Siria: l’esercito di Assad causa vittime civili, Teheran apre un consolato

Pubblicato il 13 maggio 2021 alle 12:47 in Iran Siria

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Nel sesto episodio di tal tipo in sette giorni, le forze filogovernative, legate al presidente siriano, Bashar al-Assad, hanno colpito la periferia del governatorato Nord-occidentale di Idlib, causando il ferimento di civili. Nel frattempo, l’Iran ha annunciato l’apertura di un consolato iraniano nella città di Aleppo.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, il 12 maggio, sulla base delle informazioni fornite dai Caschi bianchi, altresì noti come Difesa civile siriana, 2 civili sono rimasti feriti dopo che un missile guidato, lanciato dall’esercito di Assad, ha colpito l’auto su cui viaggiavano, nella periferia occidentale di Idlib. Dal 7 maggio scorso, è stato precisato, sono diverse le vittime civili provocate da episodi simili. In particolare, il 7 maggio, 2 persone sono state uccise e altre 3 sono rimaste ferite nella periferia Est della città di Atarib, nel Nord-Ovest del Paese. Il giorno precedente, il 6 maggio, una donna è stata uccisa, mentre il marito è rimasto ferito, dopo che la propria auto è stata colpita, anche in tal caso da un missile guidato, mentre si trovavano nel Nord-Est di Idlib. L’8 maggio, poi, 7 civili hanno perso la vita a Latakia. A questi episodi, a detta della Difesa civile siriana, si sono aggiunti altri 3 attacchi, perpetrati per mezzo di missili Kornet, ad Atarib, senza provocare vittime. Dall’inizio del 2021, è stato infine specificato, i Caschi bianchi hanno risposto a 18 raid condotti dalle forze di Assad per mezzo di missili guidati, che hanno provocato, in totale, 11 morti e 18 feriti. Secondo fonti interne alla Difesa civile, obiettivo di Assad è paralizzare le zone colpite, minando, però, la sicurezza dei civili che si spostano all’interno della regione.

Il quadro degli sviluppi più recenti in Siria comprende le dichiarazioni del ministro degli Esteri dell’Iran, Mohammad Javad Zarif, che, il 12 maggio, ha annunciato l’apertura di un consolato iraniano ad Aleppo, volto a “rafforzare la cooperazione economica, culturale e commerciale” tra Teheran e Damasco. Ciò è avvenuto durante un incontro, svoltosi nella capitale siriana, con il presidente Assad e il ministro degli Esteri siriano, Faisal Mekdad, con i quali sono stati presi in esame alcuni dossier regionali e le modalità per rafforzare le relazioni bilaterali tra Siria e Iran, soprattutto a livello economico. A seguito dei colloqui, Zarif ha affermato che le prossime elezioni presidenziali in Siria, previste per il 26 maggio, svolgeranno un ruolo rilevante per il futuro del Paese, oltre che per la sua pace e stabilità. Motivo per cui, Teheran si è detta pronta a supervisionare il processo elettorale, con la speranza che vi sia una buona partecipazione da parte del popolo siriano.

È dal 2012 che Teheran fornisce supporto militare alle forze del presidente siriano Assad, insieme alla Russia e a Hezbollah, nel quadro del perdurante conflitto siriano, scoppiato il 15 marzo 2011. Ciò ha reso le postazioni delle truppe iraniane e delle milizie filoiraniane stanziate in Siria obiettivo di attacchi di Israele, che considera l’Iran “una minaccia alla sua esistenza”. Negli ultimi mesi, Israele ha intensificato le proprie operazioni contro postazioni e obiettivi militari in Siria, allo scopo di colpire soprattutto i gruppi filoiraniane nella Siria orientale, meridionale e Nord-occidentale, oltre che nei sobborghi intorno a Damasco.

Nel frattempo, la guerra civile in Siria non può dirsi conclusa. Ad affrontarsi vi sono, da un lato, l’esercito legato al governo siriano e al presidente Assad, coadiuvato da Mosca e appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah, mentre, sul fronte opposto, vi sono i gruppi di opposizione, i quali ricevono il sostegno della Turchia. Il 5 marzo 2020, il presidente russo, Vladimir Putin, e il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, hanno raggiunto un accordo volto a porre fine all’offensiva dei mesi precedenti nel governatorato Nord-occidentale di Idlib e a favorire il ritorno di sfollati e rifugiati nell’ultima enclave posta sotto il controllo dei gruppi ribelli. Nel corso dell’ultimo anno, la tregua è stata più volte violata, ma l’intesa di Mosca e Ankara ha scongiurato il rischio di un’offensiva su vasta scala.   

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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