Indonesia: i ribelli di Papaua uccidono 2 soldati

Pubblicato il 20 maggio 2021 alle 11:30 in Asia Indonesia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

I gruppi ribelli di Papua hanno ucciso 2 soldati indonesiani in un attacco, secondo quanto riferito dalle autorità di Jakarta, il 19 maggio, e poi confermato dai militanti separatisti della Free Papua Organisation (OPM). Nella stessa giornata, altri 4 membri delle forze di sicurezza sono stati feriti in un’aggressione separata.

Il ministro di coordinamento per gli Affari Politici, Legali e di Sicurezza dell’Indonesia, Mohammad Mahfud MD, ha specificato che 2 soldati indonesiani sono stati uccisi durante operazioni di pattuglia nel distretto di Dekai, nella reggenza di Yahumiko, il 18 maggio. Il ministro ha poi aggiunto che, nella stessa giornata, altri 4 militari sono stati feriti durante un’aggressione nel distretto di Serambakon, nella reggenza di Bintang. Mahfud ha affermato che gli ultimi attacchi hanno dimostrato che “i gruppi terroristici” continuano a commettere violenze a Papua, aggiungendo che il governo intende reprimerli totalmente. Sempre il 19 maggio, il portavoce del gruppo armato Free Papua Organisation (OPM), Sebby Sambon, ha rivendicato ufficialmente l’attacco contro i 2 soldati uccisi.

I fatti del 18 maggio si collocano in un più ampio contesto di tensioni che riguardano le province indonesiane di Papua e Papua Occidentale, situate sull’isola di Nuova Guinea e conosciute insieme come Papua, iniziate il 25 aprile scorso. In tale data, il generale a capo dell’intelligence indonesiana regionale di Papua, Gusti Putu Danny Karya Nugraha, era stato ucciso in un’imboscata dei separatisti della OPM, nel distretto di Puncak della provincia. In seguito a tale evento, il presidente indonesiano, Joko Widodo, aveva chiesto alla polizia e all’Esercito di inseguire e arrestare tutti i membri dei gruppi ribelli presenti a Papua. Il governo aveva poi designato formalmente i separatisti e i gruppi armati criminali della provincia di Papua “terroristi”, lo scorso 29 aprile. Successivamente, il 6 maggio, Jakarta aveva inviato 400 militari in tali territori per accerchiare e reprimere i gruppi armati locali. Da allora, i combattimenti tra forze di sicurezza e ribelli avrebbero causato migliaia di sfollati nell’area di Puncak e avrebbero provocato la morte di 3 soldati e 9 ribelli.

La provincia di Papua, situata al confine con la Papua Nuova Guinea, fa parte ufficialmente dell’Indonesia dal 2 agosto 1969, quando 1.025 abitanti locali hanno scelto di far rientrare il territorio sotto il controllo indonesiano con un voto, noto come Atto di libera scelta e che era stato supervisionato dalle Nazioni Unite.  Da allora, però, le autorità indonesiane hanno combattuto la popolazione indigena malese, che conta circa 2,5 milioni di persone e che vuole l’indipendenza. Secondo varie fonti, negli anni, durante la lotta contro i separatisti, le forze di sicurezza indonesiane avrebbero violato i diritti della minoranza malese locale con atti quali uccisioni extragiudiziarie degli attivisti e dei manifestanti pacifici.

Tra i separatisti vi è il gruppo armato OPM che è particolarmente attivo nell’area di Intan Jaya, dove vivono circa 40.000 persone, da due anni a questa parte. Il gruppo considera legittima la propria ribellione in quanto i Paesi Bassi, l’ex potenza coloniale che dominava l’isola, aveva promesso l’indipendenza alla provincia di Papua prima che venisse annessa all’Indonesia nel 1963. Per l’OPM, il voto del 2 agosto 1969 non rispecchierebbe la volontà della popolazione locale. 

Il territorio della provincia indonesiana di Papua è ricco di risorse naturali ma è una tra le aree più povere del Paese. Negli ultimi vent’anni il governo di Jakarta vi ha riversato 7,4 miliardi di dollari in finanziamenti, ciò nonostante non è riuscito a migliorare le condizioni della popolazione locale.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.