Yemen: Teheran fornisce armi agli Houthi da 12 anni

Pubblicato il 17 maggio 2021 alle 12:00 in Iran Yemen

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Il carico di armi sequestrato dalla Marina statunitense il 6 maggio scorso ha messo in luce il coinvolgimento dell’Iran in Yemen e il suo sostegno militare alle milizie di ribelli sciiti Houthi.

A parlarne è il quotidiano Asharq al-Awsat, sulla base delle informazioni ricevute da fonti dell’intelligence yemenita. In particolare, risale al 2009 l’annuncio, da parte delle autorità yemenite, del sequestro della prima spedizione di armi iraniane, al largo delle coste del Mar Rosso. In quel periodo non vennero rivelati particolari dettagli, ma si ritiene che da allora le milizie ribelli abbiano iniziato a contrabbandare armi con Teheran. A tal proposito, a maggio 2015, anche esperti delle Nazioni Unite, in un rapporto presentato al Consiglio di Sicurezza, affermarono che l’Iran aveva fornito armi agli Houthi almeno dal 2009.

Le attività si sono particolarmente intensificate nel 2011, con l’inizio della crisi politica. Le operazioni di contrabbando venivano condotte soprattutto sulle coste del governatorato di Hajjah, dove i gruppi ribelli controllavano vasti territori costieri e agricoli, a cui si aggiunsero quelli nella regione di Saada. Qui, racconta Asharq al-Awsat, gli Houthi furono in grado di prendere possesso delle postazioni e degli accampamenti militari dell’esercito yemenita, così come i loro armamenti. Inoltre, stanziandosi in tale area, il gruppo sciita ebbe modo di sfruttare le coste della regione di Midi e le isole vicine per intensificare le operazioni di contrabbando di armi con l’Iran.

Anche con la nomina del presidente yemenita tuttora in carica, Rabbo Mansour Hadi, le attività non cessarono. Il 7 marzo 2013, le autorità yemenite riferirono di aver bloccato una nave iraniana, Jehan 2, vicino allo Stretto di Bab al-Mandeb, dopo che l’imbarcazione aveva consegnato un carico di armi a un peschereccio yemenita appartenente a una persona di identità sconosciuta. Mesi prima, il 23 gennaio, era stata Jehan 1 ad essere bloccata, in quanto trasportava 48 tonnellate di armi definite “pericolose”, destinate alle milizie Houthi, tra cui moderni missili antiaereo, come i sistemi SAM 2 e SAM 3, e materiale esplosivo. In tale occasione, il principale imputato, identificato come Hamid Dahash, venne condannato a dieci anni di reclusione, ma questo non è stato mai arrestato e si pensa sia fuggito in Siria.

Nel periodo compreso tra settembre 2015 e marzo 2016, la Marina statunitense riferì di aver intercettato e bloccato quattro navi iraniane, con a bordo armi destinate agli Houthi. Un’altra operazione risale al dicembre 2019, quando venne sequestrata una “grande spedizione” di componenti missilistiche. Poi, a febbraio 2020, il Comando centrale degli Stati Uniti bloccò un’imbarcazione, definita iraniana, nel Mar Arabico, con a bordo 150 missili anticarro Dahlawi e 3 missili terra-aria.

Secondo funzionari yemeniti, in condizioni di anonimato, prima dell’inizio dell’operazione “Decisive Storm”, con cui, il 26 marzo 2015, la coalizione internazionale a guida saudita è intervenuta nel conflitto yemenita a fianco delle truppe filogovernative, Teheran trasferiva quotidianamente armi verso Sana’a, la capitale che gli Houthi erano riusciti a conquistare con il colpo di stato del 21 settembre 2014. A detta di fonti yemenite, vi era un accordo tra le autorità del gruppo ribelle e quelle iraniane, che prevedeva il trasferimento di missili e ingenti somme di denaro per mezzo di voli tra le due capitali. Poi, con l’intervento della coalizione guidata da Riad, le operazioni di contrabbando vennero trasferite sulle coste orientali yemenite. Stando a quanto affermato dai funzionari, una volta giunte sulle coste dell’Est dello Yemen, le spedizioni di armi iraniane venivano affidate a bande locali, che le trasportavano fino alla periferia di governatorati quali al-Bayda’ e al-Jawf, per poi essere trasferite presso Amran. A detta dei medesimi funzionari, si trattava perlopiù di droni iraniani e componenti di missili, assemblate localmente da esperti militari legati al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) e ad Hezbollah.

Il conflitto yemenita, scoppiato a seguito del colpo di stato Houthi del 21 settembre 2014, non può dirsi ancora concluso. Mentre i ribelli ricevono sostegno da Teheran, l’esercito yemenita è coadiuvato da una coalizione guidata da Riad, in cui partecipano Emirati Arabi Uniti, Sudan, Bahrain, Kuwait, Egitto e Giordania. Al momento, è la situazione a Ma’rib che continua a destare preoccupazione a livello internazionale. Qui, dalla prima settimana di febbraio 2021, i ribelli sciiti hanno lanciato una violenta offensiva, volta a conquistare una regione ricca di risorse petrolifere e che gli consentirebbe di completare i propri piani espansionistici nel Nord dello Yemen. A tal proposito, il 12 maggio, l’inviato speciale dell’Onu uscente, Martin Griffiths, ha affermato che gli attacchi dei ribelli a Ma’rib hanno reso la situazione sempre più pericolosa, una posizione condivisa anche da funzionari di Francia e Stati Uniti, concordi sull’elevato costo derivante dall’offensiva del gruppo sciita.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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