Gli USA chiedono una de-escalation immediata tra Israele e Gaza

Pubblicato il 19 maggio 2021 alle 20:45 in Israele USA e Canada

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In una telefonata, il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha lanciato un appello al primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, affermando che è necessario che le tensioni tra Israele e Gaza diminuiscano immediatamente. 

Secondo quanto riferito il 19 maggio dalla portavoce della Casa Bianca, Karine Jean-Pierre, i due leader hanno discusso dettagliatamente della situazione a Gaza, dei progressi israeliani volti a diminuire le capacità offensive di Hamas e altre organizzazioni terroristiche e degli sforzi diplomatici in corso, in collaborazione con i governi dei Paesi della regione. “Il presidente ha comunicato al primo ministro che si aspettava una significativa riduzione dell’escalation oggi, per aprire la strada ad un cessate il fuoco”, ha aggiunto la portavoce della Casa Bianca. La chiamata, la quarta tra i due leader nell’ultima settimana, è stata effettuata poco prima che Biden lasciasse Washington per il Connecticut, dove doveva partecipare all’inaugurazione dell’Accademia della Guardia Costiera degli Stati Uniti.

Nei primi giorni del conflitto, Biden ha effettivamente dato alle forze israeliane più tempo per portare avanti la loro offensiva contro i militanti palestinesi a Gaza, ribadendo il diritto di Israele a “difendersi” dalle aggressioni di Hamas, in linea con le politiche portate avanti dalle precedenti amministrazioni statunitensi. Prima della chiamata del 19 maggi, il presidente degli USA non aveva ancora insistito pubblicamente sulla necessità di negoziare un cessate il fuoco immediato. Tuttavia, con il passare dei giorni, Biden ha dovuto affrontare crescenti pressioni, anche da parte dei colleghi democratici, affinché assumesse un ruolo più attivo e rilasciasse dichiarazioni pubbliche a favore di un cessate il fuoco tra Israele e i militanti palestinesi nella Striscia di Gaza. 

Tuttavia, anche dopo la telefonata, Netanyahu ha affermato che il suo Paese per il momento non è disposto ad accettare una tregua e lo sarà solo quando gli obiettivi prefissati verranno raggiunti. Nel corso di un discorso rivolto agli ambasciatori stranieri in Israele, sempre il 19 maggio, Netanyahu ha dichiarato che non si può fissare una data precisa per la fine delle tensioni. Tuttavia, ha aggiunto che Israele desidera preservare la vita dei civili palestinesi e ha aggiunto che è stato fatto tutto il possibile per placare la situazione a Gerusalemme e nella moschea di al-Aqsa, sfociata poi in una violenta escalation, a partire dal 10 maggio. Funzionari medici palestinesi hanno affermato che 223 persone sono state uccise in 10 giorni di bombardamenti aerei di Israele nella striscia di Gaza. Le autorità israeliane, da parte loro, affermano che il bilancio delle vittime causate dai razzi di Hamas nel loro Paese è pari a 12.

Un’altra questione che crea preoccupazioni nella regione riguarda il possibile coinvolgimento di militanti libanesi nelle tensioni. Il 19 maggio, il portavoce dell’esercito israeliano, Avichay Adraee, ha affermato che 4 missili sono stati lanciati dal Libano meridionale verso Israele e, nello specifico, in direzione della Galilea occidentale. Di questi, uno è stato intercettato dalle forze armate israeliane, uno è caduto in un’area disabitata, mentre gli altri due sono precipitati in mare. Da parte sua, ha affermato il portavoce, Israele ha colpito alcuni obiettivi all’interno dei territori libanesi. Quello del 19 maggio è il terzo incidente di tal tipo dall’inizio dell’escalation. Tuttavia, sia il partito politico palestinese al-Fatah sia le forze di sicurezza del Libano hanno più volte affermato che il fronte libanese non verrà coinvolto. 

La violenta escalation ha rappresentato il culmine di giorni di tensione a Gerusalemme Est, che hanno interessato diversi luoghi sacri, primo fra tutti la moschea di al-Aqsa, presa d’assalto dalle forze israeliane nella mattina del 10 maggio, giorno in cui il gruppo palestinese Hamas aveva avvertito Israele della possibilità di un attacco su larga scala se le forze israeliane non si fossero ritirate dalla Spianata delle Moschee e dal monte del Tempio, oltre che dal compound della moschea entro le 2:00 del mattino. Alla luce della mancata risposta da parte israeliana, Hamas ha iniziato a lanciare razzi contro Gerusalemme già dalla sera del 10 maggio, proseguiti poi nel corso dei giorni successivi. Agli attacchi del gruppo palestinese ha immediatamente fatto seguito la risposta israeliana.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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