Cuba mira ad una crescita economica del 6% nel 2021

Pubblicato il 21 maggio 2021 alle 14:19 in America centrale e Caraibi Cuba

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Alejandro Gil Fernández, vice primo ministro cubano e ministro dell’Economia e della Pianificazione (MEP), ha riferito, giovedì 20 maggio, che Cuba mira ad una crescita economica del 6% nel 2021. In base ai risultati dei primi quattro mesi dell’anno, il ministro ha chiarito che l’economia cubana si sta riprendendo, nonostante la pandemia di Covid-19 e il blocco economico, commerciale e finanziario imposto dal Governo degli Stati Uniti. Diversi settori hanno mostrato una performance favorevole quest’anno, tra cui l’esportazione di nichel, il cui valore sul mercato internazionale supera i 17.000 dollari per tonnellata, e i servizi di telecomunicazione. Il settore del turismo, considerato il motore dell’economia di Cuba, non è riuscito ancora a riprendersi, con un calo di turisti stranieri pari al 95%, tra il mese di gennaio e aprile.

Dal 2019, il Paese è stato bersaglio di diverse misure punitive imposte dagli Stati Uniti, “con l’obiettivo esplicito di soffocare l’economia e provocare scoraggiamento e malcontento nella popolazione”, secondo quanto riferito dal ministro. L’isola, oltre a non poter effettuare importazioni dagli USA, non può neanche accedere a prodotti che contengano più del 10% delle componenti statunitensi. Fernández ha sottolineato che la politica statunitense ha generato perdite tra i 12 ei 15 milioni di dollari al giorno, oltre ad altri impatti associati allo scoraggiamento degli investimenti stranieri e all’aumento dei costi dei fattori di produzione.

In questo scenario, Cuba ha investito più di un miliardo di pesos nel finanziamento delle spese legate alla salute per far fronte al Covid-19. “Ovviamente, le misure restrittive che abbiamo adottato di fronte alla pandemia hanno avuto un impatto economico, ma non abbiamo dubbi che la salute venga prima di tutto “, ha affermato il ministro. La pandemia ha colpito anche il turismo, che ha pertanto subito una contrazione del 74,6%, il che significa una diminuzione del reddito del settore di circa il 52,8%. “Aspettavamo di ricevere circa cinque milioni di visitatori quest’anno, ma a causa della pandemia, della chiusura delle frontiere e dell’intensificazione del blocco, il 2020 si chiude a circa un milione”, aveva dichiarato il ministro, il 18 dicembre dello scorso anno.

Nonostante l’economia di Cuba abbia registrato un crollo pari all’11% nel 2020, Fernández ha assicurato che, se il PIL dell’isola caraibica crescesse del 6% quest’anno e di un altro 6% l’anno prossimo, si potrebbero riprendere i livelli di attività economica del 2019, caratterizzati da una diminuzione del PIL dello 0,2%.

A partire dal primo gennaio, il Governo cubano ha posto fine a un sistema a doppia valuta che è durato per quasi tre decenni. Inizialmente, nel Paese circolavano due valute, di cui una era la moneta ufficiale, il peso cubano (CUP), con la quale lo Stato pagava gli stipendi, e l’altra il peso convertibile (CUC), il cui valore era pari a un dollaro USA. In seguito alla riforma monetaria, il peso convertibile cubano è stato rimosso e il peso cubano è rimasto l’unica valuta con denominazione legale per tutte le operazioni. Secondo il ministro, questa misura, sebbene abbia portato ad un aumento dei prezzi, non è la causa dei problemi economici attuali come la carenza di offerte, che si basa sulla mancanza di liquidità nel Paese, l’intensificazione del blocco del Nord America e l’impatto della pandemia. Al contrario, le esportazioni di merci sono cresciute rispetto al 2020 e sono stati creati più di 150 mila posti di lavoro, il che incoraggia l’efficienza e consente una migliore condotta delle politiche economiche.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione