronavirus.

Prima del 20 maggio, la legge era stata proposta in bozza per la prima volta nel 2017. Lo scorso 23 marzo, poi, era stata approvata e pubblicata dal gabinetto di governo.  La Corte suprema dello Sri Lanka aveva però sostenuto che alcuni elementi della legge non rispettassero la Costituzione del Paese e che alcuni suoi elementi sarebbero dovuti essere sottoposti a referendum prima di diventare legge. La proposta era stata quindi emendata seguendo alcune delle indicazioni delle Corte suprema. Tra le modifiche vi è la regola che cinque tra i sette membri della commissione che sarà nominata dal presidente siano nazionali dello Sri Lanka. La legge ha mantenuto le clausole che conferiscono alla commissione il potere di stabilire regole e creare esenzioni dalle leggi relative a tasse, a dogane, a scommesse e imposte sul gioco d’azzardo, alla cessazione dei dipendenti, alle tasse di intrattenimento, di cambio e alle imprese di casinò.

Lo Sri Lanka è un avamposto strategico nella regione dell’Indo-Pacifico e più attori internazionali, in particolar modo Cina e India, si contendono l’influenza sul Paese. A Colombo, al momento, è presente un governo vicino alla Cina che è, altresì, uno dei maggiori investitori esteri nel Paese. Lo scorso 9 ottobre, ad esempio, Pechino aveva inviato in Sri Lanka Jang Jiechi, il direttore dell’Ufficio Affari Esteri della Commissione Centrale del Partito comunista cinese(PCC), il quale aveva incontrato il presidente dello Sri Lanka, Gotabaya Rajapaksa, e il premier, nonché suo fratello, Mahinda Rajapaksa. A seguito di tale incontro, la Cina aveva concesso all’isola dell’Oceano Indiano un sussidio per lo sviluppo dal valore di 90 milioni di dollari che serviranno a finanziare cure mediche, istruzione e forniture d’acqua nelle aree rurali del Paese.

Nel 2017, lo Sri Lanka, non riuscendo a restituire i debiti contratti alla Cina, aveva siglato un accordo con Pechino cedendo la gestione del 70% del suo secondo porto Hambantota, situato nella punta meridionale dell’isola, ad un’azienda di proprietà statale cinese. La concessione aveva scaturito più critiche sia a livello nazionale, sia internazionale e la Cina era stata accusata di aver portato avanti la cosiddetta “diplomazia del debito” con il suo progetto delle Nuove Vie della Seta, concedendo ingenti prestiti a Paesi poveri o con un debito già molto alto per la realizzazione di grandi progetti e iniziative, che possono portare ad epiloghi come quello del caso dello Sri Lanka.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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