Crisi migratoria tra Spagna e Marocco: la situazione a Ceuta

Pubblicato il 18 maggio 2021 alle 14:55 in Immigrazione Marocco Spagna

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Tensioni tra Marocco e Spagna per via di quanto sta accadendo nell’enclave di Ceuta, una delle due città autonome spagnole, insieme a Melilla, che si trova sulla costa del continente africano. Nella giornata di lunedì 17 maggio, più di 5.000 migranti nordafricani, di cui circa 1.500 minorenni, sono entrati illegalmente a Ceuta. È la prima volta che in Spagna vengono registrati così tanti ingressi irregolari nel giro di 24 ore. Nella mattinata di martedì 18 maggio sono arrivati anche i primi disordini, con alcune persone che hanno lanciato sassi dal lato marocchino contro agenti della Guardia Civil spagnola schierati alla frontiera. Questi ultimi hanno risposto con spari in aria e la Polizia Nazione è intervenuta lanciando fumogeni, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Efe. Al momento, non sono stati riportati feriti.

Tra la notte di domenica 16 e lunedì 17 maggio, almeno 6.000 persone sono riuscite a entrare nell’enclave spagnola. Le immagini diffuse online hanno mostrato migranti lasciare le coste del Marocco nuotando o utilizzando mezzi di fortuna, con addosso solo i propri vestiti. L’elenco delle nazionalità include non solo marocchini, ma anche cittadini di Paesi dell’Africa subsahariana. 

Madrid ha mobilitato il suo esercito per rafforzare la gestione del fenomeno migratorio nella regione e sarebbero già 2.700 i migranti rimandati in Marocco dall’enclave spagnola di Ceuta. Lo ha riferito, in conferenza stampa, il ministro dell’Interno spagnolo, Fernando Grande-Marlaska. Dal canto suo, il primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez, ha dichiarato che la priorità del suo Paese è ripristinare la “normalità” a Ceuta. “I cittadini di Ceuta devono sapere che hanno il sostegno assoluto del governo spagnolo e che useremo la massima fermezza per garantire la loro sicurezza e difendere la loro integrità di fronte a qualsiasi sfida”, ha scritto oggi Sanchez su Twitter. A causa della situazione nella città autonoma, il premier ha annullato il suo viaggio a Parigi dove avrebbe discusso di Africa con Macron e numerosi altri leader e diplomatici. 

I media internazionali hanno collegato la crisi migratoria alla crescente tensione tra Rabat e Madrid per via della decisione del governo spagnolo di accogliere nel Paese il leader del Fronte Polisario, Brahim Ghali, bisognoso di cure mediche dopo aver contratto il Covid. Il Ministero degli Esteri marocchino ha condannato l’azione della Spagna, definendola contraria allo spirito di cooperazione tra i due Paesi. Il governo spagnolo ha risposto affermando che il ricovero di Ghali è giustificato da “motivi umanitari”. Secondo la stampa, la controversia avrebbe spinto il Marocco ad allentare i controlli migratori alla frontiera favorendo in questo modo un afflusso di massa a Ceuta. Generalmente, i servizi di sicurezza marocchini, tra cui la Marina reale, la Direzione generale della sorveglianza territoriale (DGST) e la Direzione nazionale della sicurezza nazionale (DGSN) collaborano per combattere la migrazione irregolare, la tratta di esseri umani e altre attività criminali. Nel 2020, la polizia ha arrestato 466 sospetti criminali collegati a 123 reti di traffico di esseri umani e ha impedito a 9.179 migranti irregolari diretti in Europa, di cui 6.162 di nazionalità straniera, di lasciare il Marocco.

Ghali è attualmente oggetto di numerose denunce presentate alla giustizia spagnola da ex membri del Fronte Polisario per violazione dei diritti umani e crimini di terrorismo, stupro, sequestro di persone, torture, sparizioni forzate. I crimini di cui è accusato il capo del Fronte Polisario si sarebbero verificati tra il 1976 al 1989 ai danni di civili spagnoli e saharawi. Vari testimoni sono comparsi davanti al tribunale nazionale di Madrid, nel marzo 2014, per fornire la loro versione sulle presunte torture avvenute nella prigione di Errachid. Qualche anno dopo, prima nel 2008 e poi nel 2016, il giudice Pablo Ruiz ha convocato Ghali in tribunale per affrontare le accuse a suo carico, ma l’uomo non si è mai presentato. 

La disputa sul Sahara Occidentale ha avuto inizio nel 1975 quando, in seguito al ritiro del dominio spagnolo, il Marocco ha annesso una parte di tale area, situata sulla costa Nord-occidentale dell’Africa. In risposta, nel 1976, il Fronte Polisario, costituitosi come movimento il 10 maggio 1973, ha annunciato la nascita della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (SADR), instaurando un governo in esilio in Algeria ed intraprendendo una guerriglia per l’indipendenza durata fino al 6 settembre 1991, anno in cui venne dichiarato un cessate il fuoco, promosso dalla Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO).

Ad oggi, il governo di Rabat rivendica la propria sovranità sul Sahara Occidentale, mentre il Fronte Polisario continua a battersi affinché venga indetto un referendum per l’autodeterminazione del proprio territorio, dove risiede circa mezzo milione di individui. Da un lato, il Fronte controlla una striscia desertica del Sahara Occidentale a Est delle mura di difesa del Marocco. Si stima che i militanti siano circa 10.000, concentrati non nel Sahara Occidentale, ma a Tindouf, città dove il Fronte organizza campi profughi per la popolazione sahrawi. Il Marocco, dall’altro lato, controlla circa l’80% del territorio, che comprende depositi di fosfato e zone per la pesca.

Nonostante l’adesione del Marocco al cessate il fuoco, i tentativi del fronte separatista di effettuare operazioni militari contro le postazioni dell’esercito marocchino hanno portato Rabat a rivendicare il diritto di autodifesa, al fine di garantire la integrità territoriale e sicurezza nazionale. Dopo circa 30 anni dalla proclamazione del cessate il fuoco, le tensioni si sono riaccese il 13 novembre 2020, quando le autorità marocchine hanno deciso di intervenire nella zona cuscinetto di Guerguerat, un piccolo villaggio nell’estremo Sud-Ovest del Sahara occidentale, per rispondere alle “pericolose e inaccettabili provocazioni” del Fronte Polisario. In realtà, già il 21 ottobre, stando a quanto riportato da fonti marocchine, gruppi armati fedeli al Fronte Polisario, pari a circa 70 combattenti, avevano chiuso il valico di frontiera tra Marocco e Mauritania e si erano infiltrati nell’area di Guerguerat, ostacolando la circolazione di persone e merci, oltre a limitare il lavoro degli osservatori militari della Missione dell’Onu.

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Chiara Gentili

di Redazione

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