Nord Stream 2: USA rinunciano a nuove sanzioni per riavvicinarsi a Berlino

Pubblicato il 20 maggio 2021 alle 10:18 in Germania Russia USA e Canada

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L’amministrazione presidenziale degli Stati Uniti ha dichiarato, mercoledì 19 maggio, di aver rinunciato a nuove sanzioni contro il gasdotto russo-tedesco Nord Stream 2, ormai completato al 98%. A riferirlo è stato il segretario di Stato degli USA, Anthony Blinken, la sera del 19 maggio, a margine del vertice con il ministro degli Esteri della Federazione Russa, Sergey Lavrov.  

Come si legge all’interno del report pubblicato dal Dipartimento di Stato della Casa Bianca, Washington ha concluso che Nord Stream AG,  il consorzio che si occupa della costruzione del gasdotto, e il suo amministratore delegato, il tedesco Matthias Warning, fedele alleato del presidente russo Vladimir Putin, hanno condotto attività sanzionabili. Nonostante ciò, Blinken ha dichiarato che gli USA hanno revocato tali sanzioni, affermando che tale mossa era nell’ “interesse nazionale degli Stati Uniti”. La scelta di revocare le sanzioni è stata presa per inviare un chiaro messaggio alla Germania, al fine di dimostrarle che gli Stati Uniti sono concretamente disposti a ricostruire le relazioni bilaterali. Queste ultime, nel corso dell’amministrazione dell’ex presidente degli USA, Donald Trump, si erano deteriorate perché Washington aveva incluso nella lista nera delle sanzioni anche entità giuridiche e persone fisiche tedesche. “Le azioni odierne dimostrano l’impegno dell’amministrazione USA per garantire la sicurezza energetica in Europa, nonché per ricostruire le relazioni con i nostri alleati e partner in Europa”, ha affermato Blinken, in un comunicato emesso durante l’incontro con Lavrov, in Islanda.

Nonostante tale cambio di rotta, che sembrerebbe dare un segnale positivo anche alle relazioni bilaterali russo-statunitensi, la Casa Bianca ha altresì ribadito la sua posizione contraria alla costruzione del gasdotto. Il Cremlino, in risposta, ha affermato che la revoca delle sanzioni potrebbe contribuire a riallacciare i legami transatlantici. La Germania, dal canto suo, aveva esercitato “forti pressioni” affinché un tale esito venisse raggiunto, affermando che l’asse USA-Berlino non poteva essere “sacrificato” a discapito di un mero “progetto commerciale”, in riferimento al Nord Stream 2. È importante sottolineare che, lo stesso 18 maggio, il segretario di Stato USA, nel corso di colloqui con il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha sottolineato la continua opposizione di Washington al gasdotto Nord Stream 2, ma ha altresì invitato gli alleati della NATO a cooperare per contrastare la Russia.

Tra i maggiori oppositori al progetto, a svolgere un ruolo centrale sono gli Stati Uniti. Principalmente, Washington crede che il Nord Stream 2 sia un “cattivo affare” per l’Europa perché non farebbe altro che incrementare l’influenza russa sul blocco. Un altro fattore che spiega i numerosi tentativi USA di interrompere il progetto è il Gas Naturale Liquefatto (GNL). Washington sperava di poter penetrare nel mercato europeo con il proprio GNL, sostituendo così il gas di Mosca. Tuttavia, nonostante il GNL possa essere meno inquinante rispetto al normale gas, il prezzo non è tanto competitivo quanto quello del gas russo. Pertanto, gli USA non sono riusciti a prendere il posto della Federazione.

Gli strumenti maggiormente utilizzati dalla Casa Bianca per ribadire l’opposizione al progetto sono le sanzioni economiche, imposte al fine di bloccarne la realizzazione. Quelle varate, il 21 dicembre 2019, dall’amministrazione dell’ex presidente USA, Donald Trump, avevano costretto la società svizzera Allseas a ritirarsi, portando alla sospensione dei lavori per oltre un anno. Poco dopo, il 3 dicembre 2020, le sanzioni sono state imposte anche ai singoli individui coinvolti nel progetto. Pertanto, a rischio sanzioni non erano solo i cinque finanziatori dell’opera, quali Shell, Uniper, Wintershall Dea, Omv ed Engie, ma chiunque avesse assunto un ruolo nella messa in funzione del gasdotto. Nello specifico, Trump, il 20 gennaio, ha tentato di interrompere il processo di costruzione sanzionando la nave posatubi russa Fortuna. Successivamente, Mosca ha ripreso i lavori nelle acque danesi il 24 gennaio. 

Il Nord Stream è uno dei più grandi gasdotti esistenti al mondo. Passando attraverso il Mar Baltico, viene utilizzato per trasportare il gas dalla Russia all’Europa. Il primo progetto prese forma nel 1997, quando Gazprom e Neste, compagnia petrolifera finlandese, costituirono la North Transgas Oy. In seguito ad accordi e gare di appalto, l’8 novembre 2011, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, inaugurò il Nord Stream 1 insieme all’ex presidente della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev, e l’ex primo ministro francese, François Fillon. In un secondo momento, nell’ottobre 2012, la Russia valutò un ampliamento della cubatura di gas da trasportare in Europa, così si avviò il progetto Nord Stream 2. Ora in fase di completamento, la lunghezza prevista per il gasdotto è di 1.230 chilometri e il percorso che seguirà è analogo a quello del gasdotto Nord Stream 1. Il Nord Stream 2 attraverserà le Zone Economiche Esclusive di 5 Paesi, quali Russia, Germania, Danimarca, Finlandia e Svezia, e permetterà a Mosca di raddoppiare i volumi di gas trasportati, arrivando a 110 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Ad oggi, nonostante le numerose interruzioni, il gasdotto è quasi completato. Nord Stream AG ha dichiarato, il 4 marzo, che il progetto è completato al 98%, con 120 km di tubi da posare nelle acque danesi e 30 km in quelle tedesche.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

 

di Redazione

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