Iran: il conservatore Ebrahim Raisi si candida alle elezioni presidenziali

Pubblicato il 15 maggio 2021 alle 12:09 in Iran Medio Oriente

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Ebrahim Raisi si è candidato, sabato 15 maggio, per le elezioni presidenziali in Iran calendarizzate per il 18 giugno. Il conservatore Raisi è l’attuale capo della Magistratura del Paese e, secondo gli analisti internazionali, è il candidato con maggiori probabilità di ricoprire la carica di ottavo presidente dell’Iran.

In una dichiarazione rilasciata prima di presentare la sua candidatura al Ministero degli Interni del Paese, Raisi ha affermato di voler formare un “governo popolare per un Iran forte” che abbia come obiettivo la lotta alla corruzione e il miglioramento della situazione socio-economica. Secondo quanto riferito da al-Jazeera, l’ex procuratore Raisi, sanzionato nel 2019 dagli Stati Uniti per violazioni ai diritti umani, gode di molto sostegno in Iran, soprattutto da parte dei filo-conservatori. Vale la pena menzionare il fatto che il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, e l’ex ministro degli Esteri iraniano, Saeed Jalili, non si sono registrati al Ministero degli Interni per sostenere la candidatura di Raisi. In tale contesto, è importante sottolineare che sia Ghalibaf sia Raisi, nel 2017, si erano scontrati contro il presidente uscente, Hassan Rouhani, senza successo. In tale occasione, il neocandidato conservatore aveva ottenuto il 38% dei voti, che corrisponde a circa 16 milioni di elettori.

Sono oltre 59 milioni gli iraniani chiamati al voto quest’anno, anche se gli osservatori internazionali hanno affermato di aspettarsi una bassa affluenza alle urne a causa della situazione socio-economica e politica del Paese. Nel frattempo, lo stesso 15 maggio, l’ultimo funzionario a candidarsi alle elezioni è stato l’ex presidente del Parlamento, Ali Larijani, nonché mediatore dell’accordo di cooperazione strategica che Iran e Cina hanno firmato, il 27 marzo, per avviare un partenariato di 25 anni. Larijani ha dichiarato che il Paese ha bisogno di qualcosa di concreto che vada oltre le “promesse populiste” e ha espresso la speranza che gli attuali negoziati di Vienna possano ripristinare l’accordo sul nucleare iraniano, altresì noto come Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), nonché rimuovere le sanzioni unilaterali degli Stati Uniti.

Le sanzioni economiche USA contro l’Iran sono state reintrodotte dopo che, l’8 maggio 2019, l’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha deciso di uscire dall’accordo sul nucleare iraniano, portando Teheran ad arricchire nuovamente le sue riserve di uranio. Il patto è stato firmato, il 14 luglio 2015, dopo due anni di intensi negoziati. L’intesa è stata raggiunta dall’Iran, dall’Unione Europea e dal gruppo 5+1, ovvero i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti, più la Germania. Lo scopo del JCPOA era quello di impedire all’Iran di elaborare una tecnologia che gli consentisse di costruire armi atomiche permettendogli comunque di proseguire il programma volto alla produzione di energia nucleare ad uso civile. Come effetto dell’accordo, nel 2016 sono state rimosse le sanzioni economiche precedente imposte dagli Stati Uniti, dall’Unione Europea e dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, emanate con la risoluzione 1747. L’8 maggio 2018, durante la presidenza di Trump, Washington si è però ritirata unilateralmente dall’accordo, imponendo nuove sanzioni contro Teheran che hanno, da un lato, aggravato le condizioni economiche del Paese mediorientale, e, dall’altro lato, acuito le tensioni tra Iran e Stati Uniti.

Da martedì 11 maggio, in Iran sono aperte le iscrizioni per le prossime elezioni presidenziali e sono numerosi i candidati ad aver presentato la richiesta. Tra questi, vale la pena menzionare l’ex presidente, Mahmoud Ahmadinejad, il comandante del Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche, Saeed Mohammad, l’ex ministro della Difesa, Saeed Dehghan, l’ex ministro del Petrolio Rostam Ghasemi e il riformista Mostafa Tajzadeh.

Infine, è importante ricordare che, il 21 febbraio 2020, in Iran si sono svolte le elezioni legislative, le quali hanno registrato una bassa affluenza a comprova dell’insoddisfazione generale del Paese. Il parlamento iraniano, anche noto come Majles, composto da 290 membri, ha una maggioranza di conservatori.  Alle prossime elezioni, l’attuale presidente, Hassan Rouhani, al potere dal 2013, non potrà candidarsi perché la costituzione del Paese vieta tre mandati di fila.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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