Libia: continuano le sfide legate alle milizie interne ed esterne

Pubblicato il 17 maggio 2021 alle 10:35 in Africa Libia

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Dopo che il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha affermato che mercenari e combattenti stranieri continuano a sostare in Libia, mettendo a repentaglio il percorso verso una pace duratura, il primo ministro del governo di unità nazionale, Abdul Hamid Dbeibah, deve far fronte all’influenza delle milizie interne.

Secondo quanto riportato da al-Arab, una prima questione fa riferimento alla nomina di Hussein Muhammad al-A’ib a capo dei servizi di intelligence libici, avvenuta nella prima settimana di maggio, la quale non è stata ben accolta dai gruppi armati di Tripoli. Questi, in particolare, accusano al-A’ib di essere affiliato all’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar. Alla luce di ciò, l’ex capo dell’intelligence, Imad al-Trabelsi, si è rifiutato di abbandonare la sede dei servizi segreti e di consegnare gli archivi, ostacolando di fatto i lavori di al-A’ib, costretto a svolgere i propri compiti dall’esterno. Non da ultimo, con le proteste dell’8 maggio scorso, oltre a richiedere il licenziamento della ministra degli Esteri, Najla al-Mangoush, i gruppi armati tripolini hanno esortato le autorità libiche a lasciare al-Trabelsi al vertice dei servizi di intelligence. Questo, già alla guida delle Forze per le operazioni speciali, era stato nominato, a settembre 2020, dal premier Fayez al-Sarraj, capo del precedente governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA).

Come evidenziato da analisti politici locali, ciò fa temere lo scoppio di nuove tensioni interne, che vedrebbero la Fratellanza Musulmana sostenere quelle milizie di Tripoli che si rifiutano di cedere il posto alle personalità elette dall’esecutivo di Dbeibah. La situazione, è stato sottolineato, mette in luce una crisi più ampia, alimentata dall’influenza dei gruppi armati libici, i quali potrebbero ostacolare qualsiasi altra decisione futura del governo ad interim. A conferma di tale ipotesi, le milizie libiche non hanno ancora ufficialmente accettato quanto concordato nelle intese raggiunte negli ultimi mesi in merito allo smantellamento di gruppi armati locali e alla loro reintegrazione nell’apparato di sicurezza statale.  

Parallelamente, in una mossa probabilmente volta a scongiurare tensioni future e a soddisfare le richieste dei gruppi tripolini, il premier ad interim Dbeibah ha nominato quattro nuovi funzionari all’interno del Ministero degli Affari Esteri libico, tra cui un leader della cosiddetta Operazione Vulcano di Rabbia, Muhammad Khalil Issa, al quale è stato conferito l’incarico di sottosegretario, considerata una delle più alte cariche amministrative. In precedenza, Issa, proveniente da Misurata, aveva assunto il ruolo di comandante sul campo presso l’asse di al-Zatarna. Anche tale mossa ha sollevato dubbi sulle reali capacità di Dbeibah di contrastare l’influenza dei gruppi armati che desiderano preservare il proprio ruolo all’interno del panorama libico, ottenendo mandati tra le posizioni sovrane o ai vertici delle istituzioni statali e di sicurezza. Ciò significherebbe altresì consentire alle milizie libiche di controllare le decisioni delle autorità esecutive libiche, così come avveniva in passato.

Tali episodi giungono in un momento in cui forze e mercenari stranieri continuano a sostare in Libia, violando una delle clausole stabilite nell’accordo di cessate il fuoco del 23 ottobre 2020. A tal proposito, il 14 maggio, Guterres ha affermato che, sebbene i fronti di combattimento libici continuino ad assistere a una fase di relativa tregua, la missione delle Nazioni Unite nel Paese Nord-africano (UNSMIL) ha ricevuto notizie sulla perdurante costruzione di fortificazionI e postazioni difensive nella Libia centrale, e, nello specifico, sulla strada tra la città strategica di Sirte e Jufra, i due fronti di combattimento dove era attesa un’escalation prima del cessate il fuoco annunciato il 21 agosto 2020. Inoltre, lo stesso Segretario dell’Onu ha affermato che sia le basi delle regioni orientali sia quelle occidentali sono tuttora meta di aerei cargo, mentre le attività dei mercenari stranieri continuano soprattutto nelle aree centrali. Alla luce di ciò, il governo di unità nazionale è stato esortato a rivolgere particolare attenzione al settore della sicurezza, attraverso una road map volta ad unificare l’esercito libico e a frenare la proliferazione di gruppi armati, mantenendo armi e munizioni sotto il controllo dello Stato. Gli attori esterni e interni, attivi nel panorama libico, sono infine stati invitati a rispettare l’embargo sulle armi e a facilitare la fuoriuscita di combattenti e mercenari stranieri. Il numero di soldati e mercenari stranieri in Libia, secondo i diplomatici delle Nazioni Unite, è stimato a oltre 20.000, di cui 13.000 siriani e 11.000 sudanesi, a cui si aggiungono centinaia di combattenti affiliati a Turchia e Russia.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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