Escalation a Gaza: Israele si fermerà una volta raggiunti gli obiettivi

Pubblicato il 19 maggio 2021 alle 16:52 in Israele Palestina

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Mentre i raid di Israele e dei gruppi palestinesi continuano a colpire la Striscia di Gaza e le città meridionali israeliane, il primo ministro dello Stato ebraico, Benjamin Netanyahu, ha affermato che il suo Paese è disposto ad accettare una tregua solo quando gli obiettivi prefissati verranno raggiunti.

Nel corso di un discorso rivolto, mercoledì 19 maggio, agli ambasciatori stranieri in Israele, Netanyahu ha negato l’ipotesi di una data precisa per porre fine alle tensioni scoppiate il 10 maggio scorso, ma ha affermato che il proprio Paese desidera preservare la vita dei civili palestinesi e che è stato fatto tutto il possibile per placare la situazione a Gerusalemme e nella moschea di al-Aqsa, sfociata poi in una violenta escalation. Come riportato da al-Arabiya, Netanyahu ha affermato che Israele sta combattendo le forze estremiste, riferendosi ad Hamas e al Movimento per il Jihad Islamico, e che “non ha altra scelta che scoraggiare quei gruppi terroristici”, i quali immagazzinano armi sottoterra nella Striscia di Gaza e tra le aree residenziali, mentre utilizzano civili come scudi umani. Al contempo, il premier israeliano ha rivolto critiche contro chi accusa Israele di quanto sta accedendo, affermando che si tratta di dichiarazioni che danneggiano lo status e gli interessi di altre democrazie che si ritrovano ad affrontare situazioni simili. A detta di Netanyahu, è stato il gruppo palestinese Hamas ad iniziare la guerra, lanciando razzi contro Gerusalemme e ad oggi,19 maggio, il numero di missili lanciati contro obiettivi israeliani ha raggiunto quasi quota 4000.

Parallelamente, il capo di stato maggiore generale delle Forze di Difesa israeliane, Gabi Ashkenazi, anch’egli presente al meeting del 19 maggio, ha ringraziato l’amministrazione statunitense per il sostegno offerto, affermando che ciò indica che Israele non è solo a far fronte al terrorismo. Ashkenazi ha poi rivolto l’attenzione al caso presentato dalla popolazione palestinese alla Corte penale internazionale, che vede Israele sotto accusa per aver perpetrato crimini di guerra in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. Ciò, a detta del capo di stato maggiore, rischia di influenzare negativamente le opportunità di sviluppo delle relazioni regionali, mentre Israele difficilmente compirà passi positivi verso la popolazione palestinese, se questa accusa i soldati israeliani di crimini.

Il 19 maggio anche il presidente dell’Autorità palestinese, Mahmoud Abbas, ha tenuto un discorso dinanzi al Parlamento arabo, l’organismo legislativo della Lega araba, durante il quale ha affermato che non potrà esservi né pace, né sicurezza, né un accordo, né elezioni senza Gerusalemme, sottolineando che ciò che viene chiesto è la pace, non la guerra, ma che, al contempo, non possono essere trascurati i diritti del popolo palestinese. Circa la situazione a Gaza, Abbas ha definito quanto perpetrato da Israele “terrorismo di Stato” e ha parlato di “crimini di guerra” perseguibili ai sensi del Diritto internazionale. La parte palestinese, ha poi aggiunto Abbas, è pronta a collaborare con il Quartetto internazionale al fine di raggiungere una pace giusta e duratura che garantisca i diritti del popolo palestinese di libertà e indipendenza, mentre è stato chiesto all’amministrazione statunitense di intervenire per porre fine a tutte le azioni perpetrate da Israele contro il popolo palestinese, oltre a fermare l’escalation in corso, così da avviare gli sforzi per giungere a una soluzione politica basata su decisioni di legittimità internazionale.

Al momento, il bilancio delle vittime, provocate dal 10 maggio, include almeno 219 palestinesi, tra cui 61 bambini, e 1442 feriti a Gaza, mentre 12 persone sono state uccise e altre 309 sono rimaste ferite in Israele. Al contempo, circa 24 individui hanno perso la vita in altri territori della Cisgiordania, teatro di scontri tra le forze israeliane e la popolazione palestinese locale. Riportando gli ultimi aggiornamenti sul campo, un corrispondente di al-Arabiya ha affermato che almeno 6 palestinesi sono rimasti uccisi, il 19 maggio, nel quartiere di Bir al-Naja, presumibilmente colpito anche da munizioni di fosforo. Parallelamente, raffiche di razzi sono state lanciate contro gli insediamenti israeliani e contro la città meridionale di Ashkelon. Di questi, 7 sono precipitati all’interno degli insediamenti di confine, provocando danni materiali. Il quotidiano al-Araby al-Jadeed ha riferito di attacchi missilistici anche contro Ashdod e Beersheba, una risposta delle Brigate al-Qassam, il braccio militare di Hamas, agli attacchi di Israele contro obiettivi civili.

Non da ultimo, sempre il 19 maggio, il portavoce dell’esercito israeliano, Avichay Adraee, ha affermato che 4 missili sono stati lanciati dal Libano meridionale verso Israele e, nello specifico, in direzione della Galilea occidentale. Di questi, uno è stato intercettato dalle forze di Israele, uno è caduto in un’area disabitata, mentre gli altri due sono precipitati in mare. Da parte sua, ha affermato il portavoce, Israele ha colpito alcuni obiettivi all’interno dei territori libanesi. Quello del 19 maggio è il terzo incidente di tal tipo dall’inizio dell’escalation. Tuttavia, sia Fatah sia le forze di sicurezza del Libano hanno più volte affermato che il fronte libanese non verrà impiegato per rispondere a Israele.

La violenta escalation ha rappresentato il culmine di giorni di tensione a Gerusalemme Est, che hanno interessato diversi luoghi sacri, primo fra tutti la moschea di al-Aqsa, presa d’assalto dalle forze israeliane nella mattina del 10 maggio, giorno in cui il gruppo palestinese Hamas aveva avvertito Israele della possibilità di un attacco su larga scala se le forze israeliane non si fossero ritirate dalla Spianata delle Moschee e dal monte del Tempio, oltre che dal compound della moschea entro le 2:00 del mattino. Alla luce della mancata risposta da parte israeliana, Hamas ha iniziato a lanciare razzi contro Gerusalemme già dalla sera del 10 maggio, proseguiti poi nel corso dei giorni successivi. Agli attacchi del gruppo palestinese ha immediatamente fatto seguito la risposta israeliana.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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