Libia, immigrazione: salvati 151 migranti

Pubblicato il 14 maggio 2021 alle 11:00 in Immigrazione Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Marina libica ha affermato, nella sera del 13 maggio, di aver salvato 151 migranti, diretti verso il continente europeo, al largo delle coste della Libia.

Nello specifico, il portavoce della Marina ha specificato che il risultato raggiunto è stato l’esito di due operazioni distinte, entrambe effettuate nelle acque del Mediterraneo, nell’area posta sotto il controllo della Libia. I migranti, tutti illegali, erano in viaggio a bordo di due gommoni e miravano a raggiungere le coste europee, quando sono stati intercettati dalla Marina libica e successivamente riportati a Tripoli. Nel corso della prima operazione, condotta per mezzo dell’imbarcazione “Zawiya”, sono stati 51 gli individui tratti in salvo. Questi avevano tutti nazionalità africana e provenivano, in particolare, da Mali, Camerun, Costa d’Avorio, Guinea, Senegal, Sierra Leone, Nigeria e Benin. A seguito dell’operazione di salvataggio, i migranti sono stati tutti portati in centri di accoglienza a Tripoli. La seconda operazione è stata effettuata per mezzo della motovedetta Ubari, appartenente alla Guardia Costiera libica, e ha portato al salvataggio di circa 100 persone, a seguito di una richiesta di soccorso. Anche in questo caso, i migranti, di origine africana, sono stati trasferiti a Tripoli, mentre il portavoce della Marina ha chiarito che verranno condotte le operazioni necessarie a rispedire i migranti, in sicurezza, nei loro Paesi di origine. Due giorni prima, l’11 maggio, il Ministero dell’Interno libico aveva riferito che altri 143 migranti erano stati tratti in salvo da un’imbarcazione dell’Amministrazione generale della sicurezza costiera. Tra questi vi erano anche 5 donne.

La Libia continua a rappresentare una delle aree di transito maggiormente impiegate da quei migranti che intendono raggiungere l’Europa, provenienti soprattutto dall’Africa Subsahariana, e perlopiù in fuga da conflitti, persecuzioni o da condizioni di povertà. Ciò spinge i trafficanti di esseri umani, per la maggior parte attivi proprio nel Paese Nord-africano, a lanciare in mare gommoni o barche da pesca affollate, con a bordo individui che sperano di raggiungere le coste europee. Secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM), sono 667 i migranti morti nel bacino del Mediterraneo. Dal 2014, oltre 20.000 persone hanno perso la vita in mare mentre cercavano di raggiungere l’Europa dall’Africa. Più di 17.000 di questi decessi si sono verificati nel Mediterraneo centrale, definito dalle Nazioni Unite il percorso più pericoloso al mondo per migranti e richiedenti asilo.

Uno degli ultimi naufragi al largo della Libia risale al 21 aprile scorso, quando un gommone si è capovolto nelle acque a Nord-Est di Tripoli, facendo perdere le tracce di tutte le 130 persone che si ritiene fossero a bordo. Diverse organizzazioni operanti nell’ambito dei diritti umani hanno accusato le autorità di non aver fatto abbastanza per salvare le vite. Anche il Papa e l’Onu hanno condannato l’incidente. Tuttavia, la Guardia Costiera libica e l’Agenzia di frontiera europea, Frontex, hanno respinto le critiche.

Circa le condizioni del migranti in Libia, è del 23 settembre 2020 un report elaborato dall’organizzazione Amnesty International, intitolato “Tra la vita e la morte”, in cui vengono messe in luce le violazioni dei diritti umani subite dai migranti e rifugiati soccorsi nel Mediterraneo e riportati successivamente in Libia. Secondo il report, questi individui “sono intrappolati in un ciclo di gravi violazioni dei diritti umani e abusi tra cui detenzioni arbitrarie prolungate e altre privazioni illegali della libertà”. Ad ogni modo, alla data di pubblicazione del report, la Libia si trovava ancora sotto la guida del precedente governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), e dell’esecutivo parallelo legato all’Esercito Nazionale Libico (LNA). Inoltre, non era stato ancora siglato l’accordo di cessate il fuoco, firmato il mese successivo, il 23 ottobre. 

In tale quadro si è inserita anche l’Italia che, il 2 novembre 2020, ha raggiunto un accordo con la Libia in merito alla formazione di un comitato “ristretto”, volto a modificare il Memorandum d’Intesa sull’immigrazione. Si tratta di un’intesa siglata il 2 febbraio 2017 e che vede i due Paesi impegnati a collaborare, oltre che per lo sviluppo di entrambi, nella lotta all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani e al contrabbando, con il fine ultimo di rafforzare la sicurezza delle frontiere. I firmatari dell’accordo erano stati l’allora presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, e il premier del precedente governo di Tripoli, Fayez al-Sarraj.

L’Italia ha continuato a discutere del dossier immigrazione anche con il nuovo governo di unità nazionale libico ad interim. A tal proposito, nel corso della visita a Roma del 12 maggio, l’inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Jàn Kubis, ha incontrato, tra gli altri, la ministra dell’Interno italiana, Luciana Lamorgese. In tale occasione, sono stati discussi gli sforzi profusi in materia di migrazione, e l’inviato ha accolto con favore l’iniziativa di Roma di aprire un corridoio umanitario, oltre all’intenzione dell’Italia di rafforzare la cooperazione con l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, al fine di trasferire e reinsediare i migranti libici nel pieno rispetto dei diritti umani.

 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.