Messico e Stati Uniti cooperano per una nuova strategia di sicurezza

Pubblicato il 14 maggio 2021 alle 17:22 in Messico USA e Canada

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Il Ministero delle Relazioni Estere (SRE), ha riferito, giovedì 13 maggio, che Messico e Stati Uniti hanno concordato di combattere, attraverso strategie di intelligence, la criminalità organizzata che colpisce entrambi i Paesi. Le due delegazioni hanno evidenziato le priorità di ridurre il traffico di armi e stupefacenti, di diminuire la violenza e di attaccare le finanze delle organizzazioni criminali che operano sia in Messico sia negli USA.

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha inviato come rappresentanti del suo Governo il suo assistente speciale e direttore principale del Consiglio di sicurezza nazionale per l’emisfero occidentale, Juan González, l’Incaricato d’Affari dell’Ambasciata degli Stati Uniti, John Creamer, e diversi funzionari di livello inferiore del Dipartimento di Stato e della Drug Enforcement Agency (DEA). Dalla parte messicana, erano presenti all’incontro il direttore generale per il Nord America della SRE, Roberto Velasco Álvarez, il ministro degli Esteri, Marcelo Ebrard, la Segretaria per la sicurezza e la protezione dei cittadini, Rosa Icela Rodríguez, e il Sottosegretario alla Pubblica Sicurezza, Ricardo Mejía Berdeja.

Il Ministero degli Affari Esteri ha dichiarato che l’incontro, svoltosi presso la sede del Ministero degli Esteri a Città del Messico, ha dimostrato che esiste un buon rapporto tra i Governi del presidente degli Stati Uniti e del suo omologo messicano, Andrés Manuel López Obrador. La SRE ha rilevato che entrambi i Paesi si sono impegnati a lavorare insieme contro la criminalità organizzata transnazionale, sulla base della fiducia e del reciproco rispetto, e che hanno deciso di rafforzare ulteriormente la loro cooperazione bi-nazionale.

Messico e Stati Uniti hanno posto l’accento, in particolare, sulla definizione di “uno schema basato sull’intelligence contro il modello di business della criminalità organizzata”. Secondo le stime, il 70% delle armi confiscate in Messico proviene dagli Stati Uniti e importanti risorse economiche sono gestite da gruppi criminali nel Paese latino-americano.

López Obrador ha evidenziato la necessità di affrontare le cause sociali della violenza attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro, di borse di studio scolastiche e di programmi di apprendistato per i giovani, ma ha anche dichiarato di non essere interessato ad arrestare i narcotrafficanti o ad impegnarsi in scontri contro i cartelli. Il presidente messicano aveva riferito, il 28 aprile, che la sua amministrazione “non vuole un massacro o che agenti stranieri profanino i presunti signori della droga” nel territorio nazionale. 

Secondo Christopher Landau, ex ambasciatore degli Stati Uniti in Messico, López Obrador avrebbe adottato “un atteggiamento di laissez faire” nei confronti dei narcotrafficanti. “Ciò è problematico per il nostro Governo e sostengo che sia un grande problema anche per il Messico”, ha evidenziato Landau, facendo riferimento, in particolare, alla cattura e al successivo rilascio di Ovidio Guzmán, figlio del capo della droga Joaquín ‘Chapo’ Guzmán, trattenuto per sole 4 ore e 47 minuti prima che il presidente messicano avesse dato l’ordine di liberarlo, il 17 ottobre del 2019. Quello stesso giorno, in seguito ad uno scontro tra le forze di sicurezza e l’esercito del Messico e i membri del cartello di Sinaloa avvenuto a Culiacán, la polizia era riuscita ad identificare e a catturare Ovidio Guzmán, generando così ulteriori violenze nella città. “Se non avessimo sospeso l’operazione, più di 200 persone innocenti a Culiacán avrebbero perso la vita. Per questo ho ordinato che questo presunto criminale fosse rilasciato”, aveva ammesso il presidente federale, il 19 giugno 2020, dopo mesi di elusione della questione.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione

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