Israele-Palestina: entra in vigore il cessate il fuoco

Pubblicato il 21 maggio 2021 alle 9:12 in Israele Palestina

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Il consiglio di sicurezza del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha comunicato di aver approvato un cessate il fuoco unilaterale per interrompere l’operazione militare contro la Striscia di Gaza, nella sera del 20 maggio. Hamas ha poi confermato che, a partire dalle 02:00, ora locale, del 21 maggio le parti sarebbero entrate in una tregua “reciproca e simultanea”. A Gaza e nei territori palestinesi, la notizia è stata accolta con celebrazioni e anche a livello internazionale la tregua è stata commentata con favore da più Paesi e istituzioni, che hanno però richiesto sforzi per la risoluzione dei problemi alla base del conflitto.

Secondo quanto dichiarato da Al-Arabiya, la decisione di Israele, il cui premier aveva annunciato che il Paese sarebbe stato disposto ad accettare una tregua solo quando i suoi obiettivi prefissati fossero stati raggiunti, è arrivata in seguito a pressioni esercitate dagli Stati Uniti.

Prima dell’annuncio vi erano stati vari segnali di anticipazione da più parti. Un funzionario rimasto anonimo del governo dell’Egitto, Paese che insieme al Qatar sta mediando la tregua, aveva già riferito che Israele aveva informato la parte egiziana di aver intenzione di porre fine alle operazioni militari nella Striscia di Gaza. Poco prima, il presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, aveva avuto una conversazione telefonica con il capo di Stato degli USA, Joe Biden, con il quale aveva discusso dei modi per interrompere le violenze nei territori palestinesi. Oltre a questo, anche la portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, aveva annunciato che le notizie che circolavano sul cessate il fuoco fossero positive e che Washington stava facendo il possibile perché il conflitto giungesse a conclusione. Già dalle prime ore del 20 maggio, poi, Hamas aveva lasciato trapelare che un accordo di cessate il fuoco con Israele sarebbe stato “imminente” e avrebbe potuto essere raggiunto entro ventiquattro ore.

Dopo l’annuncio della sera del 20 maggio, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha affermato che i leader israeliani e palestinesi hanno “la responsabilità, che va oltre il ripristino della pace, di avviare un dialogo serio per affrontare la causa alla radice del conflitto”. Guterres ha poi dichiarato che Gaza è parte integrante del futuro Stato palestinese e che non dovrà essere risparmiato alcuno sforzo in direzione della riconciliazione nazionale.

Il presidente degli USA ha confermato l’impegno del proprio Paese a lavorare con l’Onu e altri attori internazionali per fornire assistenza umanitaria e sostegno alla popolazione di Gaza e alla ricostruzione locale. Biden ha affermato che i palestinesi e gli israeliani meritino di vivere in sicurezza, libertà, prosperità e democrazia allo stesso modo. A tal fine, gli USA continueranno a portare vanti la propria “diplomazia silenziosa e incessante”.

Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha rilasciato una dichiarazione via Twitter affermando che l’Unione europea (UE) ha accolto con favore la notizia del cessate il fuoco, specificando che debba essere colta ogni occasione per la pace e la sicurezza dei cittadini. Allo stesso modo, anche l’inviato dell’Onu per la pace in Medio Oriente, Tor Wennesland, ha accolto la notizia elogiando il ruolo dell’Egitto e del Qatar per gli sforzi profusi insieme all’Onu per ripristinare la calma.

Il ministro degli Esteri del Regno Unito, Dominic Raab, ha accolto la notizia affermando che tutte le parti debbano impegnarsi per rendere il cessate il fuoco durevole e porre fine al ciclo di violenze “inaccettabili” e alle perdite di civili. Il ministro degli Esteri della Malesia, Hishammuddin Hussein, ha poi dichiarato che gli “attacchi israeliani hanno lasciato centinaia di morti e migliaia di feriti” e che sia necessario porre attenzione sugli aiuti umanitari e per la ricostruzione al popolo palestinese.

Le ultime violenze tra Israele e Gaza sono nate in seguito a giorni di tensione tra le parti a Gerusalemme Est, avvenute in più luoghi sacri della zona. In particolare, il 10 maggio, le forze israeliane avevano preso d’assalto la moschea di al-Aqsa e avevano ricevuto un avvertimento da Hamas che aveva annunciato un attacco su larga scala se le forze israeliane non si fossero ritirate dalla Spianata delle Moschee, dal monte del Tempio e dal compound della moschea entro le 2:00 del mattino. Vista la mancanza di una risposta da parte di Israele, Hamas aveva iniziato a lanciare razzi contro Gerusalemme già dalla sera del 10 maggio e ha continuato anche nei giorni successivi. Agli attacchi del gruppo palestinese ha immediatamente fatto seguito la risposta israeliana. Ad oggi, gli scontri hanno causato 232 vittime palestinesi, di cui 65 bambini, e 12 israeliane, di cui 2 bambini.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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