Offensive intorno a Kabul: combattenti dal Pakistan al fianco dei talebani

Pubblicato il 19 maggio 2021 alle 18:02 in Afghanistan Asia

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Si registrano nuovi scontri nelle province di Nangarhar e Laghman, appena ad Est della provincia di Kabul, dove 800 pakistani starebbero supportando i talebani contro le forze armate afghane. Timori anche a Sud-Ovest della capitale, per la conquista di nuovi territori a Maidan Wardak. 

Secondo quanto riferito il 18 maggio dal quotidiano Tolo News, nuovi combattimenti tra le due parti hanno interessato i distretti di Khogyani, Shirzad e Hesarak nella provincia orientale di Nangarhar e quelli di Dolat Shah e Ali Sheng, a Laghman. Entrambi i territori sono situati appena ad Est della provincia di Kabul. In tale area, tuttavia, i talebani avrebbero subito pesanti perdite. La questione più preoccupante in questa regione è il presunto supporto da parte di combattenti che provengono dal vicino Pakistan. 

Il governatore di Nangarhar, Zia-ul-Haq Amarkhail, ha riferito della presenza di cittadini pakistani tra i militanti talebani e ha specificato che questi provenivano dalla provincia pakistana di Khyber Pakhtunkhwa e precisamente dai distretti confinanti con l’Afghanistan, appena oltre la cosiddetta “Linea Durand”. A tale proposito, il capo del Consiglio Provinciale di Nangarhar ha aggiunto: “Nei distretti di Khogyani, Hesarak e Shirzad, 800 combattenti pakistani dei gruppi Jaish-e-Muhammad e Lashkar-e-Taiba stanno combattendo in prima linea a fianco dei talebani contro forze di sicurezza afghane”. Intanto, un capo della polizia distrettuale di Nangarhar ha comunicato l’avvio di un’operazione militare proprio nei distretti di Shirzad e Hesarak e ha aggiunto che questa stava procedendo regolarmente. 

Secondo il governatore della provincia di Nangarhar, i talebani hanno lanciato una campagna di arruolamento nelle madrase pakistane, che sono delle scuole religiose, cercando volontari pronti ad unirsi a loro nella guerra contro l’Afghanistan. Tuttavia, i talebani non hanno commentato tali dichiarazioni. Intanto, un membro del Consiglio Provinciale di Nangarhar, Naser Kamawal, ha sottolineato la necessità di affrontare la questione della presenza di militanti stranieri in Afghanistan. “Il nostro sistema diplomatico è davvero imperfetto. Ogni giorno vediamo pakistani in prima linea, i cui corpi vengono lasciati sui campi di battaglia; se chiediamo al governo pakistano di rendere conto, convocano il nostro ambasciatore. La nostra rappresentanza diplomatica deve essere autorizzata a discuterne e le prove (della presenza di pakistani in prima linea) dovrebbero essere usate a nostro favore”, ha dichiarato. 

Intanto, il Pakistan ha escluso la possibilità di fornire le proprie basi militari agli Stati Uniti per future operazioni antiterrorismo in Afghanistan, in una dichiarazione resa pubblica l’11 maggio. Il ministro degli Esteri pakistano, Shah Mehmood Qureshi, in un discorso ai giornalisti ad Islamabad, ha spiegato che il suo governo ha adottato una politica che gli consente di essere “solo partner di pace” e di non essere coinvolto in alcuna futura guerra statunitense. “Non intendiamo consentire il trasferimento di uomini sul terreno e nessuna base [statunitense] verrà trasferita in Pakistan”, ha dichiarato Qureshi quando gli è stato chiesto se l’esecutivo fosse sotto pressione per fornire supporto militare agli Stati Uniti. In tale contesto, è importante sottolineare che il governo afghano ha spesso accusato il Pakistan di supportare i talebani. Il 18 aprile, il presidente afghano, Ashraf Ghani, ha dichiarato che l’annuncio del ritiro delle forze straniere dall’Afghanistan forzerà Islamabad a prendere una decisione sull’opportunità di scegliere la cooperazione o il conflitto. In precedenza i due Paesi si sono vicendevolmente accusati di aver sostenuto l’instabilità dell’altro. Kabul, in particolare, accusa Islamabad di aver supportato i talebani, lasciandoli operare liberamente sul proprio territorio. 

Per quanto riguarda la sicurezza della capitale, i timori per un eventuale attacco talebano da più fonti permangono, anche a causa della situazione nella provincia di Maidan Wardak, situata a Sud-Ovest di Kabul. Il 19 maggio, un deputato locale ha riferito che 4 posti di blocco di sicurezza e tutta la valle di Sanglakh, nel distretto di Jalriz, sarebbero caduti nella mani dei talebani, a seguito di pesanti scontri avvenuti tra le due parti, lo stesso 19 maggio. Secondo la stessa fonte, il gruppo militante avrebbe avviato operazioni casa per casa per cercare le forze di sicurezza afghane rimaste intrappolate nell’area. Intanto, i quotidiani locali riferiscono che il prossimo attacco pianificato potrebbe interessare il distretto di Behsud della stessa provincia. Il Ministero della Difesa non ha fornito dettagli al riguardo, ma il vice portavoce Fawad Aman ha dichiarato che i rapporti che arrivano dal distretto di Jalriz sono imprecisi.

La tensione intorno alla capitale è cominciata a salire da quando, il 12 maggio, i funzionari afghani hanno confermato che i talebani hanno preso il controllo del distretto strategico di Nirkh, situato sempre nella provincia di Maidan Wardak. I militanti controllano anche il distretto di Burka, a Nord della capitale, e l’allerta è alta anche nella provincia di Logar. Si tratta di tre aree chiave per la sicurezza di Kabul. Il distretto di Nirkh, caduto nelle mani dei talebani l’11 maggio dopo un assedio durato alcuni giorni, si trova a soli 40 km dalla capitale. Il distretto di Burka, già nelle mani dei talebani da oltre una settimana, è situato nella provincia di Baghlan, che si trova appena a Nord di Kabul. Il controllo di questi territori rende più facile un eventuale assalto verso la capitale afghana e agevola anche il movimento nel resto del Paese, considerato che proprio attraverso Nirkh passano importanti autostrade che collegano le province centrali e meridionali dell’Afghanistan. 

Infine, il 18 maggio, il Ministero della Difesa ha riferito che almeno 251 militanti talebani sono stati uccisi e altri 193 sono rimasti feriti, nelle precedenti 24 ore, nelle 12 province di Ghazni, Zabul, Kandahar, Helmand, Uruzgan, Logar, Farah, Herat, Sar-e-Pul, Nimroz, Kunduz e Baghlan. Inoltre, armi e munizioni appartenenti al gruppo sono state distrutte durante le operazioni delle forze di sicurezza afghane e 67 diversi tipi di ordigni artigianali posizionati dai talebani sulle strade pubbliche sono stati scoperti e disinnescati. Nonostante la situazione particolarmente instabile, gli USA hanno comunque deciso di completare il ritiro delle proprie truppe. Tuttavia, il 22 aprile, il generale statunitense, Kenneth McKenzie, a capo delle forze armate di Washington in Medio Oriente, ha sottolineato il rischio di collasso dell’esercito di Kabul, dopo che gli Stati Uniti e la NATO avranno lasciato l’Afghanistan, durante un’udienza del Comitato per le Forze armate del Senato degli USA. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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