Afghanistan: la situazione nella provincia di Laghman

Pubblicato il 20 maggio 2021 alle 20:33 in Afghanistan Asia

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Il 20 maggio, i talebani hanno preso il controllo di un distretto della provincia di Laghman, situata appena ad Est di Kabul. Intanto, gli anziani e i militanti islamisti hanno concordato un nuovo cessate il fuoco nel vicino distretto di Alingar. 

Le forze armate afghane si sono ritirate dal centro del distretto di Dawlat Shah, a seguito di un assedio durato sei mesi, secondo quanto riferiscono fonti locali, citate dal quotidiano Tolo News. Il 20 maggio, i talebani hanno annunciato di aver preso il controllo degli edifici del governo distrettuale. L’area in questione si trova a 47 chilometri dalla città di Mehtarlam, il centro della provincia Laghman, e condivide il confine con la provincia di Panjshir. Da Kabul, intanto, il Ministero della Difesa ha dichiarato che le forze afghane respingeranno presto i talebani dalla zona.

I membri del consiglio provinciale hanno raccontato che i talebani hanno attaccato il distretto nelle prime ore del 20 maggio e “quasi 30 membri delle forze di sicurezza sono stati uccisi e feriti”. Hanno detto che “i talebani hanno anche preso il controllo di diversi avamposti di sicurezza”. Secondo alcuni, gli scontri si sono prolungati e potrebbero essere ancora in corso. Tuttavia, notizie contrastanti sono arrivate da Kabul, dove un portavoce del Ministero della Difesa ha inizialmente smentito il ritiro dal distretto di Dawlat Shah. 

Intanto, l’agenzia di stampa Reuters riferisce di un accordo tra il governo locale del vicino distretto di Alingar, formato da un concilio di anziani, e i talebani per un cessate il fuoco che duri fino al 21 giugno. I leader tribali hanno redatto una lettera di richiesta, una cosiddetta “Ariza”, che è stata poi firmata da due rappresentanti dei talebani e del governo. Reuters ha esaminato una copia della lettera. Tuttavia, un deputato di Laghman ha affermato che i militanti islamisti sono transitati proprio dal distretto di Alingar per lanciare l’assalto che ha fatto cadere Dawlat Shah. Secondo la stessa fonte, attacchi simili partono anche dalle vicine province di Kunar, Nuristan e Nangarhar. 

Già il 18 maggio la stampa afghana aveva lanciato l’allarme per gli scontri in corso nelle province di Nangarhar e Laghman, ad Est della provincia di Kabul. In particolare, il governatore di Nangarhar ha denunciato la presenza di cittadini pakistani tra i talebani e ha specificato che questi provenivano dalla provincia pakistana di Khyber Pakhtunkhwa e precisamente dai distretti confinanti con l’Afghanistan, appena oltre la cosiddetta “Linea Durand”. Il capo del Consiglio Provinciale di Nangarhar ha aggiunto: “Nei distretti di Khogyani, Hesarak e Shirzad, 800 militanti pakistani dei gruppi Jaish-e-Muhammad e Lashkar-e-Taiba stanno combattendo in prima linea a fianco dei talebani contro forze di sicurezza afghane”. Secondo il governatore della provincia di Nangarhar, i talebani hanno lanciato una campagna di arruolamento nelle madrase pakistane, che sono delle scuole religiose, cercando volontari pronti ad unirsi a loro nella guerra contro l’Afghanistan. Tuttavia, i talebani non hanno commentato tali dichiarazioni. 

Dal Pakistan, invece, il 19 maggio, il ministro degli Esteri, Shah Mahmood Qureshi, ha risposto alle recenti critiche del consigliere per la Sicurezza Nazionale dell’Afghanistan, Hamdullah Mohib, riguardanti le decisioni di Islamabad rispetto alla situazione in Afghanistan. Qureshi ha affermato che, da un lato, il presidente afghano sollecita il Pakistan alla cooperazione e, dall’altro, solleva accuse infondate contro il Paese. Il ministro pakistano, con queste dichiarazioni, ha fatto riferimento alle parole di Mohib che, parlando a un raduno nella provincia orientale di Nangarhar, ha criticato il ruolo del l’intelligence pakistano in Afghanistan. Anche il Ministero degli Esteri di Kabul ha supportato il consigliere per la Sicurezza Nazionale afghano, affermando tramite un portavoce che “il governo della Repubblica islamica dell’Afghanistan è obbligato a dire alla sua gente la verità come meglio crede, le preoccupazioni del popolo afghano riguardo al terrorismo sono condivise con il Pakistan su base regolare”. 

In tale contesto, è importante sottolineare che il governo afghano ha spesso accusato il Pakistan di supportare i talebani. Il 18 aprile, il presidente afghano, Ashraf Ghani, ha dichiarato che l’annuncio del ritiro delle forze straniere dall’Afghanistan forzerà Islamabad a prendere una decisione sull’opportunità di scegliere la cooperazione o il conflitto. In precedenza i due Paesi si sono vicendevolmente accusati di aver sostenuto l’instabilità dell’altro. Kabul, in particolare, accusa Islamabad di aver supportato i talebani, lasciandoli operare liberamente sul proprio territorio. Inoltre, una fazione di talebani pakistani, nota come Tahrik-i-Taliban Pakistan, minaccia la sicurezza della regione. Si tratta di un’organizzazione ombrello che unisce fino a 30 gruppi di militanti islamisti attivi lungo le aree tribali al confine tra Pakistan e Afghanistan. 

Per quanto riguarda l’Afghanistan, una crescente presenza di Tehrik-i-Taliban Pakistan nel Paese, con conseguenze negative dal punto di vista della sicurezza, è stata evidenziata dalle Nazioni Unite, all’inizio del 2021. Il ventisettesimo rapporto dell’Analytical Support and Sanctions Monitoring Team dell’ONU, pubblicato il 3 febbraio, afferma che TTP ha supervisionato una riunificazione di gruppi islamisti in Afghanistan con la partecipazione, quale moderatore, di al-Qaeda. Tale unione si è verificata tra luglio e agosto del 2020 e ha coinvolto organizzazioni note come Shehryar Mehsud, Jamaat-ul-Ahrar, Hizb-ul-Ahrar , Amjad Farooqi e Usman Saifullah (precedentemente noto come Lashkar-e-Jhangvi). Secondo il rapporto delle Nazioni Unite, questo ha rafforzato i ranghi del TTP, che contano tra le 2.500 e le 6.000 unità, e ha provocato un forte aumento degli attacchi nella regione. Tra luglio ed ottobre del 2020, l’organizzazione terroristica avrebbe effettuato oltre 100 attacchi transfrontalieri. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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