Yemen: perdurante escalation a Nord, tensioni sociali a Sud

Pubblicato il 19 maggio 2021 alle 12:05 in Medio Oriente Yemen

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Mentre gli sforzi diplomatici internazionali non sono riusciti a porre un freno all’escalation nelle regioni settentrionali yemenite, Ma’rib in primis, nel Sud la popolazione continua a mostrare un crescente malcontento, rischiando di alimentare nuove tensioni.

A riferirlo è il quotidiano al-Arab, basandosi sulle dichiarazioni, rilasciate il 18 maggio, da Aidarous al-Zubaidi, presidente del Consiglio di Transizione meridionale (STC), l’organismo portavoce dei gruppi secessionisti meridionali yemeniti, protagonisti delle tensioni, verificatesi a più riprese, che li hanno visti scontrarsi con il governo legittimo legato al presidente Rabbo Mansour Hadi. Lo stato di malcontento e “irrequietezza” a livello sia sociale sia politico è nato dal deterioramento delle condizioni economiche, sociali e di sicurezza, ulteriormente esacerbate dalla diffusione della pandemia di Covid-19. Ad aver alimentato la rabbia dei cittadini vi sono state anche le frequenti interruzioni di elettricità, durante le quali a un’ora di corretto funzionamento hanno spesso fatto seguito 15 ore di blackout.

La situazione è stata discussa, il 18 maggio, nel corso di un meeting del Consiglio di Transizione meridionale, durante la quale al-Zubaidi ha affermato che il STC non può rimanere inerme di fronte alle perduranti sofferenze della popolazione e che assumerà una posizione risoluta per garantire una vita dignitosa, oltre a servizi di base, sicurezza e stabilità. Tale affermazione è giunta dopo aver discusso con gli altri membri delle commissioni economiche e dell’Assemblea generale della situazione economica nelle regioni meridionali, del deterioramento dei servizi, del ritardo nei pagamenti degli impiegati statali, oltre che della “politica sistematica di punizione collettiva” condotta da forze influenti della presidenza yemenita contro le comunità del Sud dello Yemen. Ad essere accusate sono state le forze yemenite affiliate ad Hadi, oltre al suo governo, a cui è stato richiesto di ritornare nella capitale provvisoria Aden, per svolgere i propri compiti e adempiere ai suoi doveri.

L’apice degli sconvolgimenti degli ultimi mesi è stato raggiunto il 16 marzo, quando gruppi di manifestanti hanno preso d’assalto il palazzo presidenziale di Aden. Tale città risulta essere tuttora sotto il controllo delle forze separatiste del STC, sebbene fosse stato chiesto loro di ridispiegarsi su altri fronti yemeniti, in linea con quanto stabilito nel cosiddetto accordo di Riad del 5 novembre 2019. Era stata tale intesa, raggiunta dal governo legittimo yemenita e dai gruppi secessionisti, rappresentati dal STC, a porre fine alle violente tensioni che, dal 7 agosto 2019, avevano avuto inizio nella capitale provvisoria per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali.

Scopo dell’intesa è stato evitare un ulteriore “conflitto nel conflitto” in Yemen e scongiurare una spaccatura all’interno del fronte anti-Houthi, in particolare tra Riad e Abu Dhabi. Tra le diverse clausole concordate, vi è la formazione di un nuovo governo yemenita unitario, equamente suddiviso tra Nord e Sud, ufficialmente annunciato il 18 dicembre 2020. Un risultato simile è stato motivo di speranza da parte di chi credeva che ciò potesse portare alla risoluzione del più ampio conflitto yemenita, scoppiato a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014.

In realtà, le prime tensioni ad Aden risalgono al mese di aprile 2017, quando il presidente yemenita Hadi aveva accusato il governatore della città, Aidarous al-Zubaidi, di mancanza di lealtà, licenziandolo dall’incarico. Successivamente, l’11 maggio di quell’anno, in seguito alle proteste di massa contro l’allontanamento di al-Zubaidi, è nato il Consiglio di Transizione Meridionale, con a capo l’ex governatore di Aden, scelto per presiedere un consiglio di 26 seggi. L’ente ha dichiarato immediatamente la sua intenzione di “ripristinare lo Stato meridionale” riferendosi all’ex repubblica dello Yemen del Sud, esistita dal 1967 al 1990. Hadi, fin da subito, ha definito l’STC illegittimo. Nonostante ciò, quest’ultimo è riuscito a guadagnare cinque Ministeri all’interno del governo unitario annunciato nel dicembre scorso.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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