Burkina Faso: attacco letale durante un battesimo

Pubblicato il 20 maggio 2021 alle 18:01 in Africa Burkina Faso

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Il 19 maggio, le autorità del Burkina Faso hanno riferito che un gruppo di uomini non identificati ha ucciso 15 persone che stavano partecipando ad un battesimo, nel villaggio di Adjarara, situato nei pressi del confine con il Mali. 

L’attacco è avvenuto il 18 maggio nel villaggio di Adjarara, a circa 7 km dalla città di Tin-Akoff, nella provincia settentrionale di Oudalan, secondo quanto ha riportato il governatore locale. Non è chiaro chi abbia effettuato l’attacco, ma l’area è interessata dal passaggio di gruppi islamisti responsabili di un crescente numero di assalti, negli ultimi mesi. Il governatore, il colonnello-maggiore Salfo Kabore, ha offerto le sue condoglianze alle famiglie e ha esortato i cittadini a segnalare all’esercito eventuali movimenti sospetti di persone.

Lo stesso 19 maggio, una persona è stata uccisa e due sono rimaste gravemente ferite in un incidente separato, quando un veicolo militare ha colpito una bomba sul ciglio della strada a Tialbonga, nel Burkina Faso orientale, secondo una fonte della sicurezza che ha detto che il bilancio delle vittime era provvisorio. Non è chiaro chi siano i responsabili, ma gli attacchi da parte di gruppi armati legati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico nella regione desertica del Sahel sono in forte aumento dall’inizio dell’anno, in particolare in Mali, Niger e Burkina Faso. 

In tale contesto, le comunità cristiane africane sono particolarmente vulnerabili. Secondo l’associazione “Porte Aperte”, una missione cristiana che supporta i cristiani perseguitati a causa della loro fede nel mondo, il Sahel è una regione estremamente critica per i fedeli. L’amministratore delegato David Curry ha dichiarato che nel loro ultimo rapporto, pubblicato a maggio del 2021, risulta che sul totale di cristiani uccisi per la loro fede, ben il 74% sono morti in Nigeria, a causa dei gruppi estremisti islamici. “Nella regione sono inclusi Burkina Faso, Ciad, Camerun, Repubblica Democratica del Congo, Mali e Mozambico, nazioni che sono salite di grado nella World Watch List di Porte Aperte dei 50 peggiori Paesi per i cristiani”, ha riferito Curry . 

La regione desertica in cui convergono i confini del Niger, del Mali e del Burkina Faso, è nota come “tri-border area” ed è una zona particolarmente instabile poiché costantemente presa di mira dai militanti islamisti che operano nel Sahel, che collaborano con “banditi” locali. La situazione nel Sahel è particolarmente critica a partire dal 2012, quando il Nord del Mali ha dovuto affrontare una rivolta armata guidata da membri di gruppi armati tuareg alleati con alcuni combattenti di al-Qaeda. Nel corso dell’anno, questi sono riusciti a prendere il controllo delle regioni settentrionali. Successivamente, nel 2013, il movimento è riuscito ad espandersi nelle regioni centrali, provocando l’intervento armato delle forze francesi. Il supporto internazionale, con una serie di iniziative sotto l’egida delle Nazioni Unite e dell’UE, ha indebolito i militanti, ma la zona è rimasta instabile e le violenze non solo continuano, ma hanno raggiunto nuovi record nel 2021. 

A tale proposito, è possibile citare alcuni dei numerosi assalti in questa aerea. Il 15 marzo, un centinaio di aggressori su motociclette e camioncini hanno ucciso 33 soldati e ne hanno feriti altri 14 in un attacco vicino a Tessit, nel Mali centrale. Le forze di pace che operano nell’ambito della Missione di Stabilizzazione Integrata Multidimensionale delle Nazioni Unite in Mali (MINUSMA) hanno supportato l’evacuazione dei morti e dei feriti e i soldati della missione a guida francese di stanza in Africa occidentale, l’Operazione Barkhane, hanno aiutato l’esercito maliano a proteggere l’area dopo l’attacco. Il 21 marzo, solo quattro giorni dopo, i militanti hanno ucciso 141 persone in una serie di assalti coordinati nella regione di Tahoua, nel Sud-Ovest del Niger, sempre nella tri-border area. Gli attacchi sono avvenuti vicino al confine con il Mali e anche non lontano da Tillaberi, un’altra regione di confine nigeriana, particolarmente interessata dalle violenze. 

Lo Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS) ha rivendicato l’assalto del 15 marzo a Tessit (Mali) ed è considerato responsabile delle violenze a Tillaberi e Tahoua (Niger). L’ISGS è un’organizzazione militante islamista affiliata allo Stato Islamico dal 2015, nata da una divisione interna all’organizzazione nota come al-Mourabitoun, “le Sentinelle”, come già accennato confluita poi nelJNIM. Questo gruppo, a sua volta, è stato formato da una fusione, nel 2013, tra il battaglione al-Mulathamun, “gli Uomini Mascherati” e il Movimento per l’Unità e la Jihad in Africa occidentale (MUJAO). Entrambe le organizzazioni erano derivate da AQIM. A maggio del 2015, Adnan Abu Walid al-Sahraoui e i suoi seguaci dello Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS) hanno promesso fedeltà all’ISIS. 

Tuttavia, anche Stato Islamico nella Provincia dell’Africa Occidentale (ISWAP), potrebbe aver aiutato l’ISGS nei recenti assalti effettuati nella tri-border area, secondo alcune fonti. L’ISWAP è nato da una divisione dall’organizzazione terroristica nigeriana, Boko Haram, che stava subendo gravi perdite a partire da gennaio 2015, a causa delle offensive di una coalizione delle forze militari della Nigeria, del Ciad, del Camerun e del Niger. Il 7 marzo 2015, Abubakar Shekau, leader di Boko Haram, ha promesso fedeltà allo Stato Islamico della Siria e del Levante, che ha accettato i nuovi adepti e ha annunciato l’espansione del califfato in Africa occidentale, dichiarando che qualsiasi aspirante jihadista che non riuscisse ad entrare in Siria e in Iraq poteva recarsi a combattere in Africa. Nell’agosto 2016, la leadership dello Stato Islamico ha riconosciuto e nominato Abu Musab al-Barnawi come leader de facto dell’ISWAP, cosa che Shekau ha rifiutato di accettare. A causa di lotte intestine, la neonata organizzazione si è divisa in due fazioni, la fazione di al-Barnawi (ISWAP) e la fazione di Shekau (Boko Haram). Si stima che l’ISWAP contasse tra i 3.500 e i 5.000 combattenti, nel febbraio del 2020.

Il dato importante da cogliere è che l’ISWAP ha effettuato attacchi prevalentemente in Nigeria, sin dalla sua formazione. Invece, il centro delle attività dell’ISGS si trova a oltre mille chilometri da Boko Haram e dalla principale area in cui opera l’ISWAP, nella regione Nord-orientale della Nigeria. Questa possibile collaborazione tra jihadisti, unita a quella con i banditi ed alcune comunità locali, nel Sahel genera una serie di rischi per la sicurezza che sono difficili da prevedere. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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