Yemen: l’Onu condanna l’attacco degli Houthi a Hodeidah

Pubblicato il 18 maggio 2021 alle 10:00 in Medio Oriente Yemen

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La Missione di monitoraggio delle Nazioni Unite a Hodeidah (UNMHA), governatorato situato nell’Ovest dello Yemen, ha condannato l’attacco perpetrato dalle milizie di ribelli sciiti Houthi, che ha causato la morte di un civile e il ferimento di altri cinque.

In particolare, il 16 maggio, un drone carico di esplosivi ha colpito un mercato affollato situato nel distretto di al-Durahymi, nel Sud del suddetto governatorato, mentre circa cento abitanti locali sostavano nel luogo, in occasione dell’Eid al-Fitr, la festività celebrata al termine del mese sacro di Ramadan. Stando a quanto dichiarato dal ministro dell’Informazione yemenita, Moammar al-Eryani, il drone lanciato era di manifattura iraniana, mentre l’episodio è stato incluso nel quadro dei ripetuti crimini e violazioni perpetrati dal gruppo sciita contro civili e aree residenziali della provincia di Hodeidah. Alla luce di ciò, il ministro yemenita ha esortato l’inviato speciale delle Nazioni Unite e la missione dell’Onu a condannare quanto accaduto, ritenendolo un crimine di guerra, oltre che un atto terroristico, e a sostenere il cosiddetto accordo di Stoccolma.

La risposta della missione onusiana è giunta il 17 maggio, quando, in una dichiarazione, UNMHA, oltre a condannare l’episodio del 16 maggio, ha messo in luce la necessità di cessare gli attentati contro civili. È stata la medesima organizzazione a sottolineare come, negli ultimi giorni, sia stato registrato un aumento delle azioni ostili “indiscriminate” nelle aree residenziali di Hodeidah e, di conseguenza, un maggior numero di segnalazioni di vittime civili. Alla luce di ciò, il capo del Comitato di coordinamento del reinserimento, il Generale Abahjit Goha, ha anche lanciato un appello alle parti coinvolte nel conflitto yemenita, affinché rispettino i propri obblighi e si impegnino a proteggere la popolazione civile, ai sensi del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani, al fine ultimo di favorire la pace nel governatorato occidentale e nei restanti territori yemeniti. “I combattimenti in corso nelle aree residenziali devono finire”, sono state le parole di Goha.

Hodeidah rappresenta un porto essenziale per la popolazione yemenita, in quanto è qui che giunge gran parte degli aiuti umanitari destinati ad un popolo vittima di quella che è stata definita, dalle Nazioni Unite, la peggior crisi umanitaria al mondo, derivante dal perdurante conflitto civile. Il governatorato è stato incluso nell’accordo siglato il 13 dicembre 2018, il cosiddetto Accordo di Stoccolma, il quale rappresenta, sino ad ora, una delle poche intese che ha visto sedersi al tavolo dei negoziati le due parti belligeranti, i ribelli Houthi e il governo legittimo yemenita, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi. In base a tale patto, i ribelli sciiti avevano accettato di porre fine alle tensioni e di ritirarsi da tutti e tre i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere a una delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area. La fase di relativa tregua ha consentito alla Missione delle Nazioni Unite di istituire posti di blocco e di monitoraggio nel governatorato dal 19 ottobre 2019, con il fine di garantire il rispetto del cessate il fuoco. Inoltre, in base al suddetto patto, agli Houthi è stato affidato il controllo della città di Hodeidah, del centro del governatorato e del porto, definito strategico, mentre le forze governative sono stanziate presso gli ingressi meridionali e orientali. 

Nonostante l’accordo, negli ultimi anni la tregua è stata ripetutamente violata e gli Houthi sono stati più volte accusati di aver perpetrato attacchi e bombardamenti per mezzo di droni, artiglieria pesante, mine e ordigni esplosivi anche in aree residenziali, provocando vittime civili. Una delle più recenti escalation si è verificata nel mese di gennaio scorso, dopo che, negli ultimi tre mesi del 2020, il numero di vittime civili a Hodeidah è stato pari a 153, il che ha rappresentato il numero più alto mai registrato in qualsiasi altro governatorato dello Yemen.

L’episodio del 16 maggio a Hodeidah è giunto in un momento in cui l’attenzione internazionale è rivolta verso un altro governatorato yemenita, Ma’rib, una delle ultime roccaforti settentrionali controllate dalle forze yemenite, teatro di una violenta escalation dalla prima settimana di febbraio scorso. Circa gli ultimi sviluppi, il 17 maggio, l’esercito yemenita ha riferito di aver lanciato un attacco a sorpresa contro le milizie ribelli presso l’asse occidentale di Kassara, provocando perdite umane e materiali per il gruppo sciita. Nonostante gli Houthi non siano ancora riusciti ad ottenere risultati significativi nella regione di Ma’rib, essi sembrano tuttora determinati a prenderne possesso, al fine di completare i propri piani espansionistici nel Nord dello Yemen e conquistare una regione strategica ricca di risorse petrolifere. Il tutto si colloca nel quadro del conflitto civile yemenita, scoppiato a seguito del colpo di Stato del 21 settembre 2014.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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