Israele-Palestina: i Paesi del Sud-Est Asia sostengono i palestinesi

Pubblicato il 19 maggio 2021 alle 10:56 in Indonesia Israele Palestina

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I Paesi a maggioranza musulmana del Sud-Est Asia, ovvero Indonesia, Malesia e Brunei, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta di condanna nei confronti di Israele in riferimento agli scontri in corso tra le forze israeliane e i palestinesi.

Il 16 maggio, il presidente indonesiano, Joko Widodo, il premier malese, Muhyiddin Yassin, e il sultano del Brunei,Hassanal Bolkiah, hanno criticato Israele per i raid aerei contro Gaza e quelle che hanno definito “politiche disumane, coloniali e di apartheid” nei confronti della popolazione palestinese. In particolare, i tre hanno dichiarato: “Condanniamo nella maniera più assoluta le violazioni evidenti e ripetute e le aggressioni degli israeliani contro i civili nei territori palestinesi occupati e, in particolare, a Gerusalemme Est e nella Striscia di Gaza, che hanno ucciso, ferito e fatto soffrire molti, compresi donne e bambini”. I tre hanno quindi ripetuto la loro solidarietà e il loro impegno verso la popolazione palestinese, compresi “il loro diritto di auto-determinazione e la creazione di uno Stato di Palestina indipendente e sovrano”.

La dichiarazione dei tre leader è stata poi sostenuta dai rispettivi ministri degli Esteri in occasione di un incontro d’emergenza dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica (OIC), formata da 57 membri, del 16 maggio. Quest’ultimo incontro è stato indetto dall’Arabia Saudita e i suoi partecipanti hanno condannato gli attacchi israeliani e hanno accusato di “crimini sistematici” contro i palestinesi le autorità di Israele. A conclusione dell’evento, la ministra degli esteri dell’Indonesia, Retno Marsudi, ha dichiarato: “Dobbiamo agire insieme e adesso. La giustizia deve prevalere per il popolo palestinese”, su Twitter.

Secondo The Diplomat, le affermazioni di Malesia, Indonesia, e Brunei non sarebbero arrivate scevre da calcoli di politica interna. In particolare, la loro dichiarazione congiunta avrebbe rispecchiato la grande eco che ha la causa palestinese sulle circoscrizioni interne più conservatrici di ognuno. Oltre a questo, nessuno tra i tre Paesi ha relazioni diplomatiche con Israele e gli effetti di assumere una posizione critica nei suoi confronti sarebbero limitati a livello internazionale, anche per quanto riguarda i rapporti con il loro principale partner economico, ovvero la Cina. Al contrario, se la questione israelo-palestinese dovesse aggravarsi, potrebbe diventare un punto di divisione tra i tre Paesi del Sud-Est Asia e gli Stati Uniti. Questi ultimi sostengono Israele e potrebbero vedere indebolito il loro “soft-power” nella regione. Per The Diplomat, la questione israelo-palestinese resterà periferica nelle relazioni tra gli USA e i Paesi a maggioranza musulmana del Sud-Est Asia ma potrebbe comunque frenare le relazioni di Washington con i suoi principali partner regionali.

Sempre lo scorso 16 maggio, la Cina ha criticato Washington per aver finora impedito al Consiglio di Sicurezza dell’Onu di rilasciare una dichiarazione congiunta sulla questione. Gli USA sostengono il diritto all’auto-difesa di Israele dagli attacchi di Hamas.

Le tensioni israelo-palestinesi sono scoppiate nella sera del 10 maggio scorso, quando l’Esercito israeliano e il gruppo palestinese Hamas hanno iniziato ad attaccare i rispettivi territori, in quello che è stato definito il più intenso scambio di bombardamenti dal 2014. Tali vicende hanno rappresentato il culmine di giorni di tensione che hanno interessato diversi luoghi sacri di Gerusalemme Est, primo fra tutti la moschea di al-Aqsa, presa d’assalto dalle forze israeliane nella mattina del 10 maggio

I palestinesi rivendicano il proprio diritto sulla Cisgiordania, Gerusalemme Est e la Striscia di Gaza, aree che sono state loro sottratte da Israele in seguito alla guerra dei sei giorni, avvenuta nel 1967. Il 20 agosto 1993, la conclusione degli accordi di Oslo aveva portato alla creazione dell’Autorità Palestinese dell’anno successivo e aveva previsto per i territori contesi una soluzione a due Stati con un’unica capitale, Gerusalemme, divisa in due parti, per risolvere le dispute tra Israele e Palestina. In tale contesto, nel 2007, Hamas ha preso il controllo della Striscia di Gaza dopo aver sconfitto le forze fedeli al presidente palestinese, Mahmoud Abbas, in un breve conflitto che fece seguito alla vittoria elettorale di Hamas sul partito Al-Fath alle elezioni svoltesi nei territori palestinesi nel 2006.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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