Italia-Cina: telefonata tra Draghi e il premier Li Keqiang

Pubblicato il 17 maggio 2021 alle 20:32 in Cina Italia

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La mattina del 17 maggio, il presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, ha avuto  una conversazione telefonica con il primo ministro della Repubblica Popolare Cinese, Li Keqiang. 

Secondo quanto riferito dal sito ufficiale della Presidenza del Consiglio, i due leader hanno discusso di collaborazione bilaterale, delle relazioni tra Unione Europea e Cina e della cooperazione in ambito multilaterale, con particolare riferimento al contrasto alla pandemia, alla presidenza italiana del G20 e alla lotta al cambiamento climatico, anche alla luce della co-partnership italiana della COP26 insieme al Regno Unito e della Presidenza cinese della COP15 sulla biodiversità. In particolare, Draghi ha sottolineato l’esigenza di rafforzare e rendere più equi i rapporti economico-commerciali bilaterali. Nella conversazione sono stati richiamati gli strumenti di dialogo già esistenti, nell’ambito dei quali il presidente del Consiglio italiano ha auspicato possano essere efficacemente affrontate tematiche sulle quali esistono ancora “differenze di opinione”. 

Intanto, l’agenzia di stampa cinese Xinhua ha riferito che il premier cinese ha evidenziato la “partnership strategica globale” tra Italia e Cina, sottolineando che il rapporto bilaterale è radicato, in una lunga storia di scambi ed interessi comuni. Li ha quindi ricordato che, durante il 2020, le due parti si sono unite per portare avanti una cooperazione internazionale nella lotta all’epidemia di COVID-19 e hanno ottenuto progressi positivi in progetti di cooperazione chiave. “La Cina è disposta a collaborare con l’Italia per promuovere la cooperazione in settori come il commercio, gli investimenti, l’energia e il cambiamento climatico”, ha affermato quindi il premier cinese.

Li Keqiang ha poi auspicato il successo dell’Anno della Cultura e del Turismo Cina-Italia, previsto nel 2022. Inoltre, ha sottolineato l’intenzione di espandere gli scambi in ambito culturale e di rafforzare la cooperazione nel quadro del G20, al fine di migliorare il benessere dei cittadini di entrambi i Paesi. La Cina apprezza molto le sue relazioni con l’Unione Europea, secondo quanto ha affermato Li, aggiungendo che un’UE unita e prospera è una forza importante per preservare la pace mondiale, sostenere il multilateralismo e promuovere il libero scambio. Il premier cinese ha affermato che spera che entrambe le parti riescano ad orientare le relazioni nella giusta direzione, con una mentalità aperta che possa portare ad una cooperazione pragmatica e rispettosa, volta a risolvere le differenze attraverso il dialogo.

L’Italia è stato il primo dei Paesi occidentali e il primo membro del G7 ad aderire alla Belt and Road Initiative, un ambizioso progetto di Pechino, noto come la Nuova Via della Seta. Tale iniziativa è stata lanciata dal presidente Xi Jinping nel 2013.  Il 23 marzo 2019, Italia e Cina hanno  siglato un memorandum di cooperazione per la partecipazione italiana al progetto, durante la visita di stato del presidente Xi Jinping a Roma. Si è trattato di un accordo da 2,5 miliardi di euro e di un momento storico importante per lo sviluppo dei rapporti bilaterali tra Pechino e Roma. La sottoscrizione del memorandum ha suscitato, tuttavia, molti dibattiti sia internamente in Italia, sia da parte degli alleati storici del Paese, USA ed Unione Europea. 

In tale contesto, nonostante alcuni freni, il porto italiano di Taranto, in Puglia, potrebbe essere un punto focale per gli interessi cinesi nel Mediterraneo dove far confluire più iniziative, nel quadro del grande progetto di investimenti e infrastrutture delle Nuove Vie della Seta. In occasione della sua partecipazione all’International Import Expo di Shanghai, il 6 novembre 2019, il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, aveva annunciato che il porto di Trieste avrebbe firmato un accordo con il colosso cinese delle costruzioni, la China Communications Construction Company (CCCC), affermando: “Significa che a Pechino sono interessati a investire da noi per la Via della Seta marittima, guardano anche a Taranto”. Da allora, si è acceso il dibattito sulla presenza cinese a Taranto, vista dai critici come un tentativo di “svendere” il porto italiano a Pechino.  

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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