Gaza: nessun freno alle tensioni, Israele nega l’incursione via terra

Pubblicato il 14 maggio 2021 alle 8:50 in Israele Palestina

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Dopo che il ministro della Difesa di Israele, Benny Gantz, ha ordinato alle forze armate israeliane di schierarsi al confine con Gaza, un portavoce dell’esercito ha chiarito che le truppe non sono entrate all’interno della Striscia, contrariamente alle informazioni circolate nella notte tra il 13 e il 14 maggio. Tuttavia, le forze sia aeree sia di terra hanno continuato a bombardare obiettivi a Gaza, mentre il bilancio delle vittime palestinesi è salito a quota 119.

Le supposizioni su una imminente operazione di terra da parte di Israele sono giunte dopo che il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha affermato che il proprio Paese avrebbe continuato a far pagare un prezzo elevato al gruppo palestinese Hamas, nel quadro della violenta escalation acuitasi a partire dal 10 maggio. “L’ultima parola non è stata detta e questa operazione proseguirà per tutto il tempo necessario”, ha affermato il premer sul proprio account Twitter a seguito dell’invio delle truppe al confine con la Striscia di Gaza e la mobilitazione di circa 9.000 soldati riservisti.

Nel frattempo, le tensioni continuano e gli attacchi aerei sia verso Gaza sia in direzione di Israele non si sono ancora fermati. Secondo i dati riportati nella mattina di venerdì 14 maggio dal Ministero della Salute palestinese, il numero dei morti dall’inizio delle operazioni, il 10 maggio, è pari a 119, di cui 27 bambini e 11 donne. A questi si aggiungono oltre 600 feriti. Da parte sua, l’esercito di difesa israeliano ha affermato che, nella notte tra il 13 e il 14 maggio, 160 aerei hanno lanciato 450 missili contro 150 obiettivi a Gaza nell’arco di 40 minuti.  Parallelamente, fonti dell’esercito hanno riferito che quasi 1750 missili e colpi di mortaio sono stati lanciati contro i territori israeliani da parte di Hamas dal 10 maggio scorso, 190 dei quali tra le 07:00 e le 19:00 del 13 maggio. Stando a quanto specificato dalle medesime fonti, 300 razzi sono caduti all’interno dell’enclave e in almeno un caso hanno provocato la morte di bambini. Tra gli obiettivi israeliani colpiti da Hamas si cita l’aeroporto di Ben Gurion, la regione di Shfela e Tel Aviv. Raffiche di missili sono state lanciate anche in direzione di Ashdod, Ashkelon e la città meridionale di Beersheva. A detta delle forze israeliane, il 90% dei missili è stato intercettato dal sistema di difesa missilistico Cupola di Ferro. Anche nella Striscia sono diversi gli obiettivi colpiti dai missili israeliani. Tra questi, il governatorato di Deir al-Balah, posto a Sud della città di Gaza, oltre ad al-Fakhari, Zeitun e Khan Yunis. Nel frattempo, in Cisgiordania sono continuati gli scontri tra le forze israeliane e i palestinesi scesi in piazza per mostrare il proprio sostegno agli abitanti di Gaza.

Di fronte a tale scenario, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha deciso di tenere una sessione di emergenza il 16 maggio, così come confermato dall’inviata degli Stati Uniti, Linda Thomas-Greenfield, la quale ha altresì dichiarato che Washington continuerà ad impegnarsi attivamente, sul piano diplomatico, per favorire una de-escalation delle tensioni. Da parte sua, il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha chiesto una tregua immediata. La notizia del meeting di domenica è giunta dopo che, per due volte, il Consiglio si è visto costretto a rimandare incontri a causa di un mancato consenso tra i Paesi membri. In tale quadro, risale al 13 maggio l’invio di una delegazione della sicurezza egiziana a Tel Aviv, al fine di provare a negoziare una tregua, dopo che, stando a quanto riferito da funzionari dell’intelligence egiziana, questa ha dapprima incontrato Hamas a Gaza. Fonti egiziane hanno successivamente rivelato che Il Cairo ha proposto alla parte israeliana una tregua di un anno, a condizione che fosse l’Egitto a monitorarla. Israele, però, avrebbe rifiutato la proposta, affermando di voler dapprima eliminare l’ala militare di Hamas.

La violenta escalation ha rappresentato il culmine di giorni di tensione a Gerusalemme Est, che hanno interessato diversi luoghi sacri, primo fra tutti la moschea di al-Aqsa, presa d’assalto dalle forze israeliane nella mattina del 10 maggio, le quali sono state viste impiegare proiettili di gomma, granate e gas lacrimogeni per allontanare i fedeli palestinesi. Contemporaneamente, anche la porta di Damasco, la Spianata delle Moschee e altri quartieri della Città Vecchia di Gerusalemme sono stati teatro di scontri e violenze tra le forze israeliane e i manifestanti palestinesi. In tale quadro, il 10 maggio stesso, il gruppo palestinese aveva avvertito Israele della possibilità di un attacco su larga scala se le forze israeliane non si fossero ritirate dalla Spianata delle Moschee e dal monte del Tempio, oltre che dal compound della moschea di al-Aqsa, entro le 2:00 del mattino. Alla luce della mancata risposta da parte israeliana, Hamas ha iniziato a lanciare razzi contro Gerusalemme già dalla sera del 10 maggio, proseguiti poi nel corso dei giorni successivi. Agli attacchi del gruppo palestinese ha immediatamente fatto seguito la risposta israeliana.

In realtà, l’inizio delle tensioni a Gerusalemme risale al 2 maggio, quando la Corte Suprema Israeliana ha ordinato a quattro famiglie, composte da 30 adulti e 10 bambini, di abbandonare le proprie abitazioni nel quartiere di Sheikh Jarrah entro il 6 maggio, mentre ad altri nuclei familiari è stato concesso di rimanere fino al primo agosto prossimo. In totale sono 58 gli abitanti, di cui 17 minori, costretti ad evacuare, presumibilmente per dare maggiore spazio a un insediamento israeliano. Sheikh Jarrah è un quartiere residenziale situato a meno di un chilometro dalle mura della Città Vecchia di Gerusalemme, che Israele ritiene appartenga alla comunità ebraica. La decisione della Corte Suprema ha alimentato la rabbia dei palestinesi, scesi in piazza nei giorni successivi per protestare, il che ha provocato violenti scontri con le forze di polizia israeliane in diverse aree di Gerusalemme. 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

 

di Redazione

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