Azerbaigian-Armenia: Erevan propone un accordo di pace

Pubblicato il 21 maggio 2021 alle 8:59 in Armenia Azerbaigian

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Il primo ministro dell’Armenia, Nikol Pashinyan, ha dichiarato, giovedì 20 maggio, di aver predisposto un accordo per risolvere le dispute territoriali azero-armene.

La sera del 20 maggio, Pashinyan ha confermato l’autenticità di un documento che circolava sul web dal 19 maggio. Si tratta, a detta del premier, di un “accordo preliminare” in linea con gli interessi territoriali dell’Armenia. Se le autorità di Baku, capitale dell’Azerbaigian, intendono firmare l’accordo, allora anche Erevan lo farà. Nel caso in cui i due Paesi concordino con le disposizioni del documento, è importante sottolineare che a firmarlo sarà il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, il premier armeno e il presidente russo, Vladimir Putin. La Russia, come per la pace azero-armena del 10 novembre 2020, svolgerà, anche in questo caso, la funzione di mediatrice.

Secondo quanto reso noto dal quotidiano Eurasianet, in una sezione del nuovo accordo è spiegato che verrà creata una Commissione mista che si impegnerà nella delimitazione del confine azero-armeno. Le autorità di Baku, Mosca e Erevan sono tenute a nominare, entro il 31 maggio, i delegati che opereranno nella suddetta Commissione. All’interno del documento, inoltre, si impone all’Esercito azero di ritirare le truppe dalla zona di confine dove, il 12 maggio, erano avanzate, entrando di 3,5 chilometri nel territorio de jure armeno. Altrettanto rilevante è la questione del rimpatrio dei prigionieri di guerra armeni, che dovranno essere rilasciati dalle autorità dell’Azerbaigian. Tuttavia, la stampa azera ha reso noto che Aliyev si sarebbe rifiutato di sottoscrivere l’accordo. Tale informazione, però, non è stata confermata dal Ministero degli Affari Esteri dell’Azerbaigia, il quale si è rifiutato di rilasciare dichiarazioni a riguardo.

A seguito della diffusione del documento, un gruppo di manifestanti si è riunito davanti al quartier generale del governo di Erevan, chiedendo a Pashinyan di essere trasparente nei suoi negoziati con Baku. Il premier armeno, in risposta, ha confermato che il documento in circolazione sul web è completo al 90%, aggiungendo che non intende rilasciare ulteriori dichiarazioni in merito all’accordo finché le autorità dei due Paesi non avessero raggiunto una versione finale. In tale quadro, è importantericordare che Pashinyan, al momento, sta solo ricoprendo la carica di primo ministro perché, il 25 aprile, ha presentato le dimissioni al fine di indire le elezioni parlamentari anticipate e risolvere la crisi politica interna. Quest’ultima è stata una delle conseguenze dell’accordo di pace azero-armeno del 10 novembre 2020, dove il premier di Erevan “è stato costretto” a cedere numerosi territori armeni all’Azerbaigian.

La notizia sul nuovo documento che potrebbe porre fine al contenzioso territoriale che, dal 1990, disturba gli equilibri della regione, è giunto a seguito dell’escalation tra i due Paesi. Nello specifico, il 12 maggio, l’Armenia ha accusato l’Azerbaigian di aver dispiegato le proprie truppe lungo il confine con l’Armenia, nella regione di Syunik. Stando a quanto dichiarato dal Ministero della Difesa di Erevan, lo schieramento di truppe di Baku sarebbe stato ordinato al fine di demarcare i confini tra i due Paesi. Con questo “pretesto”, come lo ha definito l’Armenia, l’Azerbaigian avrebbe tentato di svolgere una serie di operazioni lungo il tratto territoriale che divide i due Stati. Le forze armate di Erevan hanno preso contromisure per interrompere la violazione territoriale, forzando le truppe azere a indietreggiare. Tuttavia, il giorno successivo, il 13 maggio, sono state denunciate altre violazioni da parte di Baku, i cui soldati erano diretti verso Sisian e Vardenis, due cittadine nella provincia di Syunik. A seguito delle ripetute violazioni, l’Armenia ha richiesto l’intervento dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) per avviare consultazioni incentrate sulla suddetta provincia e sul suo status territoriale. Il CSTO, formato da Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Russia e Tagikistan, è un’alleanza difensiva creata, il 15 maggio 1992, per salvaguardare il territorio dell’ex Unione Sovietica. A partire dal 2 dicembre 2004, l’Organizzazione ha ricevuto lo status di osservatore dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con la quale ha altresì stretto un accordo di cooperazione per mantenere la pace e la stabilità nelle aree di competenza.

La regione autonoma del Nagorno-Karabakh è contesa da decenni dall’Armenia e dall’Azerbaigiane. Gli scontri, scoppiati il 27 settembre 2020, raggiunsero il culmine nel mese di ottobre dello stesso anno. Sulla base del trattato di pace, sottoscritti il 9 novembre 2020 sotto l’egida della Russia, l’Armenia ha ceduto il controllo sull’area del Nagorno-Karabakh e su tutti i sette distretti limitrofi all’Azerbaigian, i quali, dagli anni ‘90, erano stati occupati dalle forze armene. Inoltre, tra le altre disposizioni, l’intesa prevedeva il rilascio immediato di tutti i prigionieri di guerra da ambo le parti. L’Azerbaigian, però, è proprio sugli armeni catturati dopo la firma dell’armistizio che si è concentrato, affermando che l’obbligo di rilascio previsto dall’armistizio non può applicarsi a loro. Secondo il conteggio della CEDU, Baku ha rilasciato solamente 58 armeni, dopodiché ha sostenuto di non avere più prigionieri di guerra nel suo territorio. Tale aspetto rimane uno dei punti critici ancora irrisolti tra Baku e Erevan.

La Repubblica dell’Artsakh, ovvero il territorio del Nagorno-Karabakh, ha un’importanza notevole in virtù della sua posizione, strategica soprattutto per il controllo dei gasdotti e oleodotti che vi transitano e forniscono idrocarburi per il mercato russo e turco. È anche importante ricordare che, sullo sfondo delle rivendicazioni territoriali azero-armene, un ruolo cruciale è da associare agli interessi della Turchia, che ha sostenuto militarmente l’Azerbaigan, e della Russia, alleata dell’Armenia.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese 

di Redazione

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