Etiopia: Esercito “elimina” un gruppo di 320 ribelli

Pubblicato il 15 maggio 2021 alle 19:06 in Africa Etiopia

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L’esercito federale etiope ha riferito, sabato 15 maggio, di aver “eliminato” un gruppo di 320 ribelli mentre tentavano di accedere nella regione settentrionale del Tigray passando attraverso il Sudan. 

In una dichiarazione rilasciata lo stesso giorno, il capo del Dipartimento per il dispiegamento delle forze di difesa, il generale Tesfaye Ayalew, ha confermato quanto riferito dai media locali, aggiungendo che coloro che hanno rifiutato di arrendersi sono stati “eliminati” dall’Esercito etiope. Secondo quanto riportato da al-Arabiya, i ribelli potrebbero essere membri dell’ex partito al governo in Tigray, il Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray (TPLF).

Nel frattempo, lo stesso 15 maggio, l’organo elettorale etiope ha annunciato che le elezioni parlamentari, calendarizzate per il 5 giugno, sono state posticipate. È importante sottolineare che l’Etiopia avrebbe dovuto tenere le elezioni nazionali ad agosto 2020. Tuttavia, in tale occasione, sono state rimandate a causa della pandemia globale. Da allora, sono incrementati i conflitti nell’area settentrionale del Tigray, il quale rifiuta di prendere parte alle elezioni. Oltre a ciò, la situazione diventa ancora più complessa se si prendono in considerazione i gruppi etnici che, nelle regioni del Paese, tentano di conquistare sempre più potere.

Le tensioni nella regione del Tigray si sono acuite a partire dal 4 novembre 2020, quando il governo di Addis Aveva ha ordinato l’avvio di operazioni militari nella regione, dopo aver affermato che il TPLF aveva attaccato alcuni campi militari federali situati nel Tigray. Dall’altra parte, il governo tigrino ha sempre negato la veridicità di tali affermazioni. Il Fronte di liberazione popolare del Tigray è stato per molto tempo, almeno dal 1991, la forza dominante nella coalizione di governo, il cosiddetto Fronte democratico rivoluzionario popolare etiope (EPRDF), un’alleanza multietnica composta da quattro partiti, che ha guidato il Paese per quasi 30 anni prima che il primo ministro Abiy Ahmed salisse al potere, nell’aprile 2018, sulla scia di un diffuso sentimento antigovernativo nazionale. Lo scorso anno, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy. Molti leader del Tigray si sono lamentati per essere stati ingiustamente citati in procedimenti giudiziari basati su accuse di corruzione o per essere stati rimossi da posizioni di comando e additati spesso come capri espiatori per i mali del Paese. 

Il 28 novembre 2020, il governo del primo ministro Abiy ha dichiarato la vittoria sul Fronte di liberazione del popolo del Tigray, dopo aver ripreso il controllo della capitale regionale, Mekelle. Si ritiene che gli attacchi aerei e gli scontri sul campo abbiano ucciso nel Tigray, dall’inizio di novembre, migliaia di persone, militari e non. I combattimenti, nonostante la dichiarazione di vittoria di Abiy, continuano in alcune aree intorno a Mekelle e quasi 2,3 milioni di persone hanno bisogno di aiuti umanitari, secondo un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato a inizio gennaio.

L’Etiopia avrebbe dovuto tenere le elezioni nazionali ad agosto, ma l’organo elettorale del Paese ha stabilito, a marzo, che tutte le votazioni avrebbero dovuto essere rinviate a causa della pandemia di coronavirus. I legislatori hanno dunque votato per estendere i mandati dei funzionari, che sarebbero scaduti a inizio ottobre, mentre i leader del Tigray si sono rifiutati di accettare la decisione e sono andati avanti con le elezioni regionali, a settembre. Il voto, tuttavia, è stato ritenuto “illegale” dal governo di Abiy. Pertanto, entrambe le parti si ritengono a vicenda “illegittime” e i parlamentari federali hanno stabilito che il governo di Abiy dovrebbe interrompere i contatti e il finanziamento alla leadership del Tigray.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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