Ceuta: il governo spagnolo intensifica i rimpatri di migranti marocchini

Pubblicato il 19 maggio 2021 alle 16:23 in Immigrazione Marocco Spagna

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Le autorità spagnole stanno continuando le espulsioni di massa di migranti dall’enclave nordafricana di Ceuta e, dopo due giorni di tensione alla frontiera con il Marocco, la situazione si starebbe normalizzando. Anche la polizia marocchina sta intensificando le operazioni di contenimento dei tentativi di ingresso in territorio spagnolo. Al momento, hanno fatto ritorno in Marocco almeno 5.600 degli 8.000 migranti arrivati a Ceuta tra lunedì 17 e martedì 18 maggio. La cifra include le persone respinte dopo aver attraversato irregolarmente il confine e quelle che hanno abbandonato l’enclave volontariamente.

“Stiamo effettuando il rimpatrio immediato di coloro che sono entrati in modo irregolare”, ha detto il primo ministro, Pedro Sanchez, davanti al Parlamento. Nella mattinata di mercoledì 19 maggio, soldati spagnoli in tenuta da combattimento e agenti di polizia stavano scortando direttamente in Marocco migranti che tentavano di raggiungere Ceuta a nuoto. Funzionari spagnoli locali hanno accusato le autorità marocchine di non aver vigilato attentamente sul loro lato del confine e hanno collegato il comportamento di Rabat alla decisione del governo di Madrid di accogliere nel Paese il leader del Fronte Polisario, Brahim Ghali, bisognoso di cure mediche dopo aver contratto il Covid.

Martedì sera, il ministro di Stato marocchino per i diritti umani, El Mustapha Ramid, ha suggerito, in una dichiarazione, che il Marocco avesse diritto ad allentare i controlli alle frontiere dopo la notizia del ricovero di Ghali. “Cosa si aspettava la Spagna dal Marocco dopo aver visto il suo vicino ospitare il capo di un gruppo che ha preso le armi contro il Regno?” ha scritto Ramid su Facebook. “Il Marocco ha il diritto di rilassarsi e sgranchirsi le gambe … in modo che la Spagna sappia che sottovalutare il Marocco comporta dei costi”, ha aggiunto.

Sanchez, dal canto suo, non ha fatto esplicito riferimento al collegamento tra i due eventi e ha definito la nazione nordafricana un’amica della Spagna. Inoltre, il Ministero degli Interni ha elogiato la cooperazione con il Marocco sui rimpatri di migranti. Il ministro degli Esteri spagnolo, Arancha Gonzalez Laya, ha specificato, in un’intervista radiofonica mercoledì mattina, che la Spagna è sempre stata “squisitamente prudente” nei confronti del Sahara occidentale e ha sottolineato che il Paese non ha mai voluto attribuire al ricovero di Ghali “un carattere aggressivo”. Madrid sostiene di aver accettato di accogliere il leader del Fronte Polisario per “motivi umanitari”.

Secondo una fonte contattata dall’agenzia di stampa Reuters ma rimasta anonima, Rabat avrebbe richiamato il suo ambasciatore a Madrid per consultazioni, affermando che le relazioni con la Spagna avrebbero bisogno di un momento di “riflessione”. Le autorità marocchine, tuttavia, non hanno risposto alle richieste di commento.

Dal canto loro, diverse Ong spagnole attive in ambito migratorio hanno espresso “preoccupazione” per i “respingimenti express” attuati in risposta all’arrivo di migliaia di migranti nell’enclave di Ceuta. “Si stanno mandando indietro molte persone in virtù di un accordo tra la Spagna e il Marocco che permette i respingimenti express, contrari al diritto internazionale”, ha evidenziato un comunicato della Commissione Spagnola di Aiuto ai Rifugiati e altre organizzazioni. Con quest’espressione si intendono i respingimenti compiuti senza aver prima effettuato processi di identificazione o procedimenti amministrativi o giuridici sui migranti in questione.

Nel frattempo, l’alta corte spagnola ha fatto sapere di aver convocato Ghali per un’udienza preliminare, il primo giugno, in un caso che riguarda le accuse di crimini di guerra mosse nei suoi confronti. La convocazione è il primo passo verso un potenziale processo a suo carico. Ghali, secondo quanto riferito da Reuters, avrebbe tuttavia rifiutato di firmare la convocazione.

Ghali è attualmente oggetto di numerose denunce presentate alla giustizia spagnola da ex membri del Fronte Polisario per violazione dei diritti umani e crimini di terrorismo, stupro, sequestro di persone, torture, sparizioni forzate. I crimini di cui è accusato il capo del Fronte Polisario si sarebbero verificati tra il 1976 al 1989 ai danni di civili spagnoli e saharawi. Vari testimoni sono comparsi davanti al tribunale nazionale di Madrid, nel marzo 2014, per fornire la loro versione sulle presunte torture avvenute nella prigione di Errachid. Qualche anno dopo, prima nel 2008 e poi nel 2016, il giudice Pablo Ruiz ha convocato Ghali in tribunale per affrontare le accuse a suo carico, ma l’uomo non si è mai presentato. 

La disputa sul Sahara Occidentale ha avuto inizio nel 1975 quando, in seguito al ritiro del dominio spagnolo, il Marocco ha annesso una parte di tale area, situata sulla costa Nord-occidentale dell’Africa. In risposta, nel 1976, il Fronte Polisario, costituitosi come movimento il 10 maggio 1973, ha annunciato la nascita della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (SADR), instaurando un governo in esilio in Algeria ed intraprendendo una guerriglia per l’indipendenza durata fino al 6 settembre 1991, anno in cui venne dichiarato un cessate il fuoco, promosso dalla Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO).

Ad oggi, il governo di Rabat rivendica la propria sovranità sul Sahara Occidentale, mentre il Fronte Polisario continua a battersi affinché venga indetto un referendum per l’autodeterminazione del proprio territorio, dove risiede circa mezzo milione di individui. Da un lato, il Fronte controlla una striscia desertica del Sahara Occidentale a Est delle mura di difesa del Marocco. Si stima che i militanti siano circa 10.000, concentrati non nel Sahara Occidentale, ma a Tindouf, città dove il Fronte organizza campi profughi per la popolazione sahrawi. Il Marocco, dall’altro lato, controlla circa l’80% del territorio, che comprende depositi di fosfato e zone per la pesca.

Nonostante l’adesione del Marocco al cessate il fuoco, i tentativi del fronte separatista di effettuare operazioni militari contro le postazioni dell’esercito marocchino hanno portato Rabat a rivendicare il diritto di autodifesa, al fine di garantire la integrità territoriale e sicurezza nazionale. Dopo circa 30 anni dalla proclamazione del cessate il fuoco, le tensioni si sono riaccese il 13 novembre 2020, quando le autorità marocchine hanno deciso di intervenire nella zona cuscinetto di Guerguerat, un piccolo villaggio nell’estremo Sud-Ovest del Sahara occidentale, per rispondere alle “pericolose e inaccettabili provocazioni” del Fronte Polisario. In realtà, già il 21 ottobre, stando a quanto riportato da fonti marocchine, gruppi armati fedeli al Fronte Polisario, pari a circa 70 combattenti, avevano chiuso il valico di frontiera tra Marocco e Mauritania e si erano infiltrati nell’area di Guerguerat, ostacolando la circolazione di persone e merci, oltre a limitare il lavoro degli osservatori militari della Missione dell’Onu.

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Chiara Gentili

di Redazione

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