Siria: la Russia rafforza la propria presenza a Tartus

Pubblicato il 14 maggio 2021 alle 7:02 in Russia Siria

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Dopo aver ampliato una delle piste della base aerea di Hmeimim in Siria, la Russia ha avviato lavori volti a rafforzare il proprio controllo sul porto di Tartus, situato sulla costa siriana.

A riferirlo è il quotidiano al-Arabiya, secondo cui il piano di Mosca prevede la costruzione di un molo galleggiante, volto a rafforzare le strutture di riparazione navale del porto. In tal modo, una volta completate le operazioni di ammodernamento, la Marina russa non sarà più costretta ad inviare le navi da guerra nei porti del Mar Nero per la manutenzione. I lavori di costruzione, a detta di funzionari militari russi, dovrebbero essere completati entro il 2022.

La Russia è intervenuta in Siria prestando sostegno alle forze affiliate al presidente siriano, Bashar al-Assad, dal 30 settembre 2015. L’inizio della presenza militare nel porto, invece, è da far risalire al 2017, quando Mosca ha raggiunto un’intesa con il governo di Damasco che le ha consentito di ampliare la base navale di Tartus. Quest’ultima è l’unica base russa nel Mediterraneo, creata nel 1971 con un accordo tra l’allora leader sovietico Leonid Brežnev e il presidente siriano Hafez al-Assad, padre di Bashar. Scopo della base era consentire alle navi sovietiche di stanza nel Mediterraneo di non dover far ritorno a Odessa o Sebastopoli per operazioni di riparazione o manutenzione.

In un primo momento, la Marina russa considerava Tartus un semplice punto d’appoggio volto a fornire sostegno di tipo materiale e tecnico. Poi la situazione è cambiata con l’accordo del 2017, quando alla Russia è stato consentito di utilizzare la suddetta base gratuitamente per un periodo di 49 anni, concedendone al Cremlino la piena sovranità. In tal modo, il Paese alleato di Assad ha potuto mantenere decine di navi da guerra, alcune a propulsione nucleare, nella sua unica struttura navale al di fuori dei territori russi. Era stato il ministro dei Trasporti del governo damasceno, Ali Hammoud, ad affermare, ad aprile 2019, che gli investimenti russi nel porto di Tartus avrebbero portato benefici per le casse siriane, dal valore di circa 84 milioni di dollari all’anno. Da parte loro, i gruppi di opposizione hanno più volte denunciato l’accordo del 2017, definendo l’affitto della base di Tartus un “premio di consolazione” per Mosca, alla luce del suo impegno nel proteggere il presidente Assad con aiuti di natura sia militare sia politica. Motivo per cui, alcuni membri dell’opposizione siriana hanno parlato di “pagamento” più che di concessione o addirittura investimento.

In cambio del sostegno all’esercito siriano, la Russia ha ottenuto contratti a lungo termine riguardanti i settori del petrolio e del gas, che garantiscono, allo stesso tempo, la sua permanenza nel Paese. A tal proposito, le compagnie russe, riferisce al-Arabiya, hanno concluso diversi accordi con il regime per attività di esplorazione ed estrazione di petrolio e gas da alcuni giacimenti posti ancora sotto il controllo di Damasco, nonché contratti per il ripristino e lo sviluppo di impianti petroliferi, e per progetti per la produzione di energia e l’estrazione di risorse minerarie. Tra questi, nel 2019, il Ministero del Petrolio siriano ha concesso a compagnie di Mosca il diritto di esplorazione ed estrazione di fosfato dalla regione orientale a Sud della città di Palmira, mentre nel 2018 è stato firmato un accordo volto alla costruzione della rete ferroviaria che collega l’aeroporto di Damasco con il centro della città di Homs.

Tra gli episodi più recenti, poi, il 13 marzo scorso, le forze militari russe hanno preso il controllo dello stabilimento petrolifero di al-Thawra, situato nel governatorato di Raqqa, dopo che i militanti della Brigata Fatemiyoun, sostenuta dall’Iran, hanno abbandonato le loro postazioni. Non da ultimo, il giorno precedente, il 12 marzo, l’esercito di Mosca ha imposto la propria presenza nell’area circostante al giacimento di gas di Toueinane, nel distretto di Raqqa.

Il conflitto siriano ha avuto inizio il 15 marzo 2011. Ad affrontarsi vi sono, da un lato, l’esercito del regime siriano, coadiuvato da Mosca e appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah, mentre, sul fronte opposto, vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. Gli ultimi combattimenti si sono concentrati perlopiù a Idlib, l’ultima roccaforte ancora controllata dai gruppi di opposizione, dove, attualmente, è in vigore un cessate il fuoco stabilito da Russia e Turchia il 5 marzo 2020 ed esteso al termine degli ultimi colloqui svoltisi a Sochi il 16 e 17 febbraio scorso. Sebbene la tregua sia stata più volte violata, l’intesa di Mosca e Ankara ha scongiurato il rischio di un’offensiva su vasta scala. Tuttavia, nonostante nel decimo anno sia stato registrato il minor numero di vittime civili, alla luce di battaglie e offensive meno intense, la guerra civile in Siria non può dirsi ancora conclusa. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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