La Cina e il crollo dei prezzi del Bitcoin

Pubblicato il 20 maggio 2021 alle 13:27 in Cina

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I prezzi del Bitcoin e di altre criptovalute sono scesi bruscamente, il 19 maggio. Secondo analisti citati da Xinhua, il loro mercato non è ancora maturo, sarebbe suscettibile all’influenza delle notizie e resterà volatile in futuro. Il Financial Times, invece, ha sottolineato come il crollo sia stato causato dal fatto che le autorità di regolamentazione di Pechino hanno annunciato restrizioni nell’utilizzo delle criptovalute.

In particolare, il 19 maggio, i prezzi del Bitcoin sono dapprima scesi del 30% rispetto al giorno precedente attestandosi a 30,101 dollari, per poi risalire dell’8% a 39,340 dollari. Lo stesso è avvenuto anche ad altre criptovalute quali, Ethereum, Ripple, Cardano e Stellar i cui prezzi sono stati anche più volatili di quelli di Bitcoin.

Secondo il Financial Times, tale situazione sarebbe stata provocata dalla decisione della Banca del Popolo della Cina (PBOC), ovvero la banca centrale del Paese, di mettere in guardia le istituzioni finanziarie cinesi rispetto alla possibilità di accettare pagamenti ed offrire servizi e prodotti correlati alle criptovalute, tramite una comunicazione via WeChat. La comunicazione della PBOC, secondo Financial Times, avrebbe amplificato la preoccupazione degli investitori che i regolatori cinesi potessero irrigidire i controlli di tale classe di asset. In particolare, la PBOC ha dichiarato che le valute virtuali non sono “valute reali” e che non dovrebbero essere utilizzate come tali.

La testata statunitense ha poi sottolineato che tali dichiarazioni sono arrivate mentre la PBOC sta sviluppando la propria moneta digitale. In particolare, secondo un partner dello studio legale Pinsent Masons di Hong Kong, Paul Haswell, l’ultima mossa cinese sarebbe dovuta in parte allo sviluppo del cosiddetto “renminbi digitale”, ma anche alla mancanza di controllo in termini di deflussi di liquidità e al volersi assicurare che le persone non vengano truffate. Nel 2017, la Cina aveva chiuso le borse di Bitcoin del Paese, che in precedenza avevano rappresentato la maggior parte del commercio globale.

A livello globale, anche la Banca centrale europea (BCE) ha affermato che la volatilità delle criptovalute le rende rischiose e ha sottolineato la loro “esorbitante” impronta di carbonio, nonché per il potenziale utilizzo per scopi illeciti. Negli Stati Uniti, al momento, le autorità di regolamentazione hanno reso più facile per gli investitori al dettaglio acquistare criptovalute e hanno consentito la quotazione di scambi di criptovalute sui mercati pubblici.

La Cina potrebbe diventare il primo Paese al mondo ad emettere una moneta digitale sovrana, ovvero la Digital Currency Electronic Payment (DCEP). Nel 2017, il Paese aveva lanciato un istituto di ricerca per studiare gli aspetti tecnici della valuta digitale e per sviluppare un piano di sviluppo. Nel 2019, poi sono state avviate le prime sperimentazioni nelle città di Shenzhen, Suzhou, Xiong’an e Chengdu. Da allora, la Banca del Popolo ha emesso circa 100 milioni di yuan, corrispondenti a 15,2 milioni di dollari, di DCEP nella forma di “buste rosse” virtuali, un omaggio ai tradizionali contenitori per regalare denaro usati in Cina.

La Cina ha di recente accelerato i programmi per la propria valuta digitale. Il DCEP fa parte del più ampio piano cinese per operare una transizione verso una società senza denaro contante. Diversamente dal bitcoin e da altre valute digitali, il DCEP è rilasciato e sostenuto dalla Banca centrale della Cina ed è stato ideato come versione digitale dello yuan. Per molti, esso contribuirà anche all’internazionalizzazione della valuta cinese. Sebbene non vi sia una scadenza posta per il lancio ufficiale del DCEP, la Cina lo ha sperimentato con diversi progetti pilota. Secondo l’ex governatore della Banca del popolo della Cina, Zhou Xiaochuan, uno tra i maggiori vantaggi della valuta digitale sarebbe rappresentato dal fatto che la transazione e la conversione di valuta avverrebbero nello stesso momento.

Pechino ha altresì sperimentato l’utilizzo transfrontaliero del DCEP unendosi, ad esempio, al “Progetto di ricerca multilaterale di connessione tra banche centrali per la valuta digitale”, il 24 febbraio scorso. All’iniziativa stanno partecipando l’Autorità monetaria di Hong Kong, la Banca centrale della Thailandia, la Banca centrale degli Emirati Arabi Uniti (UAE) e la Banca del popolo della Cina. Quest’ultimo aspetto potrebbe essere impiegato come un modo per sfidare il dominio del dollaro statunitense nei pagamenti internazionali.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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