Israele-Palestina: l’appello della Cina

Pubblicato il 17 maggio 2021 alle 11:37 in Cina Israele Palestina

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Il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha presieduto un incontro d’emergenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu sugli ultimi scontri tra Israele e Palestina, il 16 maggio, e ha espresso la posizione della Cina a riguardo, sottolineando l’importanza del ruolo delle Nazioni Unite. Pechino, che detiene la presidenza di turno del Consiglio di sicurezza,  ha quindi invitato i rappresentanti di Israele e Palestina ad avviare negoziati diretti in Cina, ribadendo il sostegno cinese per la cosiddetta “soluzione a due Stati”.

Wang ha espresso la necessità per Israele e Palestina di raggiungere un cessate il fuoco e di interrompere le violenze e ha sottolineato l’importanza dell’azione della comunità internazionale. In particolare, Wang ha affermato che la questione palestinese sia al centro delle problematiche in Medio Oriente e che solamente una sua risoluzione comprensiva, giusta e duratura potrà portare ad una pace a lungo termine e alla sicurezza diffusa a livello regionale.

Wang ha esposto la posizione della Cina rispetto alle ultime tensioni israelo-palestinesi in quattro punti. Pechino ritiene che sia innanzitutto necessario stabilire un cessate il fuoco e l’interruzione delle ostilità. Pechino ha condannato le violenze contro i civili e ha rivolto un appello alle parti coinvolte affinché interrompano le azioni militari e i combattimenti, riferendosi in particolar modo a Israele al quale è stato chiesto di “contenersi”.

In secondo luogo, Wang ha espresso la necessità degli aiuti umanitari. A tal proposito, la Cina ha chiesto alle autorità israeliane di mettere in pratica i propri impegni internazionali, rimuovendo al più presto il blocco su Gaza, garantendo la sicurezza e i diritti dei civili nei territori palestinesi occupati e facilitando l’accesso degli aiuti umanitari. In merito a quest’ultimo punto, Pechino ha affermato che la comunità internazionale debba fornire assistenza umanitaria ai palestinesi con la coordinazione delle Nazioni Unite.

In terzo luogo, Wang ha dichiarato che il sostegno internazionale sia un obbligo e, a tal proposito, il Consiglio di sicurezza dell’Onu dovrebbe adottare un atteggiamento efficace. In particolare, l’organo dovrebbe ribadire il suo fermo sostegno alla soluzione a due Stati e promuovere il ridimensionamento della situazione. Wang ha affermato che, a causa dell’ostruzione di un solo Paese, il Consiglio di Sicurezza non è ancora riuscito a veicolare una posizione comune. Per tale ragione, la Cina ha rivolto un appello agli Stati Uniti, che avevano bloccato un appello del Consiglio di sicurezza per il cessate delle ostilità immediato, affinché si attengano alle proprie responsabilità, adottino una posizione giusta e sostengano il Consiglio di sicurezza. Oltre a questo, la Cina ha anche esortato le Nazioni Unite, la Lega araba, l’Organizzazione della cooperazione islamica e gli altri Paesi che hanno influenza regionale a rivestire un ruolo più attivo per risolvere la questione.

Infine, Wang ha affermato che la via d’uscita dalla crisi attuale sia la soluzione a due Stati. La Cina sostiene la ripresa dei dialoghi di pace il prima possibile su tale base, così come l’istituzione di uno Stato palestinese sovrano e indipendente con capitale Gerusalemme Est e con i confini stabiliti nel 1967.

L’incontro è stato organizzato in modalità virtuale su iniziativa di Cina, Norvegia e Tunisia e si è tenuto alla presenza sia dei ministri degli Esteri di Palestina, Giordania, Tunisia, Norvegia, Irlanda e Algeria, sia dei rappresentanti permanenti all’Onu di Russia, Lega araba, Israele, Stati Uniti, Estonia, Vietnam, Messico, Kenya, Regno Unito, India, Saint Vincent e Grenadine e Francia.

Analizzando le parole di Wang, il vice presidente della Chinese Association of Middle East Studies, Li Weijian, ha affermato che la posizione della Cina sia stata esposta in modo particolarmente specifico rispetto al passato, in quanto stavolta Pechino avrebbe indicato chi  debba intervenire e come debba farlo. Per Li, la Cina avrebbe assunto un ruolo da grande potenza e non potrebbe più permettersi di essere assente da temi di primo piano a livello internazionale. Alcuni attori del mondo arabo, sempre secondo Li, avrebbero poi incoraggiato un maggior ruolo della Cina visto il sostegno degli USA per Israele. Washington da parte sua ha finora offerto il proprio appoggio nel caso in cui le parti decidessero di voler raggiungere un cessate il fuoco e ha espresso sostegno per la soluzione a due Stati.

In particolare, i palestinesi rivendicano il proprio diritto sulla Cisgiordania, Gerusalemme Est e la Striscia di Gaza, aree che sono state loro sottratte da Israele in seguito alla guerra dei sei giorni, avvenuta nel 1967. Il 20 agosto 1993, la conclusione degli accordi di Oslo aveva portato alla creazione dell’Autorità Palestinese dell’anno successivo e aveva previsto per i territori contesi una soluzione a due Stati con un’unica capitale, Gerusalemme, divisa in due parti, per risolvere le dispute tra Israele e Palestina.

Dalla sera del 10 maggio scorso, l’Esercito israeliano e il gruppo palestinese Hamas hanno iniziato ad attaccare i rispettivi territori, in quello che è stato definito il più intenso scambio di bombardamenti dal 2014. Tali vicende hanno rappresentato il culmine di giorni di tensione che hanno interessato diversi luoghi sacri di Gerusalemme Est, primo fra tutti la moschea di al-Aqsa, presa d’assalto dalle forze israeliane nella mattina del 10 maggio

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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