I mezzi di Kiev per raggiungere l’indipendenza energetica da Mosca

Pubblicato il 21 maggio 2021 alle 11:16 in Russia Ucraina

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L’Ucraina sta progettando di vietare l’import di elettricità proveniente da Russia e Bielorussia. Nel frattempo, Kiev, a causa dell’imminente completamento del gasdotto Nord Stream 2, ha elaborato un piano decennale per sviluppare il proprio sistema di trasporto di gas.

Le autorità dell’Ucraina hanno affermato, venerdì 21 maggio, che intendono interrompere le forniture di elettricità provenienti dalla Russia e dalla Bielorussia. La Commissione nazionale per la regolamentazione statale di Kiev, che si occupa di questioni energetiche, si riunirà, il 26 maggio, al fine di stabilire se vietare l’import elettrico di Mosca e Minsk fino al primo ottobre. A seguito della riunione, la commissione ha accordato al congelamento dell’import elettrico da Russia e Bielorussia.

Intanto, lo stesso 21 maggio, la suddetta Commissione ha approvato un piano decennale per lo sviluppo del sistema di trasporto del gas. Secondo quanto reso noto dall’agenzia di stampa russa TASS, il piano, elaborato dalla società ucraina GTS, va dal 2021 al 2030 ed ha un valore di 1,36 miliardi di dollari. Le autorità di Kiev hanno chiarito che gli investimenti per l’anno corrente, il 2021, ammontano a circa 43,6 milioni di dollari. La società energetica, prima di proporre il piano d’azione, ha studiato il grado di fattibilità dell’ammodernamento degli impianti di GTS. Lo studio è stato basato su un’analisi delle condizioni tecniche delle strutture, nonché del loro carico di lavoro, anche tenendo conto della minaccia di interruzione del transito del gas russo attraverso il territorio dell’Ucraina. Parallelamente, i calcoli relativi agli investimenti sono stati focalizzati sulle stime relative all’andamento della produzione e del consumo nazionale di gas, nonché sui volumi di transito previsti dal contratto con la società statale russa Gazprom.

È stato nel marzo 2020 che l’operatore GTS ha annunciato di aver elaborato un piano per lo sviluppo del sistema di trasporto di gas che copriva un arco temporale di 10 anni. È altresì importante ricordare che, nel dicembre 2019, l’Unione Europea, l’Ucraina e la Russia avevano sottoscritto un nuovo contratto quinquennale volto a regolamentare il transito di gas. Secondo le disposizioni dell’accordo, il contratto può essere prorogato fino al 2034. Inoltre, nel documento si legge che il pompaggio minimo di gas garantito è di 65 miliardi di metri cubi nel primo anno e di 40 miliardi nei successivi quattro.

Secondo gli analisti, la mossa dell’Ucraina sarebbe strettamente legata alle recenti dichiarazioni statunitensi rispetto al gasdotto russo-tedesco Nord Stream 2. Nello specifico, l’amministrazione presidenziale degli USA ha dichiarato, il 19 maggio, di aver rinunciato a nuove sanzioni contro il Nord Stream 2, ormai completato al 98%. A riferirlo è stato il segretario di Stati degli USA, Anthony Blinken, la sera del 19 maggio, a margine del vertice con il ministro degli Esteri della Federazione Russa, Sergey Lavrov.  In risposta, decine di politici ucraini hanno sottoscritto, lo stesso 19 maggio, una lettera che condanna la scelta di Washington di non varare nuove sanzioni contro il gasdotto, sottolineando quanto il Nord Stream 2 possa mettere in pericolo la sicurezza europea.

È probabile che Kiev stia valutando l’implementazione del proprio sistema di trasporto di gas perché, a gasdotto completato, l’Ucraina non percepirà più le entrate derivanti dalle tasse di transito che la Russia deve pagare per poter trasportare il gas in Europa. In tale quadro, sono numerosi i Paesi europei ad opporsi al completamento del progetto russo-tedesco. Tra questi, è importante citare Polonia, Ucraina e Stati baltici, ovvero i Paesi direttamente interessati al transito continuo di gas russo attraverso i loro territori.

Questi ultimi temono di perdere le entrate derivanti dai diritti di transito del gas russo a causa del collegamento diretto istituito tra Mosca e Berlino dal Nord Stream 2 che consente di bypassare i suddetti Paesi. Tra i maggiori oppositori, a svolgere un ruolo centrale sono gli Stati Uniti. Principalmente, Washington crede che il Nord Stream 2 sia un “cattivo affare” per l’Europa perché non farebbe altro che incrementare l’influenza russa sul blocco. Un altro fattore che spiega i numerosi tentativi USA di interrompere il progetto è il Gas Naturale Liquefatto (GNL). Washington sperava di poter penetrare nel mercato europeo con il proprio GNL, sostituendo così il gas di Mosca. Tuttavia, nonostante il GNL possa essere meno inquinante rispetto al normale gas, il prezzo non è tanto competitivo quanto quello del gas russo. Pertanto, gli USA non sono riusciti a prendere il posto della Federazione.

Gli strumenti maggiormente utilizzati dalla Casa Bianca per ribadire l’opposizione al progetto sono le sanzioni economiche, imposte al fine di bloccarne la realizzazione. Quelle varate, il 21 dicembre 2019, dall’amministrazione dell’ex presidente USA, Donald Trump, avevano costretto la società svizzera Allseas a ritirarsi, portando alla sospensione dei lavori per oltre un anno. Poco dopo, il 3 dicembre 2020, le sanzioni sono state imposte anche ai singoli individui coinvolti nel progetto. Pertanto, a rischio sanzioni non erano solo i cinque finanziatori dell’opera, quali Shell, Uniper, Wintershall Dea, Omv ed Engie, ma chiunque avesse assunto un ruolo nella messa in funzione del gasdotto. Nello specifico, Trump, il 20 gennaio, ha tentato di interrompere il processo di costruzione sanzionando la nave posatubi russa Fortuna. Successivamente, Mosca ha ripreso i lavori nelle acque danesi il 24 gennaio. 

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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