Yemen: attacchi contro il Regno saudita, “situazione pericolosa” a Ma’rib

Pubblicato il 13 maggio 2021 alle 10:08 in Arabia Saudita Yemen

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La coalizione internazionale a guida saudita, impegnata nel conflitto yemenita a sostegno delle forze filogovernative, ha riferito di aver intercettato, giovedì 13 maggio, 8 droni e 3 missili balistici lanciati dalle milizie di ribelli Houthi contro i territori del Regno. Nel frattempo, l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, ha messo in guardia da una “situazione pericolosa” nel governatorato yemenita di Ma’rib, situato a circa 120 km a Est di Sana’a, a causa della perdurante offensiva del gruppo sciita.

Come precisato dalla coalizione guidata da Riad, gli attacchi degli Houthi contro obiettivi sauditi, oltre a non rispettare la ricorrenza religiosa dell’Eid al-Fitr, celebrata dalla comunità musulmana al termine del mese di Ramadan, continuano a rappresentare una violazione delle norme internazionali. Da parte sua, il portavoce degli Houthi, Yahya Sarea, ha confermato che il proprio gruppo ha lanciato droni e missili balistici contro l’Arabia Saudita, con l’obiettivo di colpire l’aeroporto di Najran e un sito della compagnia petrolifera Saudi Aramco. L’attentato del 13 maggio giunge dopo che, il 10 maggio, la coalizione aveva affermato di aver sventato un imminente attacco “ostile” da perpetrarsi per mezzo di una nave con trappole esplosive, ormeggiata nel Mar Rosso meridionale, confermando in un comunicato la sua distruzione. A detta delle forze guidate da Riad, gli episodi dimostrano come le milizie ribelli continuino a colpire in modo sistematico oggetti e soggetti civili, oltre a minare la sicurezza delle rotte di navigazione internazionali.

È dall’intervento della coalizione internazionale in Yemen, del 26 marzo 2015, che i territori sauditi sono stati considerati dagli Houthi un obiettivo legittimo da colpire. Tuttavia, nelle ultime settimane, gli attacchi si sono particolarmente intensificati, in concomitanza con la ripresa di una violenta offensiva presso Ma’rib, dalla prima settimana di febbraio, che vede gli Houthi determinati a conquistare una regione che consentirebbe loro di completare i propri piani nel Nord dello Yemen.

È stato proprio tale governatorato ad essere al centro dell’ultimo briefing di Martin Griffiths al Consiglio di Sicurezza, tenuto da remoto il 12 maggio. A detta dell’inviato speciale, gli attacchi dei ribelli a Ma’rib hanno reso la situazione sempre più pericolosa, una posizione condivisa anche da funzionari di Francia e Stati Uniti, concordi sull’elevato costo derivante dall’offensiva del gruppo sciita. Alla luce di ciò, quest’ultimo è stato esortato a porre immediatamente fine alla propria operazione nella suddetta regione, definita “ingiustificabile”, in quanto una “invasione militare” non potrà porre fine alla guerra. Non da ultimo, l’inviato ha evidenziato come gli attacchi Houthi abbiano provocato perdite significative in termini di vite umane, oltre ad aver visto bambini “gettati nei campi di battaglia”.

Al contempo Griffiths ha messo in luce l’atteggiamento positivo del governo legittimo, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi, e ha ringraziato l’Arabia Saudita, il Sultanato dell’Oman e gli Stati Uniti per gli sforzi profusi volti a favorire un processo di pace. Nonostante tali sforzi, è stato ribadito, le parti belligeranti, il governo yemenita e i ribelli Houthi, sono ancora lontani dal raggiungere un accordo, ma a detta dell’inviato, vi è ancora la possibilità di fermare i combattimenti, far fronte a questioni umanitarie cruciali e riprendere il processo politico in Yemen, al fine ultimo di porre fine alla crisi yemenita. Per fare ciò, bisognerebbe adottare alcune misure, tra cui l’allentamento delle restrizioni presso il porto occidentale di Hodeidah e l’aeroporto di Sana’a, consentendo la libera circolazione di merci, soprattutto carburante, e persone. Come specificato dallo stesso Griffiths, si tratta di questioni discusse nel corso di intensi e “complessi” cicli negoziali, che hanno portato a successive modifiche alla bozza di risoluzione da lui preparata. Quest’ultima include un cessate il fuoco a livello nazionale, la fornitura di aiuti umanitari, la riapertura dell’aeroporto di Sana’a e delle vie di comunicazione in diverse regioni, incluse Taiz, Ma’rib e Hodeidah. Parallelamente, per portare pace in Yemen è necessario altresì ascoltare gli appelli del popolo yemenita e della comunità internazionale, tutti favorevoli a una risoluzione politica del conflitto.

Le parole di Griffiths sono giunte mentre questo si prepara a lasciare l’incarico di inviato speciale delle Nazioni Unite in Yemen, dopo essere stato scelto come prossimo coordinatore degli Affari umanitari. Al momento, non è ancora chiaro chi lo sostituirà, ma è stato riferito che Griffiths rimarrà in carica fino alla nomina di un suo sostituto. È dal 16 febbraio 2018 che l’inviato speciale dell’Onu si è impegnato a porre fine al perdurante conflitto civile in Yemen, scoppiato a seguito del colpo di stato degli Houthi del 21 settembre 2014, il quale ha provocato quella che è stata definita dall’Onu la peggiore crisi umanitaria al mondo. La fine del mandato di Griffiths fa seguito al fallimento degli ultimi negoziati e al rifiuto dei ribelli sciiti Houthi di incontrare l’inviato speciale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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