Afghanistan: i talebani lanciano un’offensiva ad Herat

Pubblicato il 18 maggio 2021 alle 17:12 in Afghanistan Asia

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La mattina del 18 maggio, i talebani hanno lanciato un attacco nel distretto di Obe, nella provincia occidentale di Herat. Intanto, la regione è sconvolta anche dalle violenze tra militanti islamisti. 

Secondo quanto ha riferito la stampa locale, che cita il governatore provinciale Waheed Qatali, l’assalto del 18 maggio è iniziato con la distruzione di un ponte che collegava il distretto di Obe con il resto della provincia di Herat. Le autorità afghane hanno aggiunto che 3 combattenti talebani, tra cui un comandante, sono stati uccisi negli scontri, che sono ancora in corso. Da parte loro, i talebani non hanno ancora commentato l’assalto. “Questo è il loro primo attacco di gruppo nella provincia dopo il cessate il fuoco di tre giorni dell’Eid”, ha aggiunto il governatore, facendo riferimento alla festa musulmana che segna la fine del mese sacro del Ramadan. In occasione di questa ricorrenza, dal 12 al 15 maggio, le due parti non hanno lanciato nuove offensive. 

Le violenze del 18 maggio ad Herat arrivano a seguito di un appello lanciato pochi giorni prima, il 13 maggio, dalla stessa provincia. In tale data le forze di sicurezza e difesa della regione hanno chiesto la negoziazione di un cessate il fuoco permanente e l’avvio di nuovi negoziati. A tale proposito, Nizamuddin, un soldato dell’esercito afghano stanziato ad Herat, ha dichiarato: “È un piacere che entrambe le parti in conflitto abbiano annunciato un cessate il fuoco di 3 giorni. Meritiamo tutti un cessate il fuoco permanente, ma anche di 3 giorni è un bene”. Secondo la stampa locale, l’uomo è originario della provincia di Badakhshan e negli ultimi cinque mesi ha combattuto nelle province occidentali del Paese, minacciate dalle continue offensive dei talebani. “Non ho preso un giorno di licenza in cinque mesi e ho lavorato in varie divisioni nelle province di Badghis e Farah, così come nel distretto di Shindand”, ha aggiunto Nizamuddin. 

Oltre alle violenze tra talebani e forze armate afghane, la provincia è stata teatro anche di scontri tra fazioni di militanti islamisti. Poco prima del cessate il fuoco, l’11 maggio, il mullah Abdul Mannan Niazi, il vice leader di un gruppo fuoriuscito dai talebani, guidato dal mullah Rasul, è stato ferito a morte durante un attacco effettuato dai talebani pakistani di Tahrik-e-Taliban, nel distretto di Guzara. L’assalto ha avuto luogo intorno alle 22, ora locale, e 3 dei militanti che lo hanno subito hanno perso la vita e altri 4 sono rimasti feriti. Il mullah ha riportato una commozione cerebrale che ha causato il coma e poi il decesso. Al momento, la causa degli scontri tra i due gruppi non è nota. Inoltre, sebbene i militanti si muovano nella regione, tali fazioni non sono solite operare nella provincia di Herat. 

Il movimento talebano pakistano, o Tahrik-i-Taliban Pakistan, è un’organizzazione ombrello che unisce fino a 30 gruppi di militanti islamisti attivi lungo le aree tribali al confine tra Pakistan e Afghanistan. Fondato ufficialmente nel 2007 per contrastare il governo di Islamabad e le forze di sicurezza del Paese, ha condotto per anni una campagna di violenze islamiste nella regione. Sotto la crescente attenzione e pressione militare, il gruppo ha iniziato a dividersi nel 2013, a seguito della morte del suo leader, Hakimullah Mehsud, in un attacco con droni, effettuato nel novembre dello stesso anno. Il suo successore, Mullah Fazlullah, è l’uomo che nel 2012 ordinò di sparare alla studentessa Malala Yousafzai, che fu colpita alla testa ma sopravvisse all’attentato e ricevette il Nobel per la Pace nel 2014. La morte di Fazlullah è stata resa nota a giugno del 2018, come conseguenza di un’operazione congiunta dell’Esercito afghano e delle Forze statunitensi nella provincia di Kunar, in Afghanistan. Anche in quella fase le operazioni del gruppo subirono una battuta di arresto.

Per quanto riguarda l’Afghanistan, una crescente presenza di Tehrik-i-Taliban Pakistan nel Paese, con conseguenze negative dal punto di vista della sicurezza, è stata evidenziata dalle Nazioni Unite, all’inizio del 2021. Il ventisettesimo rapporto dell’Analytical Support and Sanctions Monitoring Team dell’ONU, pubblicato il 3 febbraio, afferma che TTP ha supervisionato una riunificazione di gruppi islamisti in Afghanistan con la partecipazione, quale moderatore, di al-Qaeda. Tale unione si è verificata tra luglio e agosto del 2020 e ha coinvolto organizzazioni note come Shehryar Mehsud, Jamaat-ul-Ahrar, Hizb-ul-Ahrar , Amjad Farooqi e Usman Saifullah (precedentemente noto come Lashkar-e-Jhangvi). Secondo il rapporto delle Nazioni Unite, questo ha rafforzato i ranghi del TTP, che contano tra le 2.500 e le 6.000 unità, e ha provocato un forte aumento degli attacchi nella regione. Tra luglio ed ottobre del 2020, l’organizzazione terroristica avrebbe effettuato oltre 100 attacchi transfrontalieri. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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