Armenia: negoziati con Azerbaigian solo dopo il ritiro delle truppe

Pubblicato il 20 maggio 2021 alle 9:27 in Armenia Azerbaigian Russia

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Il ministro della Difesa della Federazione Russa, Sergey Shoigu, ha tenuto, mercoledì 19 maggio, colloqui telefonici con l’omologo armeno, Vagharshak Harutyunyan, per discutere della situazione lungo la linea di confine azero-armena a seguito dell’avanzamento di 3,5 km delle truppe azere, avvenuto il 12 maggio.

Nel corso della conversazione telefonica, i ministri dei due Paesi hanno affermato l’importanza dei “peacekeepers” russi presenti nel territorio del Nagorno-Karabakh in quanto contribuiscono a mantenere stabile la situazione nella regione dove, in precedenza, si erano scontrate le forze armate azere e armene. È rilevante ricordare che la loro presenza sul territorio è stata sancita dall’accordo di pace sottoscritto da Baku, Mosca e Erevan, il 9 novembre 2020. In totale, nel Nagorno-Karabakh sono stati dispiegati 1960 militari, 90 veicoli trasporto truppe e 380 mezzi corrazzati. Tuttavia, Baku non aveva accolto con favore la presenza delle forze armate russe nel territorio, soprattutto in luce del fatto che Mosca, durante il conflitto, ha supportato la parte armena. Al contempo, la Turchia ha offerto sostegno economico e militare all’Azerbaigian e, nonostante ciò, non ha preso parte ai negoziati di pace in quanto mediatrice. Ritornando alla situazione attuale, il 18 maggio, il ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, Sergey Lavrov, ha affermato che Mosca si rende disponibile a svolgere, ancora una volta, il ruolo di intermediario per stabilizzare la disputa territoriale.

Nel frattempo, lo stesso 19 maggio, il segretario del Consiglio di Sicurezza dell’Armenia, Armen Grigoryan, ha commentato lo status dei negoziati con l’Azerbaigian per la demarcazione del territorio di confine tra i due Paesi. Grigoryan ha dichiarato che solo quando l’Esercito di Baku, capitale dell’Azerbaigian, ritirerà ufficialmente le truppe presenti nel territorio de jure armeno, potranno essere avviati i negoziati diplomatici per porre fine alla decennale disputa territoriale tra i due Paesi. Erevan ha altresì affermato di aver accolto con favore la proposta di Mosca di prendere parte alle trattative territoriali per risolvere il contenzioso rispetto la regione di Syunik, la quale confina a Est con l’Azerbaigian e a Ovest con l’enclave azera di Nakhchivan. Tuttavia, l’Armenia ha ribadito che l’integrità territoriale del Paese non sarà oggetto di discussione.

La disputa territoriale sorge dal fatto che i due Paesi, servendosi di mappe sovietiche diverse, rivendicano le zone di Syunik e di Gegharkunik come proprie. È a causa di ciò che, il 12 maggio, l’Armenia ha accusato l’Azerbaigian di aver dispiegato le proprie truppe lungo il confine con l’Armenia, nella regione di Syunik. Stando a quanto dichiarato dal Ministero della Difesa di Erevan, lo schieramento di truppe di Baku sarebbe stato ordinato al fine di demarcare i confini tra i due Paesi. Con questo “pretesto”, come lo ha definito l’Armenia, l’Azerbaigian avrebbe tentato di svolgere una serie di operazioni lungo il tratto territoriale che divide i due Stati. Le forze armate di Erevan hanno preso contromisure per interrompere la violazione territoriale, forzando le truppe azere a indietreggiare. Tuttavia, il giorno successivo, il 13 maggio, sono state denunciate altre violazioni da parte di Baku, i cui soldati erano diretti verso Sisian e Vardenis, due cittadine nella provincia di Syunik. A seguito delle ripetute violazioni, l’Armenia ha richiesto l’intervento dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) per avviare consultazioni incentrate sulla suddetta provincia e sul suo status territoriale. Il CSTO, formato da Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Russia e Tagikistan, è un’alleanza difensiva creata, il 15 maggio 1992, per salvaguardare il territorio dell’ex Unione Sovietica. A partire dal 2 dicembre 2004, l’Organizzazione ha ricevuto lo status di osservatore dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con la quale ha altresì stretto un accordo di cooperazione per mantenere la pace e la stabilità nelle aree di competenza.

La regione autonoma del Nagorno-Karabakh è contesa da decenni dall’Armenia e dall’Azerbaigian. Gli scontri, scoppiati il 27 settembre 2020, raggiunsero il culmine nel mese di ottobre dello stesso anno. Sulla base del trattato di pace, sottoscritti il 9 novembre 2020 sotto l’egida della Russia, l’Armenia ha ceduto il controllo sull’area del Nagorno-Karabakh e su tutti i sette distretti limitrofi all’Azerbaigian, i quali, dagli anni ‘90, erano stati occupati dalle forze armene. Inoltre, tra le altre disposizioni, l’intesa prevedeva il rilascio immediato di tutti i prigionieri di guerra da ambo le parti. L’Azerbaigian, però, è proprio sugli armeni catturati dopo la firma dell’armistizio che si è concentrato, affermando che l’obbligo di rilascio previsto dall’armistizio non può applicarsi a questi ultimi. Secondo il conteggio ufficiale, Baku ha rimpatriato solamente 58 armeni, dopodiché ha sostenuto di non avere più prigionieri di guerra nel suo territorio. Tale aspetto rimane uno dei punti critici ancora irrisolti tra Baku e Erevan.

La Repubblica dell’Artsakh, ovvero il territorio del Nagorno-Karabakh, ha un’importanza notevole in virtù della sua posizione, strategica soprattutto per il controllo dei gasdotti e oleodotti che vi transitano e forniscono idrocarburi per il mercato russo e turco. È anche importante ricordare che, sullo sfondo delle rivendicazioni territoriali azero-armene, un ruolo cruciale è da associare agli interessi della Turchia, che ha sostenuto militarmente l’Azerbaigan, e della Russia, alleata dell’Armenia.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese 

di Redazione

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