Crisi a Ceuta: gli USA chiedono a Spagna e Marocco di collaborare

Pubblicato il 21 maggio 2021 alle 12:45 in Marocco Spagna USA e Canada

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L’amministrazione USA ha chiesto collaborazione a Spagna e Marocco per fare in modo che i due Paesi risolvano la crisi migratoria nell’enclave di Ceuta. A partire da lunedì 17 maggio, oltre 8.000 persone erano riuscite a entrare nel territorio spagnolo del Nord Africa, principalmente a nuoto, grazie ad un allentamento dei controlli transfrontalieri. Mercoledì 19 maggio, in una conferenza stampa del Dipartimento di Stato, il principale vice portavoce USA ha parlato della situazione a Ceuta e ha invitato alla cooperazione congiunta ispano-marocchina per affrontare la situazione. “Dirò solo, in generale, che gli Stati Uniti continuano a promuovere forme di migrazione umane, ordinate ed eque attraverso diplomazie bilaterali e multilaterali, nonché programmi mirati di rafforzamento delle capacità”, ha detto il portavoce, specificando che gli Stati Uniti vogliono che Madrid e Rabat lavorino insieme per trovare una soluzione. 

La situazione a Ceuta ha aggravato le relazioni, già tese, tra Spagna e Marocco, influenzando la cooperazione in materia di sicurezza tra i due vicini. Dopo che migliaia di migranti sono arrivati a Ceuta questa settimana, il governo spagnolo e i media hanno accusato Rabat di aver deliberatamente allentato i controlli alle frontiere per “ricattare” la Spagna. L’evento che avrebbe alimentato la disputa sarebbe stata la decisione del governo di Madrid di accogliere nel Paese il leader del Fronte Polisario, Brahim Ghali, bisognoso di cure mediche dopo aver contratto il Covid. Ghali è attualmente oggetto di numerose denunce presentate alla giustizia spagnola da ex membri del Fronte per violazione dei diritti umani e crimini di terrorismo, stupro, sequestro di persone, torture, sparizioni forzate. 

Il Ministero degli Affari esteri spagnolo, dopo i fatti di Ceuta, ha convocato Karima Benyaich, l’ambasciatrice del Marocco a Madrid per chiarimenti. La diplomatica marocchina aveva affermato che l’atteggiamento della Spagna nei confronti del suo Paese era “inaccettabile” e aveva accusato Madrid di aver ripetutamente provocato Rabat, negli ultimi mesi. Per questo, aveva sostenuto Benyaich, la Spagna avrebbe dovuto affrontare le conseguenze del suo comportamento. “Alcuni atti hanno conseguenze pesanti nei rapporti tra i Paesi che devono essere sopportate”, aveva dichiarato, aggiungendo che “le relazioni devono essere basate sulla fiducia reciproca e alcuni atteggiamenti non possono essere accettati”. In risposta, il ministro degli Esteri spagnolo, Arancha Gonzalez Laya, ha affermato che Madrid non “alimenterà l’escalation delle tensioni” con il Marocco e che difenderà la sua integrità territoriale e i suoi confini.

Benyaich è stata dunque richiamata nel suo Paese e il ministro degli Esteri marocchino, Nasser Bourita, ha sottolineato che la diplomatica “non tornerà in Spagna finché le cause della crisi persisteranno”. Il Marocco ha rimpatriato l’ambasciatrice martedì 18 maggio, in seguito alla visita del primo ministro spagnolo Pedro Sánchez a Ceuta. Il ministro marocchino ha poi respinto con fermezza le affermazioni secondo cui Rabat avrebbe permesso volontariamente ai migranti di entrare nell’enclave spagnola. Bourita ha attribuito l’incidente alla pressione esercitata sulle forze di polizia marocchine in quanto ente principale responsabile dell’applicazione delle misure anti-COVID-19. Il ministro ha poi affermato che la “totale inerzia della polizia spagnola” avrebbe permesso ai migranti di disperdersi a Ceuta. Secondo Bourita, ci sarebbero 100 agenti di polizia marocchini che presidiano il confine per ogni ufficiale spagnolo. Il ministro degli Esteri ha infine confermato che il ricovero in ospedale di Ghali è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e ha evidenziato che la Spagna non ha ancora offerto una scusa legittima per il suo “doppio gioco”. Madrid sostiene di aver accettato di accogliere il leader del Fronte Polisario per “motivi umanitari”.

Per il momento, i canali di comunicazione tra i due Paesi sembrano essere stati interrotti. Gli esperti ritengono che l’attuale crisi diplomatica, la più seria tra Spagna e Marocco degli ultimi due decenni, possa durare a lungo e lasciare un impatto sui rapporti bilaterali futuri. 

Al centro della controversia c’è il tema del Sahara Occidentale, territorio che il Fronte Polisario rivendica ma che il Marocco considera parte integrante del suo Stato. La disputa sul Sahara Occidentale ha avuto inizio nel 1975 quando, in seguito al ritiro del dominio spagnolo, il Marocco ha annesso una parte di tale area, situata sulla costa Nord-occidentale dell’Africa. In risposta, nel 1976, il Fronte Polisario, costituitosi come movimento il 10 maggio 1973, ha annunciato la nascita della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (SADR), instaurando un governo in esilio in Algeria ed intraprendendo una guerriglia per l’indipendenza durata fino al 6 settembre 1991, anno in cui venne dichiarato un cessate il fuoco, promosso dalla Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO).

Ad oggi, il governo di Rabat rivendica la propria sovranità sul Sahara Occidentale, mentre il Fronte Polisario continua a battersi affinché venga indetto un referendum per l’autodeterminazione del proprio territorio, dove risiede circa mezzo milione di individui. Da un lato, il Fronte controlla una striscia desertica del Sahara Occidentale a Est delle mura di difesa del Marocco. Si stima che i militanti siano circa 10.000, concentrati non nel Sahara Occidentale, ma a Tindouf, città dove il Fronte organizza campi profughi per la popolazione sahrawi. Il Marocco, dall’altro lato, controlla circa l’80% del territorio, che comprende depositi di fosfato e zone per la pesca.

Nonostante l’adesione del Marocco al cessate il fuoco, i tentativi del fronte separatista di effettuare operazioni militari contro le postazioni dell’esercito marocchino hanno portato Rabat a rivendicare il diritto di autodifesa, al fine di garantire la integrità territoriale e sicurezza nazionale. Dopo circa 30 anni dalla proclamazione del cessate il fuoco, le tensioni si sono riaccese il 13 novembre 2020, quando le autorità marocchine hanno deciso di intervenire nella zona cuscinetto di Guerguerat, un piccolo villaggio nell’estremo Sud-Ovest del Sahara occidentale, per rispondere alle “pericolose e inaccettabili provocazioni” del Fronte Polisario. In realtà, già il 21 ottobre, stando a quanto riportato da fonti marocchine, gruppi armati fedeli al Fronte Polisario, pari a circa 70 combattenti, avevano chiuso il valico di frontiera tra Marocco e Mauritania e si erano infiltrati nell’area di Guerguerat, ostacolando la circolazione di persone e merci, oltre a limitare il lavoro degli osservatori militari della Missione dell’Onu.

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Chiara Gentili

di Redazione

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