Pakistan: esplosione durante una manifestazione pro-palestinese

Pubblicato il 21 maggio 2021 alle 16:12 in Asia Pakistan

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Una bomba è esplosa nel Sud-Ovest del Pakistan, durante una manifestazione pro-palestinese, venerdì 21 maggio, uccidendo almeno 6 persone e ferendone 12. L’incidente è avvenuto nella città di Chaman, vicino al confine afghano, nella provincia del Balochistan. L’esplosione ha colpito il corteo di un gruppo religioso che si era mobilitato per protestare contro la campagna israeliana a Gaza. Tra le persone ferite c’è anche Maulana Abdul Qadir Luni, leader del Jamiat Ulema-e-Islam, un partito intransigente, vicino al fondamentalismo islamico, che aveva partecipato all’organizzazione dell’evento. L’attacco si è verificato quanto la protesta si stava smobilitando e la polizia pakistana ha chiarito che non c’è stata ancora alcuna rivendicazione immediata di responsabilità. Sono in corso indagini per delineare la dinamica dell’incidente.

Il portavoce del Balochistan, Liaquat Shahwani, ha condannato l’attacco e ha offerto le sue condoglianze alle famiglie delle vittime. “Abbiamo imposto l’emergenza negli ospedali di tutta la città”, ha dichiarato Shahwani, aggiungendo che i responsabili dell’esplosione sono sospettati di essere sostenitori di Israele che cercherebbero di interrompere la pace in Balochistan. Il vice capo della polizia di Chaman ha specificato che gli esplosivi sarebbero stati installati su una moto.

La manifestazione di venerdì si inserisce tra le numerose proteste anti-israeliane organizzate in tutto il Paese. L’attentato è avvenuto poche ore dopo che il ministro degli Esteri pakistano, Shah Mahmood Qureshi, aveva dichiarato di aver accolto con favore il cessate il fuoco tra Israele e Hamas. 

La provincia del Balochistan, ricca di minerali e al confine con l’Iran e l’Afghanistan, è da tempo sconvolta dall’insurrezione dei nazionalisti, che cercano di ottenere l’indipendenza o, perlomeno, una quota significativa dei profitti ricavati dalle risorse naturali della regione. Nella provincia, oltre ai gruppi separatisti di etnia baloch, sono attivi anche militanti islamisti locali, alcuni dei quali legati ai talebani o all’organizzazione dello Stato Islamico. La provincia è caratterizzata da povertà diffusa, nonostante disponga di ricche risorse minerarie. Di recente, il Balochistan ha accolto il progetto di espansione del porto in acque profonde di Gwadar, fulcro di un investimento dal valore di circa 65 miliardi di dollari inlcuso nell’iniziativa strategica cinese della Nuova Via della Seta. 

Negli ultimi anni, i separatisti baloch, in particolare, sono stati responsabili di attacchi indirizzati ai progetti del Corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC), che passa per il Balochistan e che sarà realizzato da Pechino e Islamabad nell’ambito del grande progetto infrastrutturale e di finanziamenti delle Nuove Vie della Seta. Gli abitanti del Balochistan avrebbero criticato il progetto in quanto porterebbe loro pochi benefici, visto che la maggior parte dei ricavi dei nuovi lavori creati andrebbe ad altri. Alla luce di tali attacchi, Islamabad ha impegnato molti uomini nella provincia per contrastare le violenze e, in generale, negli ultimi anni l’esercito ha intensificato la lotta contro tutti i vari gruppi armati operativi nella regione.

Tra gli ultimi episodi, vale la pena segnalare l’attacco del 21 aprile contro l’hotel Serena della città pakistana di Quetta, capoluogo della provincia sud-occidentale del Balochistan, in cui 5 persone sono morte e 12 sono rimaste ferite. L’organizzazione dei talebani pakistani, nota come Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP), ha rivendicato la responsabilità dell’attentato il 22 aprile. Il gruppo ha affermato che obiettivo dell’attacco sarebbero stati i funzionari della sicurezza del Pakistan, ma la struttura alberghiera ospitava a quel tempo l’ambasciatore cinese nel Paese, Nong Rong, rimasto illeso poichè al momento dell’incidente si trovava con tutto il resto della delegazione cinese ad un incontro. Per il Pakistan, l’attentato, compiuto con un’autobomba, sarebbe stato opera di una “mano straniera”. Il TTP ha condotto attacchi letali in vari centri urbani del Paese per molto tempo, agendo dalle proprie basi collocate al confine con l’Afghanistan. In tali aree, il TTP ha anche ospitato vari gruppi jihadisti, compreso al-Qaeda. Nel 2014, Islamabad aveva però intrapreso un’offensiva militare contro il gruppo, distruggendone il comando e la struttura di controllo, e riducendo così la violenza nel Paese.

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Chiara Gentili

di Redazione

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