Russia: la lista di “Stati ostili” e la reazione dell’UE

Pubblicato il 17 maggio 2021 alle 8:42 in Europa Russia USA e Canada

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Il Governo della Federazione Russa ha approvato una lista di Stati stranieri impegnati in “atti ostili” contro Mosca, il 14 maggio. Quest’ultima, pubblicata sul portale ufficiale delle informazioni giuridiche del Paese, conferma il decreto presidenziale firmato dal capo di Stato russo, Vladimir Putin, lo scorso 23 aprile. Al momento, in tale lista sono inclusi solo gli USA e la Repubblica Ceca.

Il testo del decreto prevede che le missioni diplomatiche, le istituzioni consolari e gli uffici delle istituzioni governative di Paesi stranieri che agiscono in “modo ostile” contro Mosca, i cittadini russi o le persone giuridiche dovranno affrontare restrizioni, o anche un divieto totale, se necessario, in termini di assunzione di cittadini russi. A tal proposito, il Governo della Federazione ha il compito di definire il numero di individui che possono essere impiegati da missioni estere. Nello specifico, allo stato attuale, Praga non potrà assumere più di 19 dipendenti in Russia, mentre Washington neanche uno.

Inoltre, i contratti di lavoro con gli individui in eccesso del numero stabilito dall’esecutivo che sono stati firmati prima dell’entrata in vigore del decreto devono essere terminati. Tuttavia, le restrizioni non sono applicabili ai cittadini di “Stati ostili” che arrivano da tali nazioni come dipendenti di missioni diplomatiche, istituzioni consolari e uffici di istituzioni governative dei corrispondenti Stati stranieri ostili. Secondo il documento, tale misura è orientata a “proteggere gli interessi e la sicurezza della Russia ai sensi delle leggi federali n.281-FZ sulle misure economiche speciali e sulle misure di esecuzione del 30 dicembre 2006 e n.127-FZ sulle contromisure alle azioni ostili degli USA e degli altri Stati esteri del 4 giugno 2018”.

A detta del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, l’elenco limitato dimostra la disponibilità di Mosca al dialogo. Al contrario, da parte dell’UE, il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel ha dichiarato che la lista redatta dalla Russia mina le relazioni diplomatiche con Bruxelles. “Gli sforzi per dividere l’Unione europea sono vani”, ha affermato Michel, esprimendo piena solidarietà con la Repubblica Ceca e richiamando Mosca a “rispettare pienamente la Convenzione di Vienna”.

Tale mossa va inquadrata in un contesto di crescenti “crisi diplomatiche” tra la Federazione Russa, gli Stati Uniti e l’Unione europea, le quali hanno portato all’espulsione di numerosi diplomatici dai rispettivi Paesi. In relazione a Praga, il 19 aprile, la Repubblica Ceca ha annunciato l’espulsione di 18 diplomatici russi dalla nazione in relazione alle accuse di coinvolgimento nell’esplosione di Vrbetice, avvenuta del 2014. Reciprocamente, il 19 aprile, Mosca ha dichiarato 20 funzionari dell’Ambasciata ceca nella Federazione “persona non grata”. Le tensioni si sono poi acuite il 22 aprile, dopo che il Governo della Repubblica Ceca ha deciso di espellere 63 dipendenti dell’Ambasciata russa a Praga, giustificando la mossa come un tentativo di ridurre il numero di dipendenti dell’Ambasciata della Federazione Russa nel Paese, per corrispondere al numero di diplomatici cechi a Mosca.

A proposito di Washington, il 15 aprile, gli Stati Uniti hanno espulso 10 diplomatici russi dalla nazione come parte di un pacchetto di sanzioni imposte contro Mosca per presunte accuse di cyber-hacking. In risposta, lo scorso 16 aprile, la Russia ha adottato la stessa misura nei confronti di 10 funzionari dell’Ambasciata di Washington e ha attuato una serie di altre azioni di ritorsione. Le tensioni, tuttavia, non sono terminate e, il 21 aprile scorso, Mosca ha dichiarato “persona non grata” altri 10 diplomatici statunitensi nel proprio Paese.

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Mariela Langone

di Redazione

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