La Francia ospita un vertice internazionale sul Sudan

Pubblicato il 17 maggio 2021 alle 18:09 in Francia Sudan

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Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha deciso di invitare, lunedì 17 maggio, leader, diplomatici e finanziatori, africani e non solo, ad un vertice organizzato per aiutare il Sudan, la cosiddetta Conferenza Internazionale di Sostegno alla Transizione Democratica in Sudan. I partecipanti all’incontro si sono riuniti a Parigi per discutere di nuovi investimenti nel Paese africano e per cercare di negoziare il suo debito fornendo supporto al governo del primo ministro Abdalla Hamdok, salito al potere dopo la cacciata dell’ex presidente, Omar al-Bashir, nell’aprile 2019. Domani, martedì 18 maggio, un vertice sull’economia del continente tenterà di colmare un deficit di finanziamenti di quasi 300 miliardi di dollari causato dalla pandemia di Covid-19.

Entrambi gli incontri, tenuti in un centro espositivo temporaneo vicino alla Tour Eiffel, saranno l’occasione per Macron di mostrarsi quale statista di riferimento per l’Africa, con un’influenza che va oltre le regioni francofone del continente. I colloqui si svolgono di persona e tra i partecipanti c’è anche il presidente ruandese Paul Kagame, riavvicinatosi a Parigi dopo che un rapporto uscito a marzo 2021, commissionato da Macron, ha riconosciuto che la mentalità coloniale della Francia l’avrebbe resa cieca di fronte alle atrocità commesse durante il genocidio del 1994. Ai vertici parteciperà anche il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, una presenza che ha già infuriato gli attivisti per i diritti umani. Sarà presente anche il presidente dell’Etiopia, Sahle-Work Zewde, il cui Paese è in disaccordo con il Sudan su una serie di questioni, dalla distribuzione delle risorse idriche alle contese territoriali. 

Stando a quanto riferito da The New Arab, la Francia vorrebbe che il vertice sul Sudan inviasse un segnale positivo ai Paesi africani mostrando loro che potrebbero ricevere un aiuto prezioso qualora decidessero di abbracciare la democrazia e voltare le spalle all’autoritarismo. “La transizione sudanese è considerata da noi, ma anche dall’intera comunità internazionale, un esempio di transizione democratica in Africa e come tale merita un’attenzione particolare”, ha dichiarato un funzionario presidenziale francese, rimasto anonimo. La fonte ha poi specificato che il vertice avrà l’obiettivo di unire la comunità internazionale facendo convergere il maggior numero possibile di aiuti al Sudan, un Paese che sta affrontando una quota imponente di debiti. 

Oltre ai leader africani, saranno presenti agli incontri anche il capo del Fondo Monetario Internazionale (FMI), Kristalina Georgieva, e diversi diplomatici e funzionari europei, tra cui il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, il capo della politica estera dell’UE, Josep Borrell, e il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio.

Prima della riunione di lunedì, Hamdok ha dichiarato che spera che il Sudan possa cancellare quest’anno un debito estero di 60 miliardi di dollari, assicurandosi aiuti e accordi di investimento alla conferenza di Parigi. Si stima che i debiti del Sudan nei confronti del Club di Parigi, che comprende i principali Paesi creditori, rappresentino circa il 38% del suo debito estero totale, pari appunto a 60 miliardi di dollari. “Andremo alla conferenza di Parigi per consentire agli investitori stranieri di esplorare le opportunità di investimento in Sudan”, ha detto Hamdok. “Non stiamo cercando sovvenzioni o donazioni”, ha aggiunto.

Finora, in Africa è stato registrato un numero di vittime accertate per coronavirus minore rispetto ad altre regioni del mondo, con un totale di 130.000 morti in tutto il continente. Tuttavia, il costo economico della pandemia è evidente e il vertice africano sull’economia, in programma martedì 18 maggio, si concentrerà proprio sul colmare la carenza di fondi necessari per lo sviluppo futuro, un divario finanziario stimato dal FMI pari a 290 miliardi di dollari fino al 2023.

Il Sudan sta attraversando una fragile transizione dalla cacciata del presidente Omar al-Bashir, a seguito di proteste di massa contro il suo governo. L’amministrazione, a maggioranza civile insediatasi dopo la cacciata di al-Bashir, si è impegnata nel tentativo di stabilizzare le regioni colpite da decenni di guerra civile. Secondo le Nazioni Unite, nel Darfur, il conflitto principale si sarebbe placato nel corso degli anni, ma gli scontri etnici e tribali continuerebbero a divampare periodicamente, soprattutto tra pastori arabi nomadi e agricoltori sedentari dei gruppi etnici non arabi.

Tra gli ultimi sviluppi positivi registrati nel Paese, il 14 dicembre, dopo 27 anni, gli Stati Uniti hanno formalmente rimosso il Sudan dalla lista nera degli Stati sponsor del terrorismo. Il governo degli Stati Uniti aveva aggiunto il Sudan alla sua lista di “Paesi sostenitori del terrorismo” nel 1993 ritenendo che il governo di al-Bashir stesse supportando organizzazioni terroristiche e offrendo rifugio ai loro membri. Tale designazione aveva reso impossibile per il Sudan accedere ad agevolazioni quali la cancellazione del debito o finanziamenti provenienti da istituti internazionali.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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