Armenia-Azerbaigian: ancora tesa la situazione al confine, continuano i negoziati

Pubblicato il 18 maggio 2021 alle 10:33 in Armenia Azerbaigian

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Il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, ha affermato, martedì 18 maggio, che la reazione dell’Armenia sulla situazione al confine potrebbe portare ad un aumento delle tensioni tra le parti. A Baku, capitale dell’Azerbaigian, Aliyev ha ribadito di essere d’accordo con Eravan sulla necessità di organizzare negoziati diplomatici per delimitare i confini tra i due Paesi. Le trattative, però, a detta di Baku, dovranno essere condotte in conformità con la dichiarazione trilaterale sul Karabakh, ovvero il trattato di pace sottoscritto, il 9 novembre 2020, da Baku e Erevan, sotto l’egida della Russia.

Lo stesso 18 maggio, Aliyev ha tenuto colloqui telefonici con il consigliere per la sicurezza nazionale deli Stati Uniti, Jake Sullivan. Quest’ultimo, dopo aver riferito che la Casa Bianca è preoccupata per le crescenti tensioni lungo il confine azero-armeno, ha ribadito che Washington si impegna a facilitare una riconciliazione tra Baku e Erevan, sottolineando che l’accordo dovrebbe essere stretto a margine di una discussione diplomatica e costruttiva con focus sullo status territoriale delle aree contese. In risposta, il presidente dell’Azerbaigian ha concordato con quanto dichiarato da Sullivan in relazione ai negoziati diplomatici ed ha affermato di essere intenzionato a garantire una pace e una stabilità duratura nella regione. Tuttavia, Aliyev ha sottolineato che una risposta inadeguata dall’Armenia rispetto alla crisi lungo il confine, così come i suoi tentativi di internazionalizzare la questione, rappresentano fattori che potrebbero “aumentare le tensioni nella regione”. Pertanto, il capo di Stato azero ha invitato Erevan a risolvere tutte le controversie pacificamente durante il processo di negoziazione.

Nel frattempo, l’agenzia di stampa armena Armenpress ha reso noto, martedì 18 maggio, che la situazione lungo il confine non è cambiata dal 12 maggio, nonostante sia stata definita “relativamente calma”. Le forze armate dell’Armenia sono state dispiegate lungo il confine per impedire all’Esercito azero di avanzare nel territorio del Paese. Il Ministero della Difesa di Erevan ha annunciato che le forze armate armene, attualmente, stanno monitorando le regioni di Syunik e Gegharkunik, aree che confinano con l’Azerbaigian e che sono tornate sotto il “completo controllo” dell’Armenia. Si prevede che i negoziati per la piena risoluzione della situazione attuale proseguiranno domani, 19 maggio. Erevan ha ribadito la sua posizione, affermando che “l’invasione dei territori della Repubblica dell’Armenia sono inaccettabili”, invitando i militari azeri nella regione a “lasciare l’area” e interrompere le provocazioni.

Il giorno precedente, il 17 maggio, a seguito della richiesta armena di ricorrere all’intervento dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO),  il premier di Erevan, Nikol Pashinyan, ha dichiarato che il Paese ha attivato le procedure previste dall’accordo sulla sicurezza collettiva e il sistema strategico armeno-russo. Inoltre, anche Pashinyan ha affermato che la situazione lungo il confine è rimasta invariata dal 12 maggio, sebbene alcuni militari azeri si siano allontanati. Il premier ha ribadito che la posizione di Erevan rimane invariata: i militari azeri dovranno lasciare l’Armenia, altrimenti il Paese continuerà a ricorrere al CSTO e ai meccanismi alleati armeno-russi.

Il CSTO, formato da Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Russia e Tagikistan, è un’alleanza difensiva creata, il 15 maggio 1992, per salvaguardare il territorio dell’ex Unione Sovietica. A partire dal 2 dicembre 2004, l’Organizzazione ha ricevuto lo status di osservatore dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con la quale ha altresì stretto un accordo di cooperazione per mantenere la pace e la stabilità nelle aree di competenza.

La mattina del 12 maggio, l’Azerbaigian è stato accusato di aver dispiegato le proprie truppe lungo il confine con l’Armenia, nella regione di Syunik. Stando a quanto dichiarato dal Ministero della Difesa di Erevan, lo schieramento di truppe di Baku sarebbe stato ordinato al fine di chiarire con precisione i confini tra i due Paesi. Con questo “pretesto”, come lo ha definito l’Armenia, l’Azerbaigian avrebbe tentato di svolgere una serie di operazioni lungo il confine. Le forze armate di Erevan hanno preso contromisure per interrompere la violazione territoriale, forzando le truppe azere a indietreggiare. Tuttavia, il giorno successivo, il 13 maggio, sono state riportate altre violazioni di Baku, i cui soldati erano diretti verso Sisian e Vardenis, due cittadine nella provincia di Syunik. A seguito delle ripetute violazioni, l’Armenia ha richiesto l’intervento dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) per avviare consultazioni incentrate sulla suddetta provincia e sul suo status territoriale.

La regione autonoma del Nagorno-Karabakh è contesa da decenni dall’Armenia e dall’Azerbaigian. Gli scontri, scoppiati il 27 settembre 2020, raggiunsero il culmine nel mese di ottobre dello stesso anno. Sulla base del trattato di pace, sottoscritti il 9 novembre 2020 sotto l’egida della Russia, l’Armenia ha ceduto il controllo sull’area del Nagorno-Karabakh e su tutti i sette distretti limitrofi all’Azerbaigian, i quali, dagli anni ‘90, erano stati occupati dalle forze armene. Inoltre, tra le altre disposizioni, l’intesa prevedeva il rilascio immediato di tutti i prigionieri di guerra da ambo le parti. L’Azerbaigian, però, è proprio sugli armeni catturati dopo la firma dell’armistizio che si è concentrato, affermando che l’obbligo di rilascio previsto dall’armistizio non può applicarsi a questi ultimi. Secondo il conteggio ufficiale, Baku ha rimpatriato solamente 58 armeni, dopodiché ha sostenuto di non avere più prigionieri di guerra nel suo territorio. Tale aspetto rimane uno dei punti critici ancora irrisolti tra Baku e Erevan.

La Repubblica dell’Artsakh, ovvero il territorio del Nagorno-Karabakh, ha un’importanza notevole in virtù della sua posizione, strategica soprattutto per il controllo dei gasdotti e oleodotti che vi transitano e forniscono idrocarburi per il mercato russo e turco. È anche importante ricordare che, sullo sfondo delle rivendicazioni territoriali azero-armene, un ruolo cruciale è da associare agli interessi della Turchia, che ha sostenuto militarmente l’Azerbaigan, e della Russia, alleata dell’Armenia.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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