Libia: Washington ribadisce il proprio sostegno

Pubblicato il 19 maggio 2021 alle 11:11 in Libia USA e Canada

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Il sottosegretario di Stato degli Usa per gli Affari del Vicino Oriente, Joey Hood, ha svolto una visita nella capitale libica, Tripoli, il 18 maggio, durante la quale ha espresso il sostegno di Washington alla popolazione libica, al Forum di dialogo politico e al cammino di transizione intrapreso dal Paese Nord-africano.

Hood è stato accompagnato dall’ambasciatore e inviato speciale degli Stati Uniti in Libia, Richard Norland, nel corso di colloqui che l’hanno visto discutere con diverse personalità libiche, tra cui la ministra degli Esteri, Najla al-Mangoush, il premier ad interim, Abdul Hamid Dbeibah e il capo del Consiglio presidenziale, Mohamed al-Menfi. Uno dei punti al centro delle discussioni è stato l’accordo di cessate il fuoco siglato il 23 ottobre che, oltre a una tregua presso tutti i fronti di combattimento libici, prevede il ritiro di forze e mercenari stranieri dal Paese. A tal proposito, Hood ha esortato le autorità libiche a garantire la piena attuazione dell’intesa, a porre fine alla presenza di forze militari straniere, di qualsiasi tipo, e a organizzare elezioni presidenziali e legislative eque entro la data prevista, il 24 dicembre, senza ingerenze esterne.

Gli Stati Uniti, ha ribadito il sottosegretario, hanno accolto con favore i passi compiuti dalla popolazione libica verso una soluzione politica inclusiva e negoziata e sono pronti a sostenere il governo di unità nazionale ad interim e ad offrire quanto necessario a garantire le elezioni di dicembre. “L’obiettivo degli Stati Uniti è una Libia sovrana, stabile e unificata, senza ingerenze esterne, e uno Stato in grado di contrastare la minaccia terroristica”, ha affermato Hood, aggiungendo che il proprio Paese si oppone a qualsiasi escalation militare e a interventi stranieri. “Ci opponiamo ai combattenti stranieri, ci opponiamo alle forze per procura”, ha poi dichiarato il funzionario statunitense. Inoltre, per Hood, l’accordo relativo alla roadmap per le elezioni di dicembre è davvero rilevante ai fini della riconciliazione nazionale. Motivo per cui, anche Washington spera che possa essere delineata la base costituzionale attesa nel minor tempo possibile. Il sottosegretario ha altresì fatto accenno alla possibile riapertura dell’ambasciata statunitense a Tripoli e di un consolato a Bengasi, ma ha riferito che, per fare ciò, ci vorrà del tempo, oltre che maggiori misure sul campo. Da parte sua, al-Mangoush ha affermato che il proprio governo si sta impegnando per porre fine alla presenza di forze straniere e garantire una riconciliazione nazionale, basata su decisioni politiche libere prese dalla popolazione libica stessa.

Sono diversi gli analisti che hanno sottolineato come la visita e le dichiarazioni di Hood riflettano, ancora una volta, il perdurante e crescente impegno di Washington in Libia e il suo desiderio di porre fine all’intervento straniero nel Paese Nord-africano. Ciò è stato visibile anche con Richard Norland, ambasciatore dal primo agosto 2019 e nominato inviato speciale il 10 maggio scorso. Egli era giunto in Libia circa quattro mesi dopo che l’esercito di Khalifa Haftar, l’Esercito Nazionale Libico (LNA), aveva iniziato un’offensiva per prendere il controllo della capitale Tripoli, e, nell’ultimo anno, Norland è stato testimone di un periodo caratterizzato da trasformazioni significative per la Libia, dall’accordo di cessate il fuoco siglato il 23 ottobre 2020 dal Comitato militare congiunto 5+5 alle elezioni del 5 febbraio scorso all’interno del Forum di dialogo politico, che hanno portato alla successiva nomina di due nuovi organismi esecutivi ad interim. Si tratta di mosse che si spera mettano fine alla situazione di instabilità nata dal 15 febbraio 2011 e che consentano alla Libia di realizzare la transizione democratica auspicata.

Di fronte a tale scenario, un diplomatico statunitense ha affermato che intensificando il proprio impegno con i libici e con la comunità internazionale, gli USA stanno provando a muoversi in modo più efficace verso una sorta di riduzione neutrale ed equilibrata delle forze straniere. Parallelamente, la fonte ha evidenziato come l’apparente accettazione di Haftar del nuovo esecutivo rappresenti un segnale promettente che consentirà di interagire con il comandante dell’LNA come un attore libico rilevante nel processo di transizione. Tuttavia, la sfida principale continua a essere legata al coinvolgimento di parti straniere, dalla Russia alla Turchia agli Emirati Arabi Uniti (UAE).

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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