Russia-UE: Bruxelles risponderà al decreto sui “Paesi ostili” di Mosca

Pubblicato il 17 maggio 2021 alle 11:44 in Europa Repubblica Ceca Russia

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Il presidente della Repubblica Ceca, Milos Zeman, ha criticato, lunedì 17 maggio, la scelta della Russia di inserire Praga nella “lista dei Paesi ostili”, pubblicata da Mosca il 14 maggio. Un’analoga posizione è stata presa dall’Unione Europea che, nel vertice del 24 e 25 maggio, analizzerà quali contromisure adottare. 

Nel corso dell’intervista, rilasciata alla radio ceca Frekvence 1, Zeman non ha assunto una posizione negativa nei confronti della Russia, sebbene abbia contestato il fatto che la Repubblica Ceca sia stata inserita, insieme agli Stati Uniti, nell’elenco dei Paesi ostili per lo scandalo di Vrebetice scoppiato il 17 aprile. In tale quadro, il presidente di Praga ha sottolineato che le autorità del Paese non hanno ancora prove a sufficienza per dimostrare la colpevolezza o l’innocenza di Mosca rispetto all’esplosione del deposito militare di Vrebetice, nel Sud-est di Praga, avvenuta il 16 ottobre 2014. Tra i diplomatici cechi che hanno preso una posizione più critica nei confronti della Russia, vale la pena menzionare le dichiarazioni del ministro degli Esteri del Paese, Jakub Kulhanek. Quest’ultimo ha definito la mossa l’ennesimo tentativo della Russia di “aggravare le relazioni non solo con Praga, ma con l’Unione Europea in generale”. Kulhanek ha altresì affermato che il decreto russo viola completamente la Convenzione di Vienna, documento sottoscritto, il 18 aprile 1961, per regolamentare le relazioni e le missioni diplomatiche tra i Paesi firmatari, tra cui rientra anche la Russia.

Il governo della Federazione Russa, il 14 maggio, ha pubblicato la lista degli Stati stranieri impegnati in “atti ostili” contro Mosca. L’elenco, ad oggi, include solo due Paesi: gli Stati Uniti e la Repubblica Ceca. Sono numerose le ripercussioni per Washington e Praga, come il fatto che sarà la Russia a determinare il numero di personale delle missioni diplomatiche estere dei suddetti Paesi. Inoltre, il decreto prevede che le missioni diplomatiche, le istituzioni consolari e gli uffici delle istituzioni governative di Paesi stranieri che agiscono in “modo ostile” contro Mosca, contro i cittadini russi o contro entità giuridiche saranno soggetti a restrizioni fino ad arrivare ad un divieto totale di assunzione di cittadini russi. Il decreto impedisce categoricamente agli Stati Uniti di sottoscrivere contratti lavorativi con persone situate in Russia, essendo il Paese al primo posto nella lista nera. Washington è obbligato a conformarsi alle disposizioni del documento russo entro il primo agosto. Dall’altra parte, la Repubblica ceca, trovandosi sul podio, ma in seconda posizione, avrà ancora il diritto di assumere un totale di 18 cittadini della Federazione Russa.

Secondo quanto reso noto dagli analisti del quotidiano russo Kommersant, il Cremlino, attraverso il decreto del 14 maggio, non ha fatto altro che acuire il già palese deterioramento dei rapporti bilaterali con Praga e Bruxelles. Anche l’Unione Europea ha risposto tempestivamente alla lista nera del Cremlino. Il primo a intervenire è stato il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, il quale ha accusato la Russia di continuare a muovere passi verso l’escalation delle relazioni diplomatiche con il blocco. Ha denunciato la mancata osservanza di Mosca della Convenzione di Vienna e ha sottolineato che tali tentativi di Mosca, volti a “frammentare l’integrità europea” non porteranno da nessuna parte. Dopo Michel, anche l’Alto rappresentante dell’Unione, Josep Borrell, ha commentato quanto accaduto, esprimendo solidarietà nei confronti degli Stati Uniti e della Repubblica Ceca e ribadendo il sostegno alla Convenzione di Vienna. “Esortiamo la Russia a riconsiderare questa decisione al fine di evitare un ulteriore deterioramento delle nostre relazioni, che sono già in uno stato di tensione”, ha concluso Borrell. Infine, è importante sottolineare che, probabilmente, Bruxelles, durante il vertice calendarizzato per il 24 e 25 maggio, deciderà quali contromisure adottare per rispondere alle recenti azioni russe.

Gli ultimi sviluppi nel quadro delle relazioni bilaterali russo-europee sembrano ridurre drasticamente l’intenzione europea di invertire il deterioramento dei rapporti. Nello specifico, il 10 maggio, l’Alto Rappresentante dell’UE, Josep Borrell, ha manifestato l’intenzione di voler evitare un’ulteriore escalation nei rapporti bilaterali tra la Russia e il blocco europeo. Tali dichiarazioni sono state altresì supportate dal ministro degli Esteri della Germania, Heiko Maas, e il suo omologo slovacco, Ivan Korchok. Il 3 maggio, inoltre, i funzionari dell’UE hanno riferito all’ambasciatore russo a Bruxelles, Vladimir Chizhov, di condannare le recenti azioni di Mosca, ma che, nonostante ciò, il blocco volesse invertire la tendenza negativa che ha portato al deterioramento delle relazioni bilaterali.

La questione Vrebetice fa riferimento al presunto coinvolgimento della Russia nell’esplosione del 16 ottobre 2014 del deposito militare ceco collocato, appunto, a Vrebetice, una città nel Sud-Est di Praga. Nello specifico, le accuse contro la Russia sono state mosse, il 17 aprile, dal premier ceco, Andrej Babis. Come conseguenza, Praga ha deciso di espellere 18 diplomatici russi dal Paese. La risposta della Russia non ha tardato ad arrivare. Il giorno dopo, domenica 18 aprile, il Paese ha dichiarato 20 funzionari dell’Ambasciata della Repubblica Ceca di Mosca “persona non grata”, ordinando loro di lasciare il Paese entro 48 ore. Il culmine è stato raggiunto il 22 aprile, quando Praga ha deciso di espellere 63 dipendenti dell’Ambasciata russa nella nazione. Il ministro degli Esteri ceco ha altresì specificato che la mossa si inserisce all’interno dell’iniziativa del Paese di ridurre il numero di dipendenti dell’Ambasciata della Federazione Russa. Tra le altre conseguenze delle tensioni tra Mosca e Praga, è opportuno sottolineare che, il 19 aprile, il Ministero dell’Industria della Repubblica Ceca ha dichiarato che la società russa Rosatom è stata esclusa dalla gara d’appalto per la costruzione della centrale nucleare di Dukovany, situata a Sud del Paese. Tra le altre ragioni, il Governo ceco temeva che la gestione russa della costruzione di un’infrastruttura così strategica per Praga avrebbe rappresentato una minaccia.

Nell’ultimo periodo, le relazioni tra la Russia e i Paesi Occidentali si sono notevolmente deteriorate. Oltre alla Polonia, anche la Slovacchia, la Repubblica Ceca, la Bulgaria, l’Ucraina, l’Italia e, infine, gli Stati Uniti hanno annunciato l’espulsione di diplomatici russi. Mosca ha sempre risposto adottando misure speculari a quelle degli altri Paesi.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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