Cosa ha detto Di Maio nell’ultima informativa alla Camera sul Mediterraneo

Pubblicato il 19 maggio 2021 alle 20:01 in Italia Medio Oriente

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Il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha tenuto un’informativa alla Camera, mercoledì 19 maggio, parlando della sicurezza nel Mediterraneo allargato alla luce dei recenti sviluppi. Il ministro ha aperto il suo discorso sottolineando che per la politica estera dell’Italia l’area assume un’importanza strategica fondamentale.

Di Maio si è concentrato, durante il suo intervento, su due temi, ovvero quello del riaccendersi del conflitto israelo-palestinese e quello della stabilizzazione della Libia, con riferimento specifico alla vicenda dei pescherecci italiani. “In quanto Paese che si proietta nel Mediterraneo quale ponte naturale tra l’Europa e il vicinato meridionale, l’Italia si impegna a contribuire alla soluzione pacifica dei conflitti aperti e, soprattutto, costruire un’agenda positiva per il Mediterraneo, che ne valorizzi il potenziale quale piattaforma di connettività tra Europa, Africa e Asia e quale luogo di collaborazione e prosperità”, ha dichiarato il capo della Farnesina, sottolineando altresì la centralità della presenza statunitense nell’area, considerata un elemento di stabilità geopolitica. 

Relativamente alla questione israelo-palestinese, Di Maio ha evidenziato il ruolo importante giocato dall’Italia ricordando tutti i recenti incontri organizzati con lo scopo di favorire una distensione a Gaza. Nella giornata di martedì 18 maggio, il ministro ha avuto una conversazione telefonica con l’omologo israeliano Ashkenazi, mentre il giorno prima aveva sentito il collega palestinese Malki. Oltre ad altri incontri con attori di primo piano dell’area, lunedì 17 maggio Di Maio ha accolto, in occasione di una visita programmata da tempo, il ministro iraniano Javad Zarif, al quale avrebbe espresso forte preoccupazione per gli attacchi in Israele e in Palestina “condannando come inaccettabili i lanci di razzi da Gaza e auspicando al contempo una pronta de-escalation”. 

Parlando di quanto fatto dalla Comunità internazionale per cercare di fermare l’escalation tra israeliani e palestinesi, Di Maio ha ricordato che l’8 maggio, all’intensificarsi degli scontri a Gerusalemme, il “Quartetto per il Medio Oriente”, composto da Nazioni Unite, Unione europea, Stati Uniti e Federazione Russa, ha rilasciato una dichiarazione in cui si chiamano le parti alla cessazione immediata delle violenze e all’esercizio della massima moderazione. “Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, e il suo Coordinatore Speciale per il Processo di Pace in Medio Oriente, Tor Wennesland, hanno lanciato l’appello per un’immediata distensione”, ha sintetizzato il ministro, ribadendo anche gli sforzi dell’Unione Europea, con varie dichiarazioni del suo Alto Rappresentante, Josep Borrell, della Casa Bianca, di Paesi dell’UE, tra cui Italia, Francia e Germania, nonché di Regno Unito, Russia e attori regionali come Egitto e Giordania.

“Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito d’urgenza a porte chiuse il 10 e il 12 maggio e, da ultimo, il 16 maggio in una sessione pubblica alla quale sono intervenuti il Segretario Generale Guterres e il Coordinatore Speciale Wennesland. Guterres ha assicurato che le Nazioni Unite stanno dialogando con tutti gli attori rilevanti per addivenire a un cessate il fuoco immediato e ha indicato quale unica via per un’uscita dalla crisi la realizzazione di una soluzione a due Stati, negoziata tra le parti e in linea con i parametri internazionali. Il Coordinatore Speciale, unendosi all’appello del Segretario Generale per una cessazione immediata delle ostilità, ha deplorato l’alto costo in vite umane, soprattutto civili, richiamando tutte le parti al rispetto del diritto internazionale umanitario”, ha evidenziato il capo della Farnesina.

L’Italia, ha sottolineato Di Maio, ha mostrato profonda preoccupazione per la situazione a Gaza e ha lanciato una serie di appelli che possono essere sintetizzati in 6 punti: fermare immediatamente il conflitto per prevenire l’ulteriore perdita di vite umane; condannare il lancio di razzi da parte di Hamas, considerata, in linea con l’Unione Europea, organizzazione terroristica; riconoscere il diritto di Israele di proteggere la propria popolazione civile ma invitare l’esercito ad adottare una risposta proporzionata e in linea con il diritto umanitario internazionale; avviare misure di de-escalation ed evitare un’estensione del conflitto, ripristinando la sicurezza a Gerusalemme e a Gaza; sostenere il quartetto per il Medio Oriente; rilanciare il processo di pace. 

Rispetto alla Libia, il ministro degli Esteri ha annunciato che “la prossima missione in Italia del primo ministro libico Dabaiba è prevista per il 31 maggio prossimo”. Durante la visita del premier, ha specificato Di Maio, “si svolgerà anche un business forum che permetterà ai principali attori economici italiani di interloquire con il primo ministro libico e diversi membri del suo Governo”. 

Il Paese nordafricano ha avviato una fase di transizione politica volta a mettere definitivamente fine alla sua perdurante crisi, iniziata il 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Dopo il cessate il fuoco annunciato il 21 agosto 2020 dal premier del precedente governo di Tripoli, Fayez al-Sarraj, e dal presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, il 23 ottobre le delegazioni del vecchio Governo di Accordo Nazionale (GNA) e dell’Esercito Nazionale Libico si sono ufficialmente impegnate a garantire una tregua permanente nel Paese, sotto l’egida delle Nazioni Unite. La transizione è ufficialmente iniziata con le elezioni del 5 febbraio scorso, svoltesi sotto l’egida dell’Onu, all’interno del Forum di Dialogo Politico. Queste hanno portato alla nomina di nuove autorità esecutive: Abdelhamid Dbeibah alla guida del nuovo esecutivo e Mohamed al-Menfi a capo del Consiglio presidenziale. L’obiettivo è garantire l’organizzazione di elezioni presidenziali e legislative per il 24 dicembre 2021. Parallelamente, è stato formato un nuovo governo “di tutti i libici” che ha formalmente posto fine alla separazione tra il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale, riconosciuto a livello internazionale, e il governo con sede a Tobruk.

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Chiara Gentili

di Redazione

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