Hong Kong chiude il suo ufficio di rappresentanza a Taiwan

Pubblicato il 19 maggio 2021 alle 13:11 in Hong Kong Taiwan

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L’Ufficio per l’economia, il commercio e la cultura di Hong Kong a Taiwan, noto come Hong Kong Economic, Trade and Cultural Office (HKETCO),  ha sospeso temporaneamente le sue operazioni a partire dal 18 maggio. Taipei si è detta dispiaciuta di tale decisione “unilaterale”, confermando che il proprio ufficio ad Hong Kong resterà aperto.

Nella dichiarazione rilasciata dalle autorità di Hong Kong non sono stati forniti dettagli riguardo alle motivazioni della sospensione delle attività dello HKETCO, tuttavia, un portavoce del governo locale citato da Bloomberg ha chiarito che la scelta non sia dovuta al recente aumento dei contagi di coronavirus a Taiwan.

Secondo quanto dichiarato da fonti anonime al South China Morning Post, la decisione di chiudere l’ufficio è stata presa dall’Ufficio per gli affari costituzionali e della Cina continentale del governo di Hong Kong che gestisce le relazioni con Taiwan. I contratti lavorativi dei dipendenti dell’ufficio sono stati interrotti con effetto immediato

Più esperti citati da South China Morning Post hanno dichiarato che la decisione di Hong Kong sia stata politicamente motivata. Le relazioni tra le autorità di Hong Kong e Taiwan stanno attraversando un periodo di tensioni. Da un lato, la prima è amministrata da figure vicine a Pechino, prima fra tutti la governatrice Carrie Lam. Dall’altro, la presidente delle autorità di Taiwan, Tsai Ing-wen, ha sostenuto le proteste pro-democrazia iniziate a Hong Kong dal 2019 e represse dalle autorità guidate da Lam.

La chiusura è arrivata dopo che Hong Kong ha deciso di non rinnovare i permessi lavorativi agli 8 membri del personale dell’ufficio di TECO. Lo scorso 17 maggio, il vice presidente del consiglio per gli affari della Cina continentale di Taiwan, Chiu Chui-cheng, ha dichiarato che gli 8 impiegati abbiano adempito alle pratiche burocratiche per restare ad Hong Kong e non hanno mai violato gli accordi tra le parti durante la loro permanenza. In risposta, anche Taipei aveva sospeso i rinnovi dei permessi lavorativi per il personale dello HKETCO.

Dalla sua apertura nel 2011, l’ufficio aveva svolto la funzione di centro diplomatico informale e aveva consentito la comunicazione tra le parti, facilitando gli scambi commerciali e di affari tra le parti. Nello stesso anno era stato aperto anche l’Ufficio Economico e Culturale di Taipei (TECO) ad Hong Kong.  Secondo più osservatori, gli ultimi sviluppi potrebbero portare ad un ulteriore deterioramento delle relazioni tra Hong Kong e Taiwan che potrebbero tornare ad un livello di interazioni rudimentali che avevano caratterizzato il loro rapporto nei decenni precedenti il 2011.

Prima del 18 maggio, il 16 luglio 2020, al direttore del TECO ad Hong Kong, Kao Ming-tsun, e ad altri due funzionari era stato negato il rinnovo del visto, per essersi rifiutati di sottoscrivere una dichiarazione emessa dal governo locale in cui era loro richiesto di riconoscere il principio “una sola Cina”, così come lo stato di diritto di Hong Kong e della sua Basic Law, una legge nazionale della RPC che funge da costituzione de facto per l’isola e al cui Allegato III è stata inserita la nuova legge sulla sicurezza per Hong Kong. Quest’ultima è stata approvata lo scorso 30 giugno e con essa, a hong Kong, sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e atti di terrorismo, rendendoli atti criminali, ed è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale che prevede l’impiego di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino sull’isola.

Hong Kong fa ufficialmente parte della Cina dal primo luglio 1997, quando fu ultimato il passaggio della sua sovranità dal Regno Unito al governo di Pechino, secondo una serie di condizioni stabilite nella Dichiarazione congiunta sino-inglese, siglata il 19 dicembre 1984 e registrata come un trattato dall’Onu. In base a tale documento, le relazioni di Hong Kong con il governo centrale sono state regolate dal modello “un Paese, due sistemi”, volto a garantire un certo grado di indipendenza all’isola, che negli anni si era sviluppata su un modello economico, politico e sociale inglese e capitalista, molto distante dal modello del socialismo con caratteristiche cinesi adottato da Pechino. Tale principio e modalità di gestione sarebbero dovuti restare in vigore fino al 2047 ma, per molti, la legge sulla sicurezza nazionale li avrebbe erosi

Secondo il principio di “una sola Cina”, invece, l’isola di Taiwan e il territorio occupato dalla RPC formano un solo Paese di cui l’isola sarebbe una provincia. Tuttavia, a Taipei è presente un governo autonomo noto come Repubblica di Cina (ROC) con a capo la presidente avversa a Pechino e a capo del Partito Progressista Democratico (PPD) Tsai Ing-wen, la quale ha sempre categoricamente respinto il principio di “una sola Cina”.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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