Russia-Germania, Nord Stream 2: al via i lavori nelle acque tedesche

Pubblicato il 17 maggio 2021 alle 15:37 in Germania Russia

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L’Ufficio federale tedesco per la navigazione e l’idrografia (BSH) ha autorizzato, lunedì 17 maggio, la posa di tubi per il gasdotto russo-tedesco Nord Stream 2, ormai completato al 98%. I lavori saranno svolti lungo un tratto di 2 km nella Zona Economica Esclusiva (ZEE) della Germania. La notizia è stata rilasciata dall’ente regolatore tedesco e riportata dall’agenzia di stampa russa TASS, lo stesso 17 maggio.

Secondo quanto riferito dalla Germania, i lavori dovranno iniziare a fine maggio per via della denuncia che due gruppi ambientalisti tedeschi avevano presentato il 13 aprile. A seguito del processo penale avviato dal Tribunale del Paese, sono stati condotti accertamenti sull’impatto ambientale dei lavori di posa dei tubi. Questo ha obbligato il BHS a sospendere i lavori, il 4 maggio, per completare il gasdotto. Alla luce delle indagini ingegneristiche, gli esperti hanno concluso che il progetto e la documentazione ad esso associata soddisfano i requisiti previsti dalla normativa tecnica. Pertanto, il BSH ha affermato che “gli aspetti ambientali non interferiscono con l’autorizzazione” per proseguire la costruzione del progetto. Nel frattempo, la sera del 31 marzo, la nave russa specializzata nella posa dei tubi, Akademik Chersky, ha avviato i lavori nelle acque territoriali danesi.

Il 13 aprile, l’Associazione tedesca per la Tutela dell’Ambiente (DUH) aveva denunciato al Tribunale di Amburgo il gasdotto Nord Stream 2 con lo scopo di revocare ufficialmente il progetto. Ciò che la Nature Conservation Union (NABU) aveva contestato faceva riferimento all’autorizzazione che era stata precedentemente rilasciata dal governo tedesco. Anche in precedenza, la NABU e la DUH avevano intentato una causa analoga che, però, era stata respinta, il primo aprile, dal BSH.

A partire dal 2018, le organizzazioni ambientaliste NABU e WWF, e, in un secondo momento, DUH, hanno iniziato ad esercitare pressioni contro il governo tedesco affinché venisse interrotto il progetto. Una delle principali motivazioni politiche su cui tali gruppi hanno fondato la causa risiede nel fatto che il gasdotto avrebbe ridotto il ruolo chiave di Berlino nella lotta al cambiamento climatico e, dall’altra parte, non avrebbe garantito la diversificazione di approvvigionamento energetico del Paese, aumentando la dipendenza dalla Russia.

Sono numerosi i Paesi ad essere schierati contro il progetto, in particolare Polonia, Ucraina e Stati baltici, ovvero i Paesi direttamente interessati al transito continuo di gas russo attraverso i loro territori. Questi ultimi temono di perdere le entrate derivanti dai diritti di transito del gas russo a causa del collegamento diretto istituito tra Mosca e Berlino dal Nord Stream 2 che consente di bypassare i suddetti Paesi. Tra i maggiori oppositori, a svolgere un ruolo centrale sono gli Stati Uniti. Principalmente, Washington crede che il Nord Stream 2 sia un “cattivo affare” per l’Europa perché non farebbe altro che incrementare l’influenza russa sul blocco. Un altro fattore che spiega i numerosi tentativi USA di interrompere il progetto è il Gas Naturale Liquefatto (GNL). Washington sperava di poter penetrare nel mercato europeo con il proprio GNL, sostituendo così il gas di Mosca. Tuttavia, nonostante il GNL possa essere meno inquinante rispetto al normale gas, il prezzo non è tanto competitivo quanto quello del gas russo. Pertanto, gli USA non sono riusciti a prendere il posto della Federazione.

Gli strumenti maggiormente utilizzati dalla Casa Bianca per ribadire l’opposizione al progetto sono le sanzioni economiche, imposte al fine di bloccarne la realizzazione. Quelle varate, il 21 dicembre 2019, dall’amministrazione dell’ex presidente USA, Donald Trump, avevano costretto la società svizzera Allseas a ritirarsi, portando alla sospensione dei lavori per oltre un anno. Poco dopo, il 3 dicembre 2020, le sanzioni sono state imposte anche ai singoli individui coinvolti nel progetto. Pertanto, a rischio sanzioni non erano solo i cinque finanziatori dell’opera, quali Shell, Uniper, Wintershall Dea, Omv ed Engie, ma chiunque avesse assunto un ruolo nella messa in funzione del gasdotto. Nello specifico, Trump, il 20 gennaio, ha tentato di interrompere il processo di costruzione sanzionando la nave posatubi russa Fortuna. Successivamente, Mosca ha ripreso i lavori nelle acque danesi il 24 gennaio. 

Il Nord Stream è uno dei più grandi gasdotti esistenti al mondo. Passando attraverso il Mar Baltico, viene utilizzato per trasportare il gas dalla Russia all’Europa. Il primo progetto prese forma nel 1997, quando Gazprom e Neste, compagnia petrolifera finlandese, costituirono la North Transgas Oy. In seguito ad accordi e gare di appalto, l’8 novembre 2011, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, inaugurò il Nord Stream 1 insieme all’ex presidente della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev, e l’ex primo ministro francese, François Fillon. In un secondo momento, nell’ottobre 2012, la Russia valutò un ampliamento della cubatura di gas da trasportare in Europa, così si avviò il progetto Nord Stream 2. Ora in fase di completamento, la lunghezza prevista per il gasdotto è di 1.230 chilometri e il percorso che seguirà è analogo a quello del gasdotto Nord Stream 1. Il Nord Stream 2 attraverserà le Zone Economiche Esclusive di 5 Paesi, quali Russia, Germania, Danimarca, Finlandia e Svezia, e permetterà a Mosca di raddoppiare i volumi di gas trasportati, arrivando a 110 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Ad oggi, nonostante le numerose interruzioni, il gasdotto è quasi completato. Nord Stream AG, il consorzio che si occupa della costruzione del gasdotto, ha dichiarato, il 4 marzo, che il progetto è completato al 98%, con 120 km di tubi da posare nelle acque danesi e 30 km in quelle tedesche.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

 

di Redazione