Cosa è successo nelle prime ore dopo la tregua di Gaza

Pubblicato il 21 maggio 2021 alle 19:34 in Israele Palestina

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Israele e Hamas hanno entrambi rivendicato la vittoria dopo l’annuncio del cessate il fuoco che ha messo fine a 11 giorni consecutivi di combattimenti a Gaza, nella serata di giovedì 20 maggio. Tuttavia, scontri tra la polizia israeliana e i manifestanti palestinesi a Gerusalemme stanno mettendo in luce la fragilità della tregua.

La violenza nella Striscia di Gaza era iniziata dopo giorni di tensione a Gerusalemme Est, che avevano interessato diversi luoghi sacri, primo fra tutti la moschea di al-Aqsa, presa d’assalto dalle forze israeliane nella mattina del 10 maggio. Migliaia di persone si sono riunite di nuovo lì, venerdì 21 maggio, per la preghiera e molte sono rimaste per manifestare il loro sostegno a Gaza. La polizia israeliana ha quindi iniziato a sparare granate assordanti contro i manifestanti, che, dal canto loro, hanno lanciato pietre e molotov contro gli agenti. Circa 20 palestinesi sarebbero rimasti feriti. Gli scontri si sono interrotti nel giro di un’ora, con la polizia israeliana che alla fine ha abbandonato la scena.

Nel frattempo, a Gaza, altri cinque corpi sono stati estratti dalle macerie, portando il bilancio delle vittime a 243, di cui 66 bambini, oltre a circa 1.900 feriti. L’esercito di Tel Aviv ha riferito invece che, sul fronte israeliano, un soldato e 12 civili sono rimasti uccisi. 

All’annuncio della tregua, i palestinesi, che si erano nascosti per paura dei bombardamenti israeliani, si sono riversati nelle strade di Gaza, abbracciandosi davanti agli edifici bombardati. Gli altoparlanti della moschea hanno festeggiato “la vittoria della resistenza” e le auto hanno girato nelle strade dell’enclave sventolando bandiere palestinesi e suonando i clacson. L’Egitto, che ha mediato l’accordo di cessate il fuoco, ha dichiarato che starebbe discutendo delle misure per evitare la ripresa degli attacchi missilistici tra Gaza e Israele e ha assicurato che invierà due delegazioni per monitorare la tregua, iniziata alle 2 del mattino di venerdì 21 maggio. Le parti in conflitto si sono dichiarate pronte a reagire qualora dovessero verificarsi eventuali violazioni.

Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha affermato che l’operazione contro la Striscia avrebbe danneggiato le capacità di Hamas e limitato le possibilità del gruppo di lanciare missili contro Israele. Netanyahu ha poi specificato che l’esercito israeliano avrebbe attaccato e distrutto la rete di tunnel creata da Hamas a Gaza, le sue fabbriche di missili, i laboratori di armi e le strutture di stoccaggio, uccidendo più di 200 militanti, tra cui 25 personalità di spicco. “Hamas non può più nascondersi. Questo è un grande risultato per Israele”, ha detto il premier in un discorso televisivo. “Abbiamo eliminato una parte importante del livello di comando di Hamas e della Jihad islamica. E chiunque non sia stato ucciso sa oggi che il nostro lungo braccio può raggiungerlo ovunque, in superficie o sottoterra”, ha aggiunto.

Dal canto suo, il capo di Hamas, Ismail Haniyeh, ha definito i combattimenti “una resistenza vincente contro un nemico militarmente ed economicamente più forte” e ha assicurato che il gruppo avrebbe recuperato le capacità militari perse. “Ricostruiremo ciò che l’occupazione di Israele ha distrutto, ripristineremo le nostre capacità e non abbandoneremo i nostri obblighi e doveri verso le famiglie dei martiri, i feriti e coloro le cui case sono state distrutte”, ha detto il capo dell’organizzazione palestinese. Haniyeh ha poi ringraziato i mediatori egiziani, quelli del Qatar e quelli delle Nazioni Unite per il loro sostegno e ha espresso riconoscenza alla “Repubblica islamica dell’Iran, che non ha rinunciato a fornire alla resistenza denaro, armi e tecnologia”. Venerdì, il governo di Teheran ha mostrato un drone da combattimento di costruzione iraniana, con una portata di circa 2.000 km, e ha detto di averlo chiamato “Gaza”.

Ezzat el-Reshiq, un membro anziano dell’ufficio politico di Hamas, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters che le richieste del movimento includevano la protezione per al-Aqsa e per i palestinesi minacciati di sfratto dalle loro case a Gerusalemme Est. La tregua sembrerebbe essere stata il frutto soprattutto della mediazione del Cairo, che ha inviato delegazioni di sicurezza a Tel Aviv e nei territori palestinesi per concordare misure volte a mantenere la stabilità.

Dopo 11 giorni di attacchi aerei, i funzionari di Gaza hanno dichiarato che circa 16.800 case erano state danneggiate e che i residenti ricevevano solo 3 o 4 ore di corrente rispetto alle 12 ore di cui potevano disporre prima dei combattimenti. I funzionari palestinesi hanno valutato il costo della ricostruzione stimando un totale di decine di milioni di dollari, mentre gli economisti sostengono che i combattimenti potrebbero frenare la ripresa economica di Israele dalla pandemia. Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha sottolineato, giovedì 20 maggio, che aiuti umanitari saranno inviati rapidamente a Gaza, in coordinamento con l’Autorità Palestinese “in un modo che non permetta ad Hamas di rifornire il suo arsenale militare”. L’Autorità nazionale palestinese è guidata dal rivale di Hamas, il presidente Mahmoud Abbas, è sostenuta dall’Occidente e ha sede nella Cisgiordania occupata.

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Chiara Gentili

di Redazione

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