Francia: al vertice di Parigi si discute della ripresa africana post-Covid

Pubblicato il 18 maggio 2021 alle 18:01 in Africa Francia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

È iniziata oggi, martedì 18 maggio, la riunione economica del vertice di Parigi, in cui i leader africani e i capi degli istituti di credito internazionali cercheranno di accordarsi sui modi per finanziare la ripresa post-coronavirus e di discutere la gestione dei debiti del continente.

Il vertice si inserisce nel quadro degli sforzi del presidente francese, Emmanuel Macron, finalizzati a riformulare l’impegno della Francia in Africa, dove una volta era una delle maggiori potenze coloniali. Si stima che il continente dovrà affrontare un deficit di quasi 300 miliardi di dollari entro la fine del 2023, mentre cerca di riprendersi dalla recessione.

“Siamo qui riuniti per invertire quella che è diventata una divergenza molto pericolosa tra le economie avanzate e i Paesi in via di sviluppo, specialmente in Africa”, ha detto in apertura Kristalina Georgieva, capo del Fondo monetario internazionale (FMI). La direttrice ha poi sottolineato che la produzione economica del continente africano aumenterà solo del 3,2% nel 2021 rispetto al 6% del resto del mondo. La Banca africana di sviluppo prevede che fino a 39 milioni di persone potrebbero cadere in povertà quest’anno, con molti Paesi africani a rischio per via dei debiti. 

L’incontro di Parigi ha visto la partecipazione di circa 30 presidenti e primi ministri africani ed europei, nonché dei capi delle istituzioni finanziarie globali come il Fondo e la Banca mondiale. Macron ha dichiarato, durante il suo intervento, che l’Africa avrebbe bisogno di una sorta di “New Deal” per potersi riprendere.

I capi degli enti finanziari internazionali avevano concordato, ad aprile, di aumentare le riserve del FMI di 650 miliardi di dollari e di estendere il congelamento del servizio del debito per aiutare i Paesi in via di sviluppo ad affrontare la pandemia. I colloqui di Parigi di martedì, invece, si stanno concentrando su come riallocare i diritti speciali di prelievo (DSP) che sono riservati ai Paesi sviluppati. Macron ha affermato che gli Stati ricchi dovrebbero reindirizzare i loro DSP in modo che l’allocazione per l’Africa aumenti a 100 miliardi di dollari. “Questa è una grande opportunità per vedere come possiamo raccogliere fondi per salvare l’Africa, che è stata duramente colpita da questa pandemia”, ha detto il presidente della Repubblica Democratica del Congo Felix Tshisekedi, che attualmente è anche presidente dell’Unione Africana.

Al centro degli incontri vi sono altresì le discussioni sulla ricostituzione dell’Associazione Internazionale per lo Sviluppo della Banca mondiale, che fornisce aiuti di emergenza, sugli investimenti del settore privato e sulla questione più ampia di come trattare la crisi del debito. “Il presidente ha parlato di massicce cancellazioni del debito e continua a pensare che sia molto importante dare liquidità ai Paesi africani e consentire loro di investire”, ha detto all’agenzia di stampa Reuters un funzionario presidenziale francese, in condizioni di anonimato. Macron ha infine parlato della necessità di aiutare l’Africa ad accelerare la sua campagna di vaccinazione contro il COVID e ha affermato che la comunità internazionale dovrebbe mirare a somministrare vaccini al 40% della popolazione africana entro la fine del 2021.

L’incontro di martedì fa parte di una riunione più ampia che ha preso il nome di Conferenza Internazionale di Sostegno alla Transizione Democratica del Sudan ed è iniziata lunedì 17 maggio. La Francia ha annunciato di cancellare il debito di 5 miliardi di dollari per dare sollievo all’economia del Sudan, in difficoltà a causa del debito estero. “Siamo uno dei creditori più importanti e siamo favorevoli alla cancellazione dell’intero debito di 5 miliardi di dollari che il Sudan ci deve. Questo è un vero significato del nostro sostegno alla transizione. La Francia farà ogni sforzo per alleviare il debito estero sudanese”, ha annunciato Macron durante la conferenza stampa tenuta insieme al presidente del Consiglio sovrano di transizione del Sudan, Abdel Fattah Al-Burhan, e al primo ministro, Abdallah Hamdok. 

È probabile che il Fondo inizi il processo entro giugno e anche il Regno Unito, gli Stati Uniti, la Norvegia e l’Arabia Saudita hanno deciso di aiutare a cancellare il resto degli arretrati. Hamdok ha descritto l’annuncio come una “pietra miliare spartiacque” nella transizione del Sudan. “Con questo, il governo sarà in grado di creare posti di lavoro e soddisfare le aspirazioni dei giovani sudanesi che sono scesi in strada due anni fa”, ha detto il premier, riferendosi alle proteste di piazza che hanno portato, nell’aprile 2019, alla caduta dell’ex presidente Omar al-Bashir. L’anno scorso, il governo di transizione sudanese aveva avviato importanti riforme economiche, inclusa la liquidazione degli arretrati e l’unificazione del tasso di cambio, per accedere alla cancellazione del debito nell’ambito dell’iniziativa HIPC (Heavily Indebted Poor Countries) del Fondo Monetario Internazionale. La valutazione dell’HIPC ha favorito il condono della maggior parte del debito estero del Sudan, stimato a circa 49,8 miliardi di dollari.

Il Sudan sta attraversando una fragile transizione dalla cacciata del presidente Omar al-Bashir, a seguito di proteste di massa contro il suo governo. L’amministrazione, a maggioranza civile insediatasi dopo la cacciata di al-Bashir, si è impegnata nel tentativo di stabilizzare le regioni colpite da decenni di guerra civile. Secondo le Nazioni Unite, nel Darfur, il conflitto principale si sarebbe placato nel corso degli anni, ma gli scontri etnici e tribali continuerebbero a divampare periodicamente, soprattutto tra pastori arabi nomadi e agricoltori sedentari dei gruppi etnici non arabi.

Tra gli ultimi sviluppi positivi registrati nel Paese, il 14 dicembre, dopo 27 anni, gli Stati Uniti hanno formalmente rimosso il Sudan dalla lista nera degli Stati sponsor del terrorismo. Il governo degli Stati Uniti aveva aggiunto il Sudan alla sua lista di “Paesi sostenitori del terrorismo” nel 1993 ritenendo che il governo di al-Bashir stesse supportando organizzazioni terroristiche e offrendo rifugio ai loro membri. Tale designazione aveva reso impossibile per il Sudan accedere ad agevolazioni quali la cancellazione del debito o finanziamenti provenienti da istituti internazionali.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.