Palestina: ok ai negoziati con Israele a Mosca

Pubblicato il 18 maggio 2021 alle 15:21 in Israele Palestina Russia

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L’ambasciatore della Palestina presso la Federazione Russa, Abdel Hafiz Nofal, ha annunciato, martedì 18 maggio, che la Palestina si è resa disponibile per avviare, nella città di Mosca, i negoziati diretti con Israele. La notizia è stata rilasciata dall’agenzia di stampa russa TASS lo stesso 18 maggio.

Nofal ha affermato che la Palestina si è espressa favorevole all’iniziativa della Russia, avanzata il 17 maggio, sulla convocazione del formato ampliato del “Quartetto del Medio Oriente”. Gli Stati Uniti, dal canto loro, si sono opposti, secondo quanto riferito dal quotidiano russo Izvestija. Il Quartetto del Medio Oriente, che nel formato ristretto include la Russia, gli USA, le Nazioni Unite e l’Unione Europea, nel quadro ampliato 4+4+2+1 riunirebbe anche l’Egitto, la Giordania, gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrain, la Palestina, Israele e l’Arabia Saudita. Tale formato esteso, ha ribadito la Palestina, permetterebbe di sviluppare un piano d’azione da affrontare poi in una conferenza internazionale indetta appositamente per contribuire a normalizzare il conflitto israelo-palestinese e per garantire la stabilità in Medio Oriente. Inoltre, Ahmad Majdalani, membro del Comitato esecutivo dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina, ha affermato che il Paese sostiene l’iniziativa di Mosca di estendere il Quartetto per il Medio Oriente ad un numero maggiore di membri.

In precedenza, il viceministro degli Esteri della Federazione Russa, Sergei Vershinin, in collegamento da remoto per la riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 16 maggio, ha ribadito che Mosca invita entrambe le parti in conflitto ad avviare un dialogo diplomatico, sottolineando che la Russia è disposta ad ospitare nella sua capitale il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, e l’omologo palestinese, Mahmoud Abbas, per un vertice.

Lo stesso 18 maggio, il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha esortato Israele e il gruppo palestinese di Hamas ad interrompere i bombardamenti per “cercare attivamente soluzioni basate sulle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nonché sui principi di diritto internazionale”. Anche in precedenza, il 14 maggio, Putin si era espresso sull’escalation tra Gaza e Tel Aviv, affermando che il conflitto avrebbe avuto significative ripercussioni anche per gli interessi di sicurezza di Mosca. Allo stesso tempo, il vicepresidente del Consiglio della Federazione, Konstantin Kosachev, ha sottolineato che la Russia sta compiendo sforzi a tutti i livelli per risolvere la crisi israelo-palestinese per evitare che si protragga ulteriormente.

A partire da lunedì 10 maggio, gli scontri tra l’Esercito israeliano e il gruppo palestinese Hamas si sono acuiti, fino a diventare, mercoledì 12 maggio, quello che è stato definito come il più intenso scambio di bombardamenti su Gaza dal 2014. La violenta escalation ha rappresentato il culmine di giorni di tensione a Gerusalemme Est, che hanno interessato diversi luoghi sacri, primo fra tutti la moschea di al-Aqsa, presa d’assalto dalle forze israeliane nella mattina del 10 maggio, giorno in cui il gruppo palestinese Hamas aveva avvertito Israele della possibilità di un attacco su larga scala se le forze israeliane non si fossero ritirate dalla Spianata delle Moschee e dal monte del Tempio, oltre che dal compound della moschea entro le 2:00 del mattino. Alla luce della mancata risposta da parte israeliana, Hamas ha iniziato a lanciare razzi contro Gerusalemme già dalla sera del 10 maggio, proseguiti poi nel corso dei giorni successivi. Agli attacchi del gruppo palestinese ha immediatamente fatto seguito la risposta israeliana.

Il conflitto tra il gruppo palestinese Hamas e Israele, tuttavia, ha avuto inizio qualche giorno prima,  quando, il 2 maggio, la Corte Suprema Israeliana ha ordinato a quattro famiglie di abbandonare, entro il 6 maggio, le proprie abitazioni nel quartiere di Sheikh Jarrah. Tale decisione non è stata accolta con favore dai palestinesi, i quali sono scesi in piazza per protestare. Gli scontri sono poi culminati in un vero e proprio conflitto militare.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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